Vittime nelle residenze anziani, le famiglie: "Individueremo le responsabilità, deve servire per il futuro"

I comitati emiliano-romagnoli si mettono in rete con il sostegno di un legale e del sindacato Usb.: "Sappiamo di direttive interne che all'inizio vietavano l'uso di mascherine per non allarmare gli ospiti e per obbligare al riutilizzo delle stesse protezione per più turni"

Prosegue la battaglia dei comitati dei familiari delle vittime nelle case anziani dell'Emilia-Romagna, per chiedere di fare luce su quanto accaduto nelle Rsa durante l'emergenza covid. E ora, insieme al sindacato di base Usb, i vari comitati nati a livello provinciale provano a unire le forze in una rete regionale, per portare avanti la battaglia legale avviata con i tanti esposti presentati dall'inizio dell'epidemia nei confronti di diverse strutture a Piacenza, Parma, Modena e Bologna. 

"Andremo a individuare le responsabilità - spiega l'avvocato Gianni Casale, durante la conferenza stampa in diretta Facebook convocata da Usb- i comitati dei familiari devono fare fronte comune, insieme agli operatori. Il virus ha scoperto il vaso di pandora, non deve rimanere una battaglia fine a se stessa, ma deve servire anche per il futuro". La battaglia dei familiari parte dall'assunto che i "dati dei decessi sono parziali", afferma Francesca Sanfelice, portavoce del comitato di Modena, perchè "molti anziani sono morti prima che potessero fare il tampone e i test sono stati negati anche dopo il decesso". 

Stando ai numeri del report della Regione, a Modena su 54 Cra 21 hanno avuto ospiti covid e su 3.289 posti letto, 461 sono stati gli anziani positivi, con ad oggi 153 decessi e 176 guariti. Gli esposti dei familiari hanno colpito in particolare le strutture a Formigine, Maranello, Montefiorino e San Felice. "Abbiamo screenshot delle videochiamate con gli anziani che attestano la mancanza di dispositivi di protezione almeno fino alla metà di marzo- riferisce la portavoce del comitato- sappiamo di direttive interne che all'inizio vietavano l'uso di mascherine per non allarmare gli ospiti e per obbligare al riutilizzo delle stesse protezione per più turni, viste le difficoltà di reperimento".

Così come, continua Sanfelice, "sappiamo anche di operatori che si sono dimessi per le condizioni di lavoro a cui erano costretti". Sanfelice parla di strutture con "scarsa igiene, con un bagno ogni 40 ospiti, poca cura degli ospiti" per il numero insufficiente di operatori, cibo "di scarsa qualità, anziani in stato di malnutrizione e dimissioni dagli ospedali verso le strutture in piena emergenza". Il comitato di Modena punta il dito contro il "grave vuoto comunicativo e la mancanza di trasparenza da parte delle Rsa, anche sui ricoveri", e parla di "coltre di omertà" anche da parte delle istituzioni, che hanno fornito "informazioni parziali e capziose per minimizzare questa strage di anziani". 

Secondo Usb, dunque, "ci sono responsabilità dei dirigenti delle strutture- afferma Maria Teresa Chiarello- ma anche responsabilità politiche di Regione e Ausl che avrebbero dovuto vigilare e tutelare la salute degli ospiti". Per Federico Serra, il problema deriva "da un lato dalla privatizzazione del welfare, dall'altro dall'aziendalizzazione del pubblico". Usb ha dunque intenzione di "avviare un percorso con la Regione" sul futuro delle case per anziani, perchè "non è possibile riprogettare i servizi senza i lavoratori e gli utenti". Serra attacca quindi l'assessore regionale alla Sanità, Raffaele Donini: "è un'ipocrisia dire che va rafforzata la parte sanitaria delle Rsa, quando sappiamo bene che non c'è un piano di assunzione di medici e infermieri". Infine, il sindacato sta organizzando un'assemblea pubblica da convocare a breve, per "rompere il silenzio e dar voce a operatori e familiari delle vittime".

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