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Scuola, i rappresentanti degli studenti: "Liberi di scegliere tra presenza e distanza"

Alcuni rappresentanti delle scuole superiori modenesi si fanno portavoce di chi non si sente sicuro di tornare sui banchi di scuola

Alla vigilia della riapertura delle scuole in Emilia-Romagna con lezioni in presenza per il 50%, avvenuta ieri in seguito alla pronuncia del Tar che sentenziava la bocciatura dell'ordinanza Bonaccini, i rappresentanti di istituto di alcune scuole modenesi si sono mossi controcorrente, facendosi portavoce di chi, a scuola, non si sentiva sicuro di tornare. 

Con il duplice obiettivo di garantire "il diritto alla salute dell'intera popolazione e il diritto all'istruzione degli studenti" infatti, i rappresentanti chiedono che possano essere gli studenti a scegliere se seguire le lezioni teoriche in "DAD" (Didattica a Distanza), anche quando l'orario scolastico prevede che le stesse siano da svolgersi in presenza. 

L'istanza avanzata dai rappresentanti degli istituti Tassoni, Corni, Cattaneo-Deledda, Selmi, Fermi, Guarini, Barozzi, Sigonio e Wiligelmo, si basa sui dati recentemente resi noti dalla Consulta Provinciale degli Studenti di Modena, secondo la quale l'83% degli studenti modenesi non si sente sicuro di rientrare in presenza. Per interpretare questi dati in maniera corretta però, è necessario sapere che sono stati rilevati su un campione di 20mila studenti, sugli oltre 34mila della provincia di Modena, e che solo i rappresentanti di alcune scuole (che contano complessivamente circa 9mila studenti) risultano essere firmatari.

Per arrivare a tale conclusione comunque, i rappresentanti delle scuole superiori precedentemente elencate hanno evidenziato come il "rientro in presenza, seppur contingentato, rischia di aggravare la situazione e alimentare la diffusione del virus, rendendo vani gli sforzi dei mesi passati" e che "un rientro avventato rischia di alimentare i contagi e costringere gli studenti a tornare nuovamente in DAD proprio negli ultimi mesi dell’anno scolastico, ovvero nei mesi più critici, specie per i maturandi". Essi sostengono che il maggior rischio sia "riscontrato durante lo spostamento degli studenti sui mezzi pubblici e durante i loro contatti nei piazzali delle scuole all’entrata e all’uscita", posto che "la maggior parte delle scuole soffre della pessima organizzazione dei trasporti". A riguardo infatti, gli stessi chiedono a chi di competenza di ovviare a questa ingente problematica. 

Pur ammettendo che la scuola nella maggior parte dei casi sia stato ritenuto un ambiente sicuro, i firmatari dell'appello osservano come spesso manchino le aule da adibire alla didattica in presenza, e denunciano che "un considerevole numero di scuole, per motivazioni non meglio determinate, non adotta le misure atte a consentire agli studenti di svolgere opportunamente le lezioni in presenza" e che "in particolare si riscontra spesso la mancanza di impianti di ricambio dell’aria nelle aule". Un'accusa dura, che si regge - probabilmente - sull'esperienza, ma non sull'evidenza. 

Ulteriore punto che il comunicato emesso dall'Assemblea dei Rappresentanti tocca, è quello della difficoltà del tracciamento in ambito scolastico, reso dale dalla situazione di asintomaticità che i giovani presentano con più frequenza rispetto agli anziani.

Ultima infine, ma non per importanza, è l'osservazione secondo cui "il continuo cambiamento distanza - presenza nuoce gravemente all'organizzazione delle lezioni e delle valutazioni da parte dei docenti, con un conseguente drastico calo della validità delle valutazioni; all'organizzazione dello studio da parte degli studenti e all'organizzazione dei trasporti scolastici".

Quale che sia l'area di torto o di ragione in cui questa fetta di studenti riversa, l'augurio è che al più presto possano essere spazzati via i presupposti per cui oggi esiste il paradosso di "andare a scuola con la paura". 

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