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Richiedenti asilo, Modena resta prima in regione. Ancora pochi i percorsi di integrazione

In Emilia-Romagna sono oltre 13 mila i richiedenti e titolari di protezione internazionale, 8 mila ospitati nelle strutture di accoglienza. Dato in costante calo rispetto ai precedenti analizzati nel “Rapporto 2021 su protezione e asilo”

Sono circa 8 mila gli stranieri ospitati nel sistema di accoglienza emiliano-romagnolo, dei quali il 70% nei Cas (Centri di accoglienza straordinaria attivati dai Prefetti) e il restante 30% nelle 386 strutture Sai promosse dai Comuni (Sistema di accoglienza e integrazione ordinario) aperte sul territorio regionale per dare ospitalità ad immigrati extracomunitari richiedenti asilo o altre forme di protezione internazionale e umanitaria. Numeri che segnano una contrazione degli arrivi, dopo il trend di crescita fino al 2019.

È la fotografia che emerge dal “Report protezione e asilo in Emilia-Romagna 2021”, curato dal Servizio regionale politiche per l’integrazione sociale, il contrasto alle povertà e terzo settore, in collaborazione con Anci Emilia-Romagna.

Chi attualmente si trova sul nostro territorio per motivi umanitari lo è per il 49,4% in quanto ancora richiedente protezione, menre il 22% possiede effettivamente lo status di rifugiat. Il 19,9 è in un regime di protezione sussidiaria e il restatnte 8,7% gode di protezione speciale.

I numeri di Modena

Modena ricopre un ruolo di primo piano nel sistema dell'accoglienza, come testimoniano i numeri del Rapporto. Nel corso del 2020 (dati IDOS) a Modena sono stati rilasciati 2.036 permessi di soggiorno - dato più alto anche di Bologna - e di questi 140 riguardavano l'asilo. In generale Modena è la provincia che conta il maggior numero di stranieri soggiornanti regolari, poco meno di 75.000 al 2021.

Modena resta anche la provincia che ospità più richiedenti asilo nel Cas, che alll'ottobre dello scorso anno erano 1.079, in costante diminuzione come sul resto del territorio regionale.

Al contempo, però, il territorio modenese non ha sviluppato i percorsi Sai in modo dignificativo, rispetto ad altre province. A fine settembre risultavano solo 160 posti attivati nell'ambito di tre distinti progetti, tra i quali quello per i minori soli non accompagnati che interessa il capoluogo con numeri in crescita. Tuttavia, solo 82 posti erano realmente occupati, dismostrando ancora una volta la difficoltà nell'operare percorsi di integrazione compiuta su vasta scala.

Il punto in Regione

L’ultimo aggiornamento dell’indagine annuale, che va avanti ininterrottamente dal 2006, è stato presentato giovedì 24 febbraio, nel corso di un webinar al quale parteciperà la vicepresidente della Regione Emilia-Romagna con delega alla Cooperazione internazionale e al Welfare, Elly Schlein. “L’Emilia-Romagna- sottolinea la vicepresidente Schlein- crede fermamente nei valori della solidarietà tra i popoli e dell’accoglienza, come abbiamo dimostrato anche dando ospitalità a più di 400 afghani in fuga dal loro Paese dopo la presa del potere da parte dei talebani. E nella stessa direzione va anche l’accordo pluriennale siglato l’ottobre scorso tra la Regione, con l’assessore all’Università Paola Salomoni, e le cinque Università dell’Emilia-Romagna – Bologna, Modena-Reggio, Ferrara e Parma e Cattolica di Piacenza - per la concessione di 38 borse di studio ad altrettanti studenti e ricercatori afghani in fuga dal Paese”.

“Dal punto vista organizzativo- conclude Schlein- abbiamo sempre creduto nell’importanza di un sistema dell’accoglienza diffusa, che ha mosso i primi passi proprio nella nostra regione e da qui è stato poi un utile stimolo alla diffusione nel resto del Paese. Andremo avanti su questa strada, con l’obiettivo di potenziare la rete dei servizi di supporto”.        

Il Rapporto completo è disponibilea questo link.

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