Cimone: aprire o non aprire, questo è il dilemma. E intanto iniziano i preparativi

Cannoni sparaneve, protocolli, reti per il distanziamento: il Cimone si prepara a riaprire le piste, tra il sì delle Regioni e l'incertezza del Governo

Le temperature scendono, e la voglia di planare sui dolci versanti dei monti italiani sale ogni giorno di più. Il comparto turistico d'alta quota è il grande protagonista delle cronache degli ultimi giorni: proprio ieri infatti, il protocollo elaborato dalle maggiori associazioni di categoria (Anef e Federfuni), è stato discusso e approvato dai presidenti delle Regioni. Se quindi la periferia sembra dare l'ok per una "riapertura in sicurezza", il governo centrale è ancora reticente. Di nodale importanza sarà il confronto Stato-Regioni e il parere del Comitato Tecnico Scientifico, contestualmente all'emanazione di linee guida europee che dovrebbero scaturire dal dialogo in corso, ormai da giorni, tra i diversi leader. La sentenza arriverà solo con il Dpcm del 3 dicembre, ma, nell'attesa, abbiamo scambiato due parole con Luciano Magnani, Direttore del Consorzio Sciistico del Cimone. 

Sulle piste nostrane, l'attività di preparazione per l'inizio della stagione è iniziata da un po', tant'è che nelle ultime ore sono stati attivati anche i generatori di neve. Magnani, che si dice pienamente d'accordo con tutte le misure previste dal protocollo approvato dalle Regioni, sottolinea come il complesso sciistico del Cimone abbia già preventivato ogni misura: "Il protocollo prevede che ci sia un tetto massimo di skipass giornalieri, che nel nostro caso -tenendo presente che a pieno ritmo il complesso accoglie oltre 8mila sciatori- verosimilmente saranno all'incirca 4mila". "Stiamo puntando molto sull'acquisto dello skipass tramite la piattaforma web, per ridurre al minimo la fila alle biglietterie", continua "e comunque, a controllare il rispetto del distanziamento tra le persone che sceglieranno la biglietteria fisica, sarà messo del personale ad hoc" nonostante ovviamente questo comporti un incremento di costi a carico del Consorzio. 

Le restrizioni continueranno poi nel vero e proprio accesso alle piste: funivie e cabinovie saranno in funzione a capienza dimezzata, mentre le seggiovie, essendo aperte e coprendo un tragitto della durata di un paio di minuti, continueranno a viaggiare a pieno regime. "Per evitare assembramenti negli impianti di risalita - in aggiunta alla separanzione garantita dalla lunghezza degli sci - posizioneremo delle reti, che evidenzieranno fisicamente il metro di distanza imposto per legge" specifica Magnani, aggiungendo che "è necessario tenere presente che gli sciatori sono sempre muniti di guanti, scaldacollo, mascherine, e nella stragrande maggioranza dei casi anche caschi con visiere integrali".

Per quanto riguarda il distanziamento durante la discesa, non vale nemmeno la pena parlarne. Come spiega Magnani infine, "anche i rifugi si stanno attrezzando per accogliere persone all'aperto" e ci confida: "la paura che riaprendo gli impianti si verifichi una 'replica di ferragosto' è infondata: qui le discoteche sono chiuse, i ristoranti hanno limiti di orario e di capienza; sono stati già elaborati tutti i protocolli di sicurezza necessari". 

Inoltre rimane la fondata paura che, chiudendo le piste italiane - colori permettendo - si verifichi una corsa verso le piste estere, avendo la Svizzera già decretato la prossima apertura.

Nonostante le prospettive non siano delle più rosee, Magnani si dice ottimista. "Spero che la curva dei contagi diminuisca, e che il governo giunga ad un compromesso con gli altri stati europei" si augura, ben cosciente che l'apertura canonica dell'8 dicembre sia ormai fuori discussione "per poter aprire il 24 dicembre, e così salvare almeno il Natale".

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