Dalla “spesa di guerra” alla “spesa di conforto”, cambiano gli acquisti da quarantena

Dolci e pizza fatta in casa per “sfuggire” alla noia. Tanto tempo libero per cimentarsi in cucina. Così iniziano a cambiare gli articoli che i cittadini mettono nel carrello

Dopo le prime settimane di quarantena iniziano leggermente a cambiare le abitudini degli italiani, e quindi anche dei cittadini modenesi, a partire dalle tipologie di alimenti acquistati.

Se in un primo momento, così come illustravano i dati di diverse catene alimentari, nonché quelli raccolti da Coldiretti, tra gli scaffali di supermercati e negozi  erano andati a ruba sughi pronti, pasta e scatolame vario, dai legumi al tonno ai sott’olii, adesso invece la merce che i cittadini tendono a mettere nei carrelli sta leggermente cambiando.

Seppur nei carrelli rimangano le “spese di Guerra” ossia le grandi scorte di pasta varia e sughi, latte e uova , così come è avvenuto dall’8 fino al 15 marzo (in base a quanto segnalato da Coldiretti che ha analizzato le tendenze di mercato in questo periodo di covid-19),  ora ci si concentra su alimenti “secondari” e più “confortevoli”.

Molte catene di supermercati e alimentari infatti hanno notato come sia aumentata anche la vendita di cioccolato o dolci di vario genere. In particolare risultano aumentate le vendite di gelati confezionati. Tutti cibi che contengono la fenilalanina, che ha il ruolo di produrre dopamina, quel neurotrasmettitore del piacere che ci fa sentire appagati e felici, tutti questi alimenti,  definiti comunemente “Comfort food” o “alimenti di conforto”, sono generi alimentari che acquistiamo per un motivo ben preciso: tirarci su di morale e farci stare, anche se per poco, emotivamente meglio.

Altro fattore che è emerso dai dati raccolti sia da Coldiretti e sia dalle vendite dei supermercati del territorio è che il lievito di birra ha subìto una forte crescita aumentando fino al +70% di contro sono nettamente calate le vendite dei piatti pronti a portar via. La motivazione di un simile incremento è probabilmente da ricercare si nel tempo a disposizione che ora i cittadini hanno: con la quarantena e pochissime, se non nulle, possibilità di fare altro e di uscire di casa, gli italiani si sono riscoperti chef preparando direttamente nelle loro abitazioni pasta fresca, pane e tanto altro, dai dolci alla pizza fatta in casa il sabato sera, come hanno mostrato le numerosissime foto comparse sui social, sia nell’eventuale timore di riscontrare il virus tramite piatti preparati in loco da altre persone. Insomma si preferisce cucinare da sé ogni cosa anche per passare il tempo.

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Che questa riscoperta della cucina home made possa, una volta finita la pandemia, incidere sulle abitudini degli italiani e delle uscite serali al ristorante?  

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