Coronavirus marginale nella rivolta in carcere, il Garante: "E' stato assalto al metadone"

Il punto di vista del  Garante nazionale dei detenuti, Mauro Palma, sulla tragedia avvenuta a Modena e sulla rvota che ha coinvolto una trentina di penitenziari

"Un detenuto positivo al Coronavirus nel carcere di Modena? L'ho letto anche io in una comunicazione della Ausl, ma non ho conferma nè smentita dall'amministrazione penitenziaria. Quello che è chiaro, perchè così è scritto anche nella nota dell'Ausl che ho visto, è che si tratterebbe di una persona da subito ospedalizzata. Ma che ci sia un caso positivo dentro il carcere è falso". Lo dice all'agenzia Dire il Garante nazionale dei detenuti, Mauro Palma, interpellato sul caso. 

"Analogamente, che questa sia stata la causa della rivolta nel carcere di Modena mi fa sorridere- prosegue Palma- perchè il giorno prima c'erano già state agitazioni a Salerno eppure non c'era stato alcun caso di Coronavirus". Semmai, secondo il Garante, per i detenuti l'emergenza legata all'attuale situazione sanitaria italiana sarebbe stato "solo un elemento aggiuntivo di ansia, in una situazione, quella carceraria, che già per molti aspetti è critica". 

E indipendentemente dalla conferma o meno della notizia da parte del Dap, spiega ancora Palma, tra i detenuti "l'idea di contagi o di eventuali rischi per la propria salute crea l'idea di una doppia detenzione, o meglio di una doppia privazione: oltre a quella della libertà, si aggiungerebbe quella medica". Ma su un punto, in ogni caso, il Garante è chiaro: "È nell'interesse dell'amministrazione essere trasparenti, nessuno vuole nascondere o coprire qualcosa".

Ma nel caso specifico di Modena, non potrebbe essersi verificata comunque tra i detenuti anche un'ulteriore preoccupazione per essere stati contagiati? "A Modena i detenuti il primo assalto lo hanno fatto al metadone e ai farmaci - risponde Palma - alcuni sono morti per overdose. Quindi non mi pare, almeno per alcuni di loro, che ci fosse tutta questa attenzione alla tutela della propria salute". 

A causa dell'emergenza Coronavirus, intanto, nei penitenziari sono stati momentaneamente sospesi i colloqui. Su questo Palma si trova in disaccordo: "Per fortuna si tratta di una misura molto limitata nel tempo- commenta- sarà in vigore fino al 22 marzo. I colloqui vanno ripristinati presto in varie forme, per esempio aumentando il numero e la durata di quelli telefonici, oppure va ripristinata l'ipotesi, laddove sia possibile, di farli a distanza o anche nel carcere ma all'aperto. Con le nuove restrizioni del governo sugli spostamenti nel territorio, ad ogni modo, ci sarà a prescindere una diminuzione dei colloqui nei penitenziari".

Per il Garante la misura dell'interruzione dei colloqui è stata comunque "presentata male, o meglio fatta capire male ai detenuti. In fondo il decreto dice semplicemente i colloqui saranno interrotti fino al 22 marzo- sottolinea Palma- non stiamo parlando di un lunghissimo periodo. Ma purtroppo nei penitenziari sono iniziate a circolare voci secondo cui avrebbero abolito per mesi tutto, compreso il lavoro all'esterno. Sembrava ci fossero disposizioni 'sigillanti', invece non è così". Ma in alcuni istituti penitenziari, dove le misure "sono state spiegate correttamente- aggiunge il Garante- da Bollate a Brindisi, per esempio, o non si sono avute rivolte oppure si sono subito placate perchè i detenuti hanno capito perfettamente che molte attività continuavano a essere loro assicurate, mentre nelle carceri dove questo non è accaduto le cose sono andate male. Poi, come si sa, le rivolte si diffondono con rapidità". 

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