Forte aumento delle ore di cassa integrazione a Modena. Cgil: "Serve un paracadute sociale"

Nei giorni scorsi sono stati resi noti i dati Inps sull’utilizzo effettivo delle varie tipologie di cassa integrazione da parte delle aziende modenesi

I dati sono stati presentati stamattina dalla Cgil di Modena in conferenza stampa da Cesare Pizzolla e Daniele Dieci della segreteria Cgil Modena, insieme ai delegati aziendali Leopoldo Puca della Goldoni Arbos di Carpi e Gianmarco Sala della Colorobbia di Fiorano Modenese. Nel 2019 sono state utilizzate oltre 5 milioni e 100 mila ore di cassa integrazione, di cui circa la metà Cigo e il restante Cigs, contratto di solidarietà e Cigs in deroga. A Modena pur essendo una situazione produttiva con realtà in crescita e una sostanziale tenuta occupazionale, c’è però stato nel 2019 un utilizzo di ore di Cassa integrazione pari a quelle di Bologna, città con un tessuto industriale più esteso, e le due province sono quelle che hanno il triste primato del più alto uso di ammortizzatori sociali.

LA VIDEO INTERVISTA

Modena nel 2019 però incrementa del 150% le ore di cassa integrazione rispetto al 2018, a fronte di un aumento medio a livello regionale del 35%. Modena nel 2019 è di gran lunga il territorio che incrementa il ricorso alle ore di cassa integrazione per fronteggiare crisi aziendali. Questo dato evidenza l’inversione di tendenza che aveva visto nel 2017 e 2018 un utilizzo in forte calo degli ammortizzatori sociali a Modena.

Pur non essendo la cassa integrazione ai livelli del 2010-11, dove si erano superati 25 milioni di ore, il dato 2019 desta molta preoccupazione perché il dato della Cig 2019, oltre ad essere un dato in crescita, non è l’unico parametro per misurare la dimensione delle crisi aziendali. Infatti, vanno aggiunte tutte le ore di ferie arretrate che sono state smaltite nell’anno, tutte le ore Fsba, l’ammortizzatore per le aziende artigiane, tutte le cessazioni e/o sospensioni di lavoratori somministrati.

In un quadro generale di tutele minori (meno ammortizzatori sociali e cancellazione dell’art.18), a ciò si deve aggiungere lo stato di salute del mercato del lavoro a Modena, con la crescita del ricorso ai part time, molto spesso involontari, l’utilizzo di contratti a tempo e precari con una riduzione del monte ore individuale, l’uso spregiudicato degli appalti che scarica sui lavoratori i flessi di lavoro. I dati del 2019 proiettati sul 2020 sono ancora più preoccupanti, sapendo che altri variabili pesano sul 2020, quali gli effetti della Brexit, la frenata dell’economia mondiale e in particolare della Germania e gli effetti sull’economia del coronavirus sia per le aziende che esportano in Cina che per quelle che acquistano componenti dalla Cina.

Visto lo scenario che potrebbe degenerare e portare ad un aumento delle crisi aziendali, l’attuale sistema di ammortizzatori è insufficiente e quindi servirebbe una rimodulazione, a partire dall’azzeramento del contatore di ore di cassa integrazione nel quinquennio, in quanto si rischia di avere aziende ancora in crisi che hanno però terminato gli ammortizzatori conservativi a disposizione.

Inoltre, bisognerebbe intervenire per porre rimedio ai danni creati dal Jobs Act che ha ridotto sia la durata che le casistiche con cui si possono utilizzare gli ammortizzatori conservativi (come ad es. nel caso di cessazioni e/o percorsi concorsuali, salvo le casistiche introdotte dal Decreto Genova, misure temporanee valide sino alla fine del 2020). Inoltre, sarebbe urgente intervenire per dare una risposta a tutti quei settori che attualmente sono sprovvisti di ammortizzatori di tipo ordinario e rappresentano una fetta consistente del tessuto produttivo modenese, in particolare le realtà che afferiscono al terziario e al mondo dell’artigianato.

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In previsione della definizione del nuovo Patto regionale per il Lavoro, che la scorsa settimana il presidente Bonaccini ha annunciato di voler approvare entro luglio, vanno previste misure per la crescita, partendo però dalla salvaguardia degli insediamenti esistenti e dalla tutela dell’occupazione esistente. Così come è stato fatto con il precedente Patto per il Lavoro che ha permesso di evitare che la crisi più pesante dal dopoguerra ad oggi, si trasformasse in una vera e propria macelleria sociale. Ciò è stato possibile partendo dall’assunto: NO ai licenziamenti! che per la Cgil di Modena rimane il punto fermo.

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