I fiori del Quirinale per l'ultimo saluto al giornalista Arrigo Levi

Oggi cerimonia con Kaddish al cimitero di Santa Maria di Mugnano, alla rpresenza della famiglia e delle autorità

"Era uno degli ultimi grandi di una grande generazione che sta scomparendo. È stato un grande professionista, nel segno di una costante ricerca della libertà di pensiero. Con grande attaccamento alla sua città e alla sua famiglia, con un senso vivissimo della responsabilità personale. Non è un caso che questa cerimonia oggi si celebri qui, a qualche centinaio di metri dalla villa di famiglia in campagna". 

Ricardo Franco Levi, giornalista già portavoce di Romano Prodi, ricorda così oggi pomeriggio a Modena "lo zio" Arrigo Levi, il giornalista che divento' consigliere del Quirinale ("Per lui fu un servizio al paese", assicura il nipote) con due presidenti. Non a caso il capo dello Stato Sergio Mattarella ha fatto recapitare sul posto una corona di fiori, targata "il presidente della Repubblica" e custodita per tutta la cerimonia di oggi dai Carabinieri. 

Scomparso ieri a 94 anni, Levi riceve l'ultimo saluto al cimitero di Santa Maria di Mugnano, nella campagna modenese, dove riposa dal 2017 anche la moglie Lina Lenci. In presenza più o meno di 60 persone tutte con la mascherina, il funerale, sobrio, registra anche "due parole dal Kaddish: non una preghiera di fronte alla morte, ma un'esaltazione di Dio", precisa lo stesso Ricardo Levi, mentre celebra il breve rito indossando la kippah. 

C'è tutta la famiglia presente ed è la stessa figlia di "Arrigo", come lo si chiama oggi qui, a chiudere il momento raccoglimento di fronte a tutte le autorità presenti sotto il sole bollente, dal sindaco Gian Carlo Muzzarelli al prefetto Pierluigi Faloni passando per i vertici delle forze dell'ordine.

Ma in tanti, oggi al funerale in campagna, vorrebbero dire qualcosa di Levi. È il caso di Cesare Tonelli, che ha lavorato per oltre 50 anni di fila nella famiglia del giornalista: "Ricordo bene la sua gentilezza e il suo rapporto con la gente, era intelligente e rispettava tutti. Io ho lavorato 53 anni per la sua famiglia, l'ho conosciuta bene. Mi occupavo di amministrazione e assistenza agli anziani, ma anche di un po' di tutto. Levi sapeva anche tante storielle in modenese, era molto legato al dialetto e insieme- ricorda Tonelli- parlavamo quasi solo quello". 

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Conferma Ricardo Levi: "Arrigo è stato sempre molto legato a Modena, anche nelle piccole cose. Anche il papà lo era e, ad esempio, aveva scritto una splendida poesia d'amore alla moglie, proprio in dialetto modenese...". La figlia di Levi, commossa, tiene a rimarcare: "Tutti enfatizzavano il suo affetto umano. Mi hanno toccato le parole di Mattarella, certamente, ma quello che mi ha toccato di più è stato ricevere un'ondata d'amore alla notizia della sua scomparsa, dall'idraulico all'elettricista alla vicina del piano di sopra. A dimostrazione di come papà avesse la capacità di incontrare tutti, grandi e piccoli, nella loro umanità". 

Di sicuro, Levi di gente ne ha incontrata tanta nella sua vita. Come segnala ancora Ricardo, tuttavia, "non riusci' a prevedere la dissoluzione dell'Unione Sovietica, ad esempio, e non è riuscito ad assistere ad una cosa che aveva desiderato per tutta la vita: la pace tra israeliani e palestinesi. Non siamo riusciti a parlarci negli ultimi giorni, ma credo avrebbe guardato con speranza agli sviluppi in Medio Oriente, con il riconoscimento da parte degli Emirati Arabi Uniti dello Stato di Israele". Del resto, al conduttore 'del telegiornalè (a quei tempi ce n'era uno solo) "un paese non poteva bastare", come titola uno dei suoi libri più noti.

Levi si è mostrato un tutt'uno con la storia del Novecento: membro della comunità ebraica modenese, a 16 anni le leggi razziali lo costringono a trasferirsi in Argentina; arriveranno poi l'esercito israeliano, la Bbc a Londra, la corrispondenza da Mosca, lo sbarco alla Rai nel '66, l'inaugurazione dell'era dei tg condotti da giornalisti e non da speaker. Da giovane, Levi partecipo' alla prima guerra arabo-israeliana, per poi raccontare la guerra dei sei giorni nel '67. Passo' dal Times, dal Corriere della Sera, dalla Stampa dove invento' la fortunata rubrica Tuttolibri, fino al prestigioso incarico al Quirinale. Sempre con discrezione e serenità d'animo: "Si puo' morire sereni, Croce diceva che la morte non mi troverà inoperoso", amava ripetere Levi agli amici.

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