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Domenica, 26 Maggio 2024
Attualità San Cesario sul Panaro

Arpae preoccupata per le cave di Altolà, si scava a poco più di un metro dalla falda

Il documento inviato al Comune di San Cesario mette in luce dati non congruenti con i poani estrattivi. Lo ha reso noto la consigliera Sabina Piccinini (Nuovo San Cesario)

Nelle cave di altolà l'attività estrattiva sarebbe arrivata a poco più di un metro dalle falde acquifere, in un’area di protezione delle acque sotterranee. Lo si apprende da un documento di fine 2021 firmato dai tecnici del settore monitoraggio acque di Arpae e riguardante gli scavi in cava “Ponte Rosso” presso il Polo estrattivo di Altolà.

Nel documento - inviato al Comune e reso noto dalla consigliera di opposizione Sabina Piccinini (Nuovo San Cesario) - Arpae evidenzia come gli scavi scendano fino a -14.5 metri dal piano di campagna, con la prima falda a soli –15.90 metri. Un metro e quaranta centimetri separa ruspe e camion dalle grandi riserve d’acqua potabile del nostro territorio. 

Per legge, la distanza fra fondo cava e prima falda dovrebbe essere di almeno un metro e mezzo, ad Altolà i tecnici di Arpae intendono vederci chiaro per valutare l’idoneità delle profondità di scavo al fine di tutelare la falda acquifera sottesa.

Piccinini attacca: "Si autorizzano cave in zone di protezione delle falde contravvenendo a qualsiasi criterio di prudenza perché è noto che la realizzazione di una cava riduce il livello di protezione delle acque sotterranee. Più si scava, più si riduce la capacità del suolo di depurare la falda, più la falda si avvicina, più la capacità di depurazione del suolo si azzera.  Se poi agli scavi aggiungiamo un mega-frantoio come quello previsto in cava “Ponte Rosso”, il rischio di inquinamento della falda è enorme. Il frantoio effettuerà le sue lavorazioni ad una profondità di oltre dieci metri, in una “zona di ricarica indiretta della falda” dove la legge, sia provinciale che regionale vieta espressamente il prelievo di acqua per i frantoi di nuova costruzione, classificati quali “centri di pericolo”. Quando si considera la tutela dell’acqua, stupisce la mancanza di coerenza di chi governa: sostengono il risparmio idrico, poi autorizzano un’impresa coma la “Far Pro spa” di Spilamberto al prelievo annuo di milioni di litri d’acqua senza alcuna forma di riciclo; promulgano leggi importanti per la tutela dell’acqua, poi autorizzano scavi e frantoi a ridosso delle falde".

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