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Nasce un atlante che incrocia i dati della qualità dell’aria e lo stato di salute delle persone

Emilia-Romagna capofila di un progetto finanziato dal ministero della Salute. Coinvolta anche la struttura di Epidemiologia dell’Ausl Irccs di Reggio e Arpae

Che ci sia una relazione, anche stretta, tra qualità dell’aria e buona salute, è vicenda nota da tempo. Ma il tema è molto più complesso di quanto possa apparire perché, ad esempio, potrebbero esserci inquinanti non convenzionali meritevoli di essere monitorati, per comprendere se sono concausa di sviluppo di patologie. Allo stesso tempo ci sono esiti di salute meno indagati in epidemiologia ambientale, come ad esempio il diabete o le malattie neurodegenerative, la cui correlazione con l’inquinamento non è pienamente compresa.

Proprio per trovare conferma ad alcune di queste ipotesi e individuare modelli efficaci da condividere con la comunità scientifica, la Regione Emilia-Romagna si è candidata come capofila di un progetto per un bando del ministero della Salute, piazzandosi al primo posto davanti a una ventina di altri candidati e ottenendo un finanziamento pari 2,1 milioni di euro.

Il progetto ha l’obiettivo di realizzare un atlante territoriale dei dati di qualità dell'aria e degli esiti di salute, in grado di fornire cioè un quadro trasparente e aggiornato sulle relazioni tra questi aspetti, rafforzando gli impegni e gli strumenti del progetto quadriennale di studio su qualità dell’aria e salute già approvato dalla Giunta regionale lo scorso aprile. Della squadra fanno parte 8 Regioni (a partire da quelle del Bacino Padano, con cui l’Emilia-Romagna collabora su questo fronte già da tempo) con una ventina di diverse unità operative e il determinante coinvolgimento delle strutture di Epidemiologia dell’Ausl Irccs di Reggio Emilia e Ambiente Prevenzione e Salute di Arpae.  

“Con questa ricerca vogliamo individuare strumenti in grado di garantire informazioni scientifiche aggiornate sulle possibili relazioni causali che ci sono tra l’esposizione alle sostanze inquinanti e gli esiti sanitari- commentano Irene Priolo, vicepresidente e assessora all’Ambiente e Difesa del suolo, e Raffaele Donini, assessore alle Politiche per la salute-. Il progetto da un lato potrà avvalersi delle competenze di esperti in salute ed esperti in ambiente, dall’altro realizzerà strumenti preziosi per aiutarci a prendere le decisioni più appropriate”.

Inquinamento dell'aria e calo della fertilità, un problema per il 73% dei modenesi /VIDEO 

Le caratteristiche principali

L’atlante sarà costruito attingendo ai dati delle centraline di misurazione degli inquinanti, ai dati satellitari, dell’assistenza sanitaria e dei registri di patologia. Si prenderanno in considerazione anche le variabili socioeconomiche, e quando possibile gli stili di vita. Il risultato atteso è quello di avere strumenti efficaci per coordinare l'elaborazione, l'interpretazione e la fruizione dei dati disponibili, ovvero algoritmi, codici e mappe che individuino la qualità dell’aria e il numero di malattie e decessi zona per zona.

L’atlante metterà a disposizione dei tecnici del settore, dei decisori e più in generale della popolazione le informazioni più dettagliate e le elaborazioni più utili sui possibili effetti di diverse strategie di miglioramento della qualità dell’aria, seguendo un metodo scientifico rigoroso e con gli strumenti di rilevazione e di calcolo più aggiornati che le diverse Regioni hanno a disposizione. Un punto di partenza anche per un’attività di formazione specifica rivolta a medici e pediatri su come ridurre l’esposizione individuale, in caso di picco di inquinamento, con particolare attenzione alle categorie più vulnerabili.

La genesi del progetto

In aprile 2022 la Giunta regionale aveva approvato il progetto quadriennale “Aria e Salute”, per valutare gli effetti e l’impatto delle politiche intraprese anche alla luce della pandemia da Covid-19. Il progetto coinvolgeva trasversalmente l’assessorato alle Politiche per la salute e quello all’Ambiente, avvalendosi poi di Arpae Emilia-Romagna per la gestione operativa. L’idea era di estendere il progetto a tutta l’area della Pianura Padana con il coinvolgimento delle Regioni e delle Agenzie ambientali di Lombardia, Piemonte e Veneto nell’ambito dell’Accordo di Bacino padano.

Quando il ministero della Salute ha presentato il bando “Promozione e finanziamento di ricerca applicata con approcci multidisciplinari in specifiche aree di intervento salute – ambiente – biodiversità – clima”, si è aperta la possibilità di candidare il progetto. Dal momento che il bando era proposto all’interno del Piano Nazionale per gli Investimenti Complementari (PNC, destinato a finanziare specifiche azioni che integrano e completano il PNRR) è stato quindi necessario ampliare l’orizzonte coinvolgendo, oltre alle 4 Regioni del bacino padano (Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia e Piemonte), una regione del Centro (Lazio) e 3 Regioni del Sud (Puglia, Campania e Sicilia), e interessando in questi territori le unità operative rappresentative delle competenze sanitarie, ambientali e di ricerca (Agenzie ambientali, Università e CNR).

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