Nascere da genitori positivi al Covid-19: una storia a lieto fine al Policlinico di Modena

La scoperta della positività, la quarantena, il parto, l'allattamento e ancora la quarantena. Poi il nuovo inizio, grazie anche all'aiuto del personale del Policlinico e della Croce Rossa

L'odissea - a lieto fine - di Marco, Elisa e della piccola Vittoria (nomi di fantasia, ndr) ha inizio un giorno settembre. Vittoria, nella pancia della mamma da quasi nove mesi, non vede l'ora di uscire. Vuole vedere con i suoi occhi il parco in cui la mamma la porta a fare le passeggiate, e passare un po' di tempo con il papà, che è sempre al lavoro. 

Improvvisamente però il papà al lavoro non ci va più, e nemmeno la mamma al parco. Stanno sempre insieme, ma proprio sempre; Vittoria è curiosa, vuole capire cos'è successo.

Nell'ufficio di Marco è stato riscontrato un caso di positività al Covid-19, e lui, essendo un "contatto stretto" deve fare il tampone. Dopo un'impaziente attesa arriva il risultato: positivo. Così come quello di Elisa. 

Marco ed Elisa, pur essendo asintomatici, si trovano quindi costretti alla quarantena, lontani oltre 600km dalle loro famiglie, in attesa di una bambina che non tarderà ad arrivare. L'autonomia diventa un lontano ricordo, e un forte sentimento di impotenza inizia ad invadere la loro famiglia. Costretti a chiamare il 118 per ogni necessità medica legata alla gravidanza di Elisa, i genitori "in fieri" non possono fare altro che attendere.

Ma è Vittoria che non ce la fa più ad aspettare, e così Marco chiama l'ambulanza per l'ultima volta. Come al solito non può seguire la moglie in ospedale, ma questa volta sarà sicuramente la più dura. E così, il 2 ottobre, prima del previsto, Vittoria arriva. Il parto viene seguito in diretta dal papà, videochiamato da un'infermiera; e lui stesso ci racconta quanto sia stato importante poter essere presente anche soltanto virtualmente a quel momento indimenticabile.

"Non è stato facile" dice, "era un momento concitato, medici e infermieri erano impegnati nel parto, ma almeno ho potuto dire qualche parola di incoraggiamento ad Elisa e, anche se solo per qualche istante, vedere la mia bambina". "Anche nei giorni successivi è stata dura, non ho potuto nemmeno mandare un mazzo di fiori a mia moglie, che era isolata in una stanza del reparto di Ginecologia al Policlinico" spiega, sottolineando però come il sostegno non le sia mancato. Anche Elisa infatti ha potuto vedere solo per qualche secondo la propria bambina, che per prassi è stata immediatamente trasportata in Terapia Intensiva e isolata dalla madre onde evitare il contagio. Marco però ci racconta come ogni giorno il personale del reparto mandasse loro foto della piccola, aggiornandoli sulle sue condizioni (sempre, fortunatamente, ottime); e ci narra un dolcissimo episodio. "Le infermiere una mattina hanno portato una scatola di dolcetti a mia moglie" racconta con gioia "può sembrare una banalità, ma in quel momento così difficile non ci hanno mai fatto sentire abbandonati". 

Dopo tre giorni di isolamento, Elisa e Marco si sono potuti ricongiungere, continuando la quarantena nella loro casa, mentre la piccola Vittoria è dovuta rimanere al Policlinico di Modena ancora per un po'. E così, ci racconta il neo papà, si è posto il problema dell'allattamento.

Mamma Elisa ha quindi contattato via Facebook la Croce Rossa, ponendo un'insolita domanda, ossia quella di portare (non potendo ancora nè lei nè il marito uscire di casa) alla propria bambina il suo latte materno. I volontari, coordinati dal Delegato Regionale Domenico Pacchioni, si sono mobilitati immediatamente per esaudire le richieste della neo mamma; inaugurando un servizio che sono pronti a portare avanti nei mesi a venire. Ogni giorno, per una decina di giorni (domenica compresa, come sottolinea con immensa gratitudine papà Marco), intorno alle dieci del mattino i volontari della Croce Rossa si sono recati presso la casa della famiglia, dove -con tutte le precauzioni del caso- hanno ritirato il latte materno per poi portarlo al Policlinico.

La Croce Rossa ci racconta come, sin dal primo momento, l'iniziativa sia stata accolta con entusiasmo anche dal personale del Policlinico, il quale d'ora in avanti potrà consigliare di approfittare di questo servizio (completamente gratuito) a tutte le famiglie che ne avranno la necessità. 

Questa storia, di gioia e di dolore condiviso, di solidarietà, volontariato e grande amore, si è ora conclusa con il rientro a casa della piccola, che potrà finalmente dedicarsi indisturbata alle sue prime vere "poppate". 

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