Avis ricorda Fabio Campioli con una donazione per i Saharawi

In memoria del dirigente avisino e presidente dell’associazione Kabara Lagdaf scomparso due anni fa verrà finanziato l’acquisto di apparecchi per la cura delle patologie renali dei bambini nei campi profughi del Sahara Occidentale

A due anni dalla sua improvvisa scomparsa rimane sempre viva la memoria di Fabio Campioli, figura attivissima del volontariato modenese. In particolare l’associazione Kabara Lagdaf per il sostegno delle popolazioni saharawi e l’Avis erano le due organizzazioni nelle quali Campioli aveva profuso in maniera totale le sue energie. Alla prima si dedicò per 25 anni, in Avis ricoprì fin dal 1993 diversi incarichi, sia nella sezione comunale di Formigine che a livello provinciale e regionale. Anche quest’anno, per la seconda volta, Avis provinciale ha voluto ricordare in modo concreto la persona e l’impegno dell’amico Fabio finanziando a favore dell’ associazione Kabara Lagdaf l’acquisto di strumentazioni mediche ed informatiche per interventi di screening renale, per un importo di 12.000 euro. La consegna del contributo al senatore Stefano Vaccari, presidente dell’associazione Kabara Lagdaf, è avvenuta sabato 14 novembre nella sede Avis alla presenza della madre e del fratello di Campioli.

La donazione permetterà di acquisire un ecografo portatile completo di sonda e accessori, un telefono satellitare e un personal computer con stampante. Andranno in dotazione alla Commissione Sanitaria Scolastica (composta da medici specialisti locali formati all’estero e tornati in patria) per il progetto di cura e prevenzione della calcolosi renale nei minori che vivono nei campi profughi e nei territori liberati del Sahara Occidentale. Si tratta di una patologia fortemente presente fra i bambini, legata alle dure condizioni di vita e in particolare alla qualità dell’acqua in quei territori. Il progetto iniziato nel 2009 prevede lo screening ecografico alla popolazione scolastica per attivare una diagnosi precoce di litiasi alle vie urinarie, selezionando i casi che possono essere trattati in loco dai più gravi da sottoporre ad intervento al Policlinico di Modena. Ogni anno l’equipe medica con i suoi 2 automezzi effettua più di 10.000 screening su tutti i minori che frequentano le scuole. Dall’inizio del progetto 38 sono stati curati a Modena nella clinica uro-pediatrica del Policlinico e 235 sono stati operati dall’equipe medica italo/spagnola nel corso di 5 missioni sanitarie effettuate nei campi.

“Essere portatori di salute è la nostra missione, condivisa per tanti anni con Fabio – commenta Cristiano Terenziani presidente Avis provinciale – e sostenere concretamente i progetti che gli stavano a cuore ci sembra il modo migliore per sentirlo vicino. Il suo esempio ci parla di umanità, in un momento in cui l’emergenza sanitaria rischia di chiuderci nell’individualismo. I nostri donatori hanno dimostrato che anche in tempo di Covid si può pensare agli altri, e noi vogliamo farlo aiutando una realtà dove oggi l’emergenza è ancora più drammatica”.

La pandemia da Covid-19 ha costretto l’associazione ad un brusco rallentamento dei programmi per il 2020. Anche nei campi del Sahara Occidentale e nei territori liberati le scuole sono chiuse, le trasferte dei volontari delle diverse Ong sono sospese e gli specialisti della Commissione Sanitaria Scolastica sono ora impegnati, su incarico del Ministero della Salute Saharawi, nelle campagne di informazione e prevenzione presso tutta la popolazione, nel lavoro all’interno della struttura ospedaliera allestita per i contagiati e nella sanificazione delle scuole.

“Il ringraziamento all’Avis provinciale non è soltanto per l’importante contributo che ha deciso di garantirci per il secondo anno consecutivo – dichiara Stefano Vaccari - ma perché sostiene in modo fattivo l’attività che Fabio Campioli decise con l’associazione Kabara Lagdaf di portare avanti nel 2009 per garantire uno screening sulla salute di tutta la popolazione minorile saharawi. La sua memoria continua a vivere in particolare con questo progetto, in una fase molto difficile per la storia del popolo saharawi che dopo 29 anni dal cessate il fuoco con il Marocco ha visto in questi giorni la ripresa dei conflitti bellico”. 

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