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Il servizio 118 di Modena e la sfida Covid, dieci mesi di lavoro senza sosta

L'intervista a Claudia Cremonini, responsabile del Servizio Emergenza Territoriale 118 di Modena, per fare il punto sul soccorso in epoca di pandemia

Dallo scorso marzo il Covid-19 ha impattato pesantemente su tutti i settori della sanità locale, compreso quello più legato all'emergenza e rappresentato dal 118. Per capire come la pandemia abbia influito sui professionisti del primo soccorso, abbiamo intervistato la dottoressa Claudia Cremonini, responsabile del Servizio Emergenza Territoriale 118 di Modena.

In cosa la pandemia ha modificato la quotidianità del servizio?

L’attività del 118 non si è sostanzialmente modificata, se non in termini numerici, con gli interventi ovviamente incrementati. Le urgenze sul territorio sono gestite con gli stessi schemi antecedenti la fase pandemica. Quello che si è modificato è sicuramente l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale (DPI), l’attenzione alla sanificazione dei mezzi dopo gli interventi, l’elevazione della soglia di “sospetto” nei confronti dei pazienti apparentemente asintomatici. È aumentato anche lo stress per quanto riguarda gli operatori, non senza influenze dall’esterno: dalla fase “degli eroi” siamo passati in alcuni casi a essere offesi, per fortuna da una minoranza della cittadinanza.

E' cambiata l'organizzazione dei mezzi del 118?

L’attività di emergenza è organizzata con mezzi del volontariato, mezzi infermieristici e mezzi medicalizzati (automediche) che vengono inviati dalla Centrale Operativa 118 Emilia Est, secondo protocolli condivisi, a seconda della criticità individuata durante l’intervista agli utenti. La gestione degli interventi è in carico alla Centrale Operativa 118 Emilia Est, i protocolli applicati sono provinciali e condivisi con la Centrale stessa, in particolare in epoca Covid i percorsi territoriali di afferenza agli ospedali spoke and hub e le procedure di bonifica dei mezzi.

Un intervento su un sospetto caso di covid richiede accortezze particolari. Come è strutturato un intervento?

La chiamata viene ricevuta e processata dalla Centrale Operativa 118 Emilia Est che, in caso identifichi un sospetto o accertato Covid, lo comunica al mezzo in modo che il personale indossi correttamente i DPI di secondo livello.  In considerazione della pandemia, la soglia di attenzione nei confronti dei rischi di contagio si è notevolmente innalzata, e possiamo affrontare ogni intervento con i corretti DPI, attualmente disponibili in quantità adeguate. A seconda della presunta gravità clinica, la Centrale assegna un codice colore all’intervento e, a seconda delle situazioni, predispone l’invio di mezzi di base o avanzati.

E per quanto riguarda i numeri?

Il trend degli interventi per Covid rispecchia sostanzialmente l’andamento dei contagi cui abbiamo assistito nelle ultime settimane/mesi. È aumentato l’impegno anche dei mezzi 118 per trasferimenti secondari (da ospedale a ospedale) o dimissioni (da ospedale verso il domicilio o struttura alberghiera Covid o struttura post ricovero, ad esempio gli OSCO) per i pazienti Covid che devono essere trasportati in sicurezza. Attualmente “cautamente” parliamo di una fase di plateau della curva che si spera, grazie anche al buon senso dei cittadini di non dover vedere risalire.

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