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Chiude la mostra di Carpi, ma i contestatori attaccano ancora la Diocesi

Ancora critiche da alcuni ambienti cattolici circa la gestione della mostra Gratia Plena di Andrea Saltini. Resta l'ultimo atto anche in tribunale

“La notizia della chiusura anticipata della mostra Gratia Plena a Carpi, su decisione dell’autore Andrea Salini, è senz’altro molto positiva, perché mette fine all’esposizione in una Chiesa consacrata di opere che raffigurano il Cristo e la Madonna in contesti sessualmente ambigui tanto da poter essere considerati apertamente blasfemi. L’iniziativa ha suscitato per mesi lo smarrimento e lo sconcerto di fedeli e cittadini, che ha trovato voce nella petizione popolare di Pro Vita & Famiglia sottoscritta da più di 30.000 firmatari".

Lo dichiara in una nota Antonio Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia Onlus, una delle sigle più attive fra quelle che hanno contestato la mostra dell'artista carpigiano Andrea Saltini presso il Museo Diocesano, che elle prossime ore chiuderà i battenti.

"Speriamo che questa vicenda possa rimanere come un monito per il futuro non solo per la diocesi di Carpi ma per tutte le diocesi italiane, affinché i tentativi di trovare forme di dialogo con l’arte e la cultura contemporanea non compromettano mai il senso del sacro e il sentimento popolare di fedeli e cittadini”, conclude Brandi.

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Diverse associazioni cattoliche continuano nella contestazione verso la Chieda di Carpi: "Contrariamente a quanto riportato dal la Diocesi, desideriamo evidenziare che le reazioni al contenuto della mostra da parte dei visitatori è stata pacifica. Le manifestazioni dei gruppi etichettati come "ultracattolici" sono state caratterizzate solo ed esclusivamente da azioni pubbliche del tutto non violente, limitandosi principalmente alla recita del Santo Rosario, a lettere dei fedeli alla Curia di Carpi cui nessuno ha mai risposto, alla petizione di ProVita e Famiglia con le 31.000 firme raccolte in poco tempo, ai manifesti affissi, e al camion vela che ha circolato per le strade di Carpi e di Modena per chiedere di porre fine alla mostra blasfema. Non era mai successo che da tutta Italia si levasse un così forte grido di sdegno di fronte a un’operazione tanto maldestra e scandalosa".

"È importante sottolineare che le affermazioni su presunti attacchi d'odio sistematici e aggressioni non corrispondono agli eventi documentati. Tali descrizioni offuscano la realtà dei fatti e ne alterano la percezione pubblica, mistificando quanto è realmente accaduto e non tenendo in alcun conto della sofferenza di tanti fedeli nel vedere offesa la Santa Vergine Maria e volgarmente oltraggiato Nostro Signore Gesù. Con il rispetto dovuto verso mons. Erio Castellucci, esprimiamo tutta la nostra preoccupazione per l’ideazione, la gestione e la comunicazione di questa vicenda da parte della Curia di Carpi. Ci auguriamo che questo approccio del tutto autoreferenziale e sordo al vero dialogo non sia lo stile del tanto pubblicizzato 'cantiere sinodale'", proseguono in una nota le associazioni (Associazione culturale San Michele Arcangelo, Comitato Liberi in Veritate di Parma e Piacenza, Comitato Quanta Cura, Confederazione dei Triarii, Non Praevalebunt Fidenza, Rosario Parma).

Resta ancora sul piatto la querela presentata dall'Avv. Francesco Minutillo per conto di diversi fedeli. L'indagine è stata archiviata immediatamente e il legale ha depositato un ricorso contro la richiesta di archiviazione che dovrà essere valutato a breve dal Gip. Minutillo commenta: "“La chiusura anticipata della mostra è una notizia che ci riempie di gioia e ripaga tutto il mondo cattolico per l’impegno profuso in queste ultime settimane: si torna a portare rispetto al Cristo Crocifisso all’interno della Chiesa consacrata di Carpi che, a questo punto, anche nel silenzio delle porte chiuse, andrebbe quantomeno riconsacrata”

Per l'avvocato, tuttavia, ciò "non sposta di un millimetro l’obbligo morale prima ancora che giuridico di fare luce su tutta la vicenda e sulle relative responsabilità: continueremo a svolgere fino alla fine tutto quanto necessario sia  nelle opportune sedi processuali sia mediante le nostre investigazioni difensive. Non da ultimo anche sulla straordinaria e clamorosa coincidenza tra decisione di chiudere la mostra e la pubblicazione da parte dalla Nuova Bussola Quotidiana della notizia secondo cui non esisterebbe alcun video dell’avvenuta aggressione all’interno della chiesa. Gli interrogativi sono dunque tanti e li abbiamo espressi anche nel nostro atto di opposizione alla archiviazione depositato innanzi al GIP di Modena".

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