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Martedì, 7 Dicembre 2021
anna matino

Opinioni

anna matino

Direttore Responsabile ModenaToday

Meno happy-end nelle favole, più lieto fine nella vita reale. Ricordando Elisa, Milena e le altre

Vite diverse, destini comuni. E se cominciassimo dal ripensare le fiabe? E poi a far germogliare il seme di una certa cultura? Iniziamo non dimenticando i volti e le storie di chi ha pagato con la vita, (anche) per le carenze della nostra società

Cresciamo con il mito del principe azzurro. Del vissero felice e contenti. Ci si incontra (spesso rocambolescamente), ci si innamora (romanticamente) e si vince sempre la strega cattiva di turno (eroicamente). Dopodiché finito. Non ci sono più orchi da temere. Difficoltà da gestire. Ostacoli da superare. Non esiste routine, gelosia, conti da far quadrare. Nessun cenno alla necessità di continuare a coltivare i rapporti, giorno per giorno, con impegno e fatica. Perchè l’amore è anche questo. Non solo romanticherie e cuori pulsanti. C’è l’accettazione dei reciproci difetti, il rispetto sopra ogni cosa, l’affetto che continua a crescere anche se i battiti decelerano. 

E se consideriamo che ciò che assorbiamo durante i primi anni di vita ci scaverà dentro, a livello conscio e non, tanto da influenza buona parte dell’adulto che diventeremo ecco che una semplice favola – che poi è spesso un romanzo di formazione, appunto – acquista un peso specifico diverso. 

Dunque perché non iniziare a rivedere il concetto di favola tradizionale? Raccontare quel che accade dopo l’idillio iniziale, e magari anche considerare che qualche storia possa non avere un happy-end, potrebbe restituire qualche lieto fine in più nella vita vera?

Separazioni, dolori, imprevisti fanno parte della realtà. Sono difficili da gestire, immagazzinare e superare. Ma non è impresa impossibile.  E’ questo che c’è bisogno, oggi più che mai, di insegnare, ribadire. Da subito. Già da bambini. E poi ancora oltre. Si faccia cultura, informazione, nelle scuole, nelle Università, sui luoghi di lavoro. Si metta mano alle leggi, si avviino percorsi di sostegno. Si faccia rete.

Proprio certe frustrazioni e sentimenti non semplici da governare spesso armano la mano degli uomini contro le donne. Vite diverse, stessi destini e carnefici con un minimo comune denominatore. Di frequente è ciò che emerge analizzando il profilo delle vittime di femminicidio. 

Vigilia della Giornata vs la violenza sulle donne. Non dimentichiamo i loro volti, le loro storie

Chissà se sognava il principe azzurro Chiara, di Monteveglio. 16 anni e una vita da vivere. L’amore tutto ancora da scoprire. Possibilità che non gli è stata data. La scorsa estate è stata ammazzata barbaramente, per ‘futili motivi’ (come se poi la motivazione potesse mai esserci in simili circostanze). Dell’omicidio è ritenuto responsabile un uomo. Giovanissimo. 
 
Chissà quali sogni aveva Emma, 31 anni, studentessa fuorisede Unibo. Anche la sua una vita tutta da scrivere, su una pagina strappata via troppo in fretta. A maggio scorso è stata trovata a pezzi dentro un cassonetto, in viale Togliatti. Gettata via come un rifiuto, dall’uomo che diceva di amarla. 

E ancora. Il mese scorso, a Gaggio Montano, un'altra donna ammazzata. Ha il volto di un'insegnante in pensione. Natalia. Sul corpo segni riconducibili a colpi di arma da fuoco. E' da qui che sono partiti gli investigatori. In questo caso ancora non si riesce a dipanare la matassa. Si indaga per omicidio aggravato da futili motivi, la pista seguita non è quella sentimentale, ma un contrasto tra confinanti. Indagato un vicino di casa.  

Ferite ancora sanguinanti, come non ricordare oggi - alla vigilia della Giornata vs la violenza sulle donne - il recente turbinio di follia omicida abbattutosi tra il modenese e Reggio Emilia.  

Nel tragico vortice è stata risucchiata Milena, 71 anni, uccisa in casa sua, a Modena, dal figlio. Poche ore dopo abbiamo assistito attoniti alla mattanza di Sassuolo, dove è stata strappata alla vita Elisa, 43 anni, ammazzata dall’ex partner, insieme alla madre Simonetta e ai due figlioletti. Il giorno seguente Anna, 67 anni, veniva accoltellata a morte nella sua villetta sull’Appennino modenese, dal marito. 
Fino alla tragedia di Reggio Emilia, che porta il nome di Cecilia, giovane mamma peruviana, sgozzata e lasciata cadavere in un’area verde. Accusato dell’omicidio l’ex compagno, in passato già nei guai per stalking.

Storie di vita assai diverse. Stessa sorte. Donne morte ammazzate. Nella maggior parte per mano di un uomo, spesso un familiare, un ex amore. Non dimentichiamoci di loro, che hanno pagato con la vita, (anche) per le carenze della nostra società. 


 

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