"DIMMI di storie migranti", i profughi incontrano gli studenti in un laboratorio di confronto

 Il racconto di sé come strumento di conoscenza e dialogo con l’altro: è il cuore del progetto nazionale “DIMMI di Storie Migranti”, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) e guidato dalla Ong Un Ponte Per… (UPP), capofila di 47 organizzazioni e realtà italiane, che farà tappa anche a Modena e il 20 maggio, con l’evento DIMMI “Storie da sfogliare”. I ragazzi titolari di protezione internazionale, coinvolti in questi mesi in un laboratorio di auto-narrazione attraverso l’arte, si racconteranno agli studenti di due licei. Gli incontri si terranno rispettivamente presso il Liceo artistico - Istituto professionale grafico A. Venturi, per un totale di circa cento studenti interessati, di età compresa tra i 16 e i 18 anni.

Il progetto DIMMI “Storie da sfogliare” è realizzato dal Comitato Tre Ottobre nelle Marche e in Emilia Romagna. Obiettivo dell’iniziativa è promuovere una visione più equilibrata della diversità e una migliore conoscenza sui temi della migrazione, dell’accoglienza e dell’integrazione, favorendo l’incontro reciproco tra migranti e studenti delle scuole superiori, senza filtri né intermediazioni. In Emilia Romagna, la prima fase del progetto si è sviluppata tra ottobre e aprile a Bologna, in collaborazione con l’associazione Migrabo LGBTI e la cooperativa sociale Lai-Momo, nella sede messa a disposizione dall’associazione culturale Cantieri Meticci. I laboratori hanno coinvolto migranti, richiedenti asilo e titolari di diverse forme di protezione. Con il supporto di due formatori, un artista e una psicologa, i ragazzi hanno avuto la possibilità di raccontarsi non solo a parole, ma anche attraverso la lavorazione dell’argilla e la creazione di oggetti evocativi.

“La dimensione del laboratorio è intima e raccolta, ma è anche una dimensione allargata, non connotata come puro percorso psicologico, né come percorso artistico – afferma la psicologa psicoterapeuta Evelyn Puerini – Abbiamo messo a disposizione i nostri strumenti perché le persone decidessero cosa farne e come utilizzarli, per costruire un racconto di sé che per loro fosse significativo e importante da condividere”.

La seconda fase del progetto prevede la condivisione, da parte dei ragazzi, della propria storia di vita con gli studenti dei licei, in due incontri della durata di quattro ore ciascuno, ispirati alla metodologia della Biblioteca vivente. Nel corso delle due giornate, i ragazzi, originari del Senegal, del Burkina Faso e del Mali, racconteranno la loro esperienza con l’aiuto di mappe e oggetti. Gli studenti, divisi in piccoli gruppi disposti in cerchio, potranno ascoltare le diverse testimonianze, toccando con mano una realtà lontana dalla loro, fare domande e condividere a loro volta aneddoti e ricordi. Nella seconda parte dell’incontro, ci si confronterà sulle storie ascoltate e si lavorerà insieme l’argilla per dare forma a pensieri ed emozioni. 

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