Buk 2019, malessere tra gli editori: "Manifestazione da ripensare"

Alcune case editrici partecipanti alla kermesse che si è svolta nel chiostro dell'Abbazia di San Pietro parlano di numeri falsati e muovono pesanti critiche. "Ne risente anche la credibilità della città"

"Manifestazioni di questo tipo, che coinvolgono decine di editori provenienti da ogni parte d'Italia, non possono essere organizzate con leggerezza e superficialità. Ne va della stessa credibilità della città e della sua proposta culturale". Sono diversi editori di Modena e dintorni che hanno partecipato alla 12esima edizione, appena conclusa con Paolo Mieli vincitore del premio 2019, a bocciare l'attuale gestione di Buk festival annunciando un possibile forfait l'anno prossimo. Ma già quest'anno, stando a quanto emerge, c'è stato "un pesante calo" nei numeri delle adesioni. 

Il tutto viene raccontato in una lettera inviata anche al sindaco Gian Carlo Muzzarelli e alla sua giunta. Di scena nel fine settimana nel chiostro di San Pietro e non solo, la manifestazione quindi divide. Se il direttore organizzativo di Buk Festival, Francesco Zarzana, diffonde oggi il bilancio dell'evento e parla di un pubblico di "oltre 15.000 persone", correggono le imprese editoriali: "Ci dispiace segnalare che i dati riportati sono solo frutto della fantasia dell'organizzatore. I visitatori complessivi nel weekend non hanno superato le 2.000 presenze. Ma forse questo è il dato meno significativo". Lo evidenziano in una nota congiunta Edizioni del Loggione-Damster edizioni (Modena-Bologna), Errekappa edizioni (Carpi), Incontri (Sassuolo), Zona 42 (Modena), Tomolo Edizioni Edigio' (Formigine), Elis Colombini (Modena). 

Mentre per l'anno prossimo Zarzana e la collega Emma D'Aquino annunciano come Paese ospite la Gran Bretagna, "accanto a un centinaio di case editrici medie e piccole" oltre a "una grande casa editrice italiana", i diretti interessati sono quindi pronti a sfilarsi e lanciano un allarme che va oltre Buk, manifestando l'esigenza di una proposta culturale solida, appunto.

Ecco le osservazioni messe nero su bianco dai critici: "Lavori in corso (programmati da tempo e prevedibili, forse da valutare nella scelta della location) che hanno impedito la facilità di accesso agli espositori. Accesso al pubblico buio, indecoroso, tra cartoni sparsi, brioches e caffè. Parcheggi per gli espositori a pagamento. Mancanza dei requisiti minimi di sicurezza, senza vie di fuga e scarso spazio di scorrimento del pubblico. Inadeguatezza dei servizi collegati, bagni e magazzini al limite della decenza. Assoluta mancanza di promozione dell'evento e di indicazioni sul come raggiungerlo". 

E ancora, accusano Damster e colleghi, "lo spostamento continuo, anno per anno, della sede della manifestazione non ha permesso la costruzione di una fidelizzazione dei visitatori e ha creato anche nei modenesi disinformazione". Completano il quadro "spazi per gli editori troppo ridotti e ammassati, che hanno contribuito a creare spiacevoli episodi", cosi' come la "disposizione degli stand degli editori ospiti lungo il portico e in corridoi interni non segnalati, situazione a cui si aggiunga che nelle stesse sale venivano fatte le presentazioni dei libri bloccando quindi l'attività degli editori che sfortunatamente si trovavano in queste sale". Senza dimenticare "una presenza molto alta di stand che facevano riferimento non a editori ma ad autori autoprodotti" o "eventi di gala completamente scollegati dalla manifestazione", ad esempio.

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