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Con la crisi economica aumentala prescrizione di antidepressivi, lo studio Unimore

Il rapporto tra prescrizione di antidepressivi, crisi economiche e salute mentale è al centro di uno studio condotto da ricercatori e ricercatrici Unimore in collaborazione con l’Università di Pisa, recentemente pubblicato sulla rivista americana “Journal of Nervous and Mental Disease”

In Italia è stato riscontrato che i periodi di grave crisi economica sono caratterizzati regolarmente da un aumento dei disturbi psichici, in particolare depressione. Un dato documentato sia durante la crisi iniziata nel 2008, che, più recentemente, con l’arrivo della pandemia da Covid-19. In questi stessi periodi è stato registrato infatti un aumento di prescrizione di farmaci antidepressivi, a fronte dell’incremento della sofferenza psichica.

Il rapporto tra prescrizione di antidepressivi, crisi economiche e salute mentale è stato approfondito da uno studio condotto da ricercatori e ricercatrici dell’Università di Modena e Reggio Emilia, in collaborazione con l’Università di Pisa, recentemente pubblicato sulla rivista americana “Journal of Nervous and Mental Disease” (https://journals.lww.com/jonmd/pages/default.aspx).

Gli autori della ricerca, una delle prime su scala nazionale a suggerire una correlazione tra prescrizione di antidepressivi e agiti anticonservativi, sono la Dott.ssa Valentina Sacchi, il Dott. Giorgio Mattei e il Prof. Gian Maria Galeazzi di Unimore e la Dott.ssa Laura Musetti dell’Università di Pisa. Lo studio indica che il potenziale effetto protettivo dei farmaci antidepressivi (in particolare, SSRI) può essere indebolito dai periodi di grave crisi economica, ad esempio nei casi in cui si verifichi un rapido aumento del tasso di disoccupazione.

La ricerca è stata condotta su dati dell’Istituto Nazionale di Statistica e dell’Agenzia Italiana del Farmaco. Sono state considerate tre classi di farmaci antidepressivi: gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), ampiamente diffusi; gli antidepressivi triciclici, farmaci disponibili da molti decenni ma sempre meno prescritti e una categoria di “altri antidepressivi”, che racchiude antidepressivi di minore utilizzo o di più recente introduzione sul mercato.

Lo studio è tra i primi a indicare, nel nostro paese – osserva la Dott.ssa Valentina Sacchi, Infermiera della Salute Mentale, Unimore - come la maggiore prescrizione di farmaci antidepressivi sia associata, a livello di popolazione, una funzione protettiva nei confronti dei disturbi depressivi e degli agiti anticonservativi, nella maggioranza delle fasce di età”.

Tuttavia, questo effetto protettivo – sottolinea il Dott. Giorgio Mattei, Psichiatra, Dottore di Ricerca in Lavoro, Sviluppo e Innovazione – si riduce nelle fasce di popolazione maggiormente colpite dalle crisi economiche, che possono provocare aumento della disoccupazione o, in tempi più recenti, blocco di alcuni settori produttivi connesso alla necessità di contenere la pandemia”.

Lo studio mostra come le variabili ambientali, in particolare quelle di tipo economico, possano impattare sulla salute psichica in modo maggiore, rispetto al trattamento farmacologico antidepressivo. In altri termini, per esplicare al meglio il loro effetto terapeutico, le terapie antidepressive (anche quelle più recenti) richiedono un ambiente “favorevole”. Questo risultato è in linea con precedenti studi preclinici condotti sempre da ricercatori Unimore.

Lo studio suggerisce – osserva la Dott.ssa Laura Musetti dell’Università di Pisa – che le variabili ambientali di tipo socio-economico hanno un notevole impatto sull’incremento dei disturbi depressivi che si verifica durante le crisi economiche, dato particolarmente attuale in questo periodo”.

Si ritiene quindi – conclude il Prof. Gian Maria Galeazzi di Unimore – che sia fondamentale affrontare con tutti i mezzi, anche farmacologici, la sofferenza psichica, ma al contempo porre attenzione alle caratteristiche dell’ambiente in cui le persone vivono. Lavoro, inclusivitá e tutela dei diritti sono in grado di svolgere una vera e propria “funzione terapeutica”, analoga e forse superiore a quella esercitata dagli psicofarmaci”.

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