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Vaccino come "passaporto" per entrare agli eventi sportivi, l'idea di Bonaccini

Il Presidente della Regione riflette sulal campagna vaccinale e guarda a marzo, quando i numeri degli "immunizzati" potranno quadruplicare

Stefano Bonaccini 'lancia' il passaporto vaccinale per permettere nei prossimi mesi l'ingresso alle manifestazioni sportive (e non solo): in pratica accesso consentito solo a chi dimostra di avere fatto tutte le vaccinazioni al Covid. "E' bene che nei prossimi giorni e le prossime settimane ne discutiamo in conferenza Stato-Regioni insieme agli esperti", ha detto il presidente dell'Emilia-Romagna e della stessa Stato-Regioni durante una intervista a "Sport club", su È tv. 

"C'è chi propone il cosiddetto passaporto vaccinale: se dimostro che sono stato vaccinato posso entrare in quei luoghi dove anche se sono insieme ad altri nessuno rischia di contagiarsi. Sono tutte questioni che secondo me- afferma il presidente regionale- a breve dovremo discutere per dare una mano alla ripartenza di attività che oggi sono chiuse". Tra queste, appunto, gli impianti sportivi, da mesi senza pubblico. 
Oggi, ricorda Bonaccini, in regione "stiamo vaccinando poco meno di 200.000 persone e a fine gennaio avremo finito. Ma da marzo, se i vaccini arriveranno regolarmente, saremo in grado di triplicare o quadruplicare quanti ne vacciniamo ogni giorno. Credo che tra pochi mesi sarà possibile cominciare timidamente a tornare alla vita di prima. Mi auguro che presto si possa, a piccoli numeri, ricominciare a fare entrare" gli spettatori.

Del resto il governatore Pd ricorda di essere stato tra i fautori, al termine della prima ondata, della presenza (limitata) di pubblico negli stadi, nei palazzetti e negli autodromi: ma se il pubblico è potuto entrare alla MotoGP di Misano, è andata invece male alla Formula 1 di Imola. "Mi sono battuto per la riapertura quando c'erano le condizioni di poterlo fare", sottolinea Bonaccini. Con mille persone al suo interno uno stadio da 20.000-50.000 posti "era uno dei luoghi piu' sicuri, tanto è vero che si contagiavano magari i giocatori tra loro, non coloro che guardavano la manifestazione sportiva, distanziati, all'aperto e con la mascherina". Andò male a Imola perchè col rialzo dei contagi, era l'inizio della seconda ondata, "si decise di non aprire, quindi bisognerà aspettare ancora un po'".

(DIRE)

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