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Giovedì, 19 Maggio 2022
Attualità Via Giuseppe Zarlati

Chiusura delle Fonderie della Madonnina, Cgil: "Non siano i lavoratori a pagare"

L'azienda dovrebbe spostarsi a Cento (FE) dopo aver spento i forni e ridotto la propria attività. Il sindacato chiede di ridurre le ricadute sociali

A pochi giorni dal 31 gennaio, data di scadenza dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, la Direzione Aziendale di Fonderie Cooperative ha comunicato che lo stabilimento di Modena di via Zarlati verrà spento definitivamente il 7 aprile, giorno dell’anniversario della sua nascita. Il motivo, sempre a detta aziendale, è la necessità di terminare le commesse per alcuni clienti importanti.

Questa deroga all’Autorizzazione Ambientale sarebbe resa possibile da quanto previsto nel decreto governativo che proroga l’attuale stato di emergenza dovuto alla pandemia da Covid. Per tutta risposta il comune di Modena ha invece voluto ribadire la propria contrarietà ad una tale scelta aziendale pretendendo il rispetto degli accordi precedentemente presi e dunque la cessazione delle attività appunto in data 31 gennaio.

Cgil e Fiom intevrengono sul tema. "Siamo sinceramente stanche di assistere a questo teatrino che prosegue ormai da troppo tempo. Non abbiamo davvero nessuna intenzione di disquisire se lo stabilimento debba stare aperto 30 giorni in più o in meno del previsto perché non cambia la sostanza vera delle cose. In questo gioco delle parti gli unici accordi che in tutti questi anni non sono stati rispettati sono quelli nei confronti dei lavoratori. Nemmeno quelli votati in Consiglio comunale che prevedevano lo spostamento del sito entro i confini del comune di Modena, il mantenimento della attività core di fusione con l’introduzione di nuove tecnologie non inquinanti ed infine il mantenimento di tutti i posti di lavoro".

A quanto si apprende, senza la possibilità di mantenere l'attività di fusione,  l'attività verrà delocalizzata a Cento di Ferrara. "E’ un dato oggettivo che la maggior parte dei lavoratori se ne è ormai andata spontaneamente dall’azienda perché non vede in essa alcun futuro - attacca il sindacato - In poche parole Modena ha già perso definitivamente un inestimabile patrimonio industriale e produttivo con ciò che ne consegue. Questo nonostante in più occasioni anche formali si fosse promesso, da parte di azienda e Comune, l’esatto contrario. Giunti a questo punto, invece di perdersi in polemiche inutili, crediamo sia doveroso che tutte le parti in causa (comuni di Modena e Cento, Regione Emilia Romagna, azienda) si adoperino a trovare soluzioni per limitare le ricadute sociali, tra queste anche una linea di trasporto gratuita per quei 25 lavoratori rimasti e costretti a farsi 80 chilometri al giorno per raggiungere il posto di lavoro".

A tal fine è fissato un incontro, assieme alle altre organizzazioni sindacali, con le istituzioni locali per martedì 8 febbraio.

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