Gioco d’azzardo? Matematica e calcolo delle probabilità come cura nel progetto per ragazzi

Sono oltre 1600 in tre anni gli studenti delle superiori che hanno partecipato al progetto promosso da Comune e Ausl. Lo studio della matematica come “vaccino” al gioco d’azzardo

“Vaccinare” gli studenti dal gioco d’azzardo applicando la matematica per scoprire quanto sono scarse le probabilità di vincere e che l’abilità del giocatore è del tutto ininfluente. È questo l’obiettivo del progetto “ProbAbilmente: le illusioni e i giochi di fortuna” che nel corso di tre anni scolastici, dal 2015 al 2018, ha coinvolto oltre 1600 studenti delle scuole superiori modenesi (In particolare, al progetto hanno partecipato studenti degli istituti Fermi, Selmi, Sigonio, Venturi e Wiligelmo a Modena; Spallanzani a Castelfranco; Da Vinci, Fanti, Meucci-Cattaneo, Vallauri a Carpi; Cavazzi-Sorbelli a Pavullo; Paradisi a Vignola) ottenendo il risultato di renderli più consapevoli dei rischi legati al gioco d’azzardo.

A confermarlo, i dati della ricerca che per tutto il triennio ha accompagnato il progetto con l’obiettivo di verificarne l’efficacia.

Dallo studio sistematico dei numeri del Lotto “ritardatari” fino ai calcoli su quanti biglietti del “Gratta e vinci” bisogna comprare per essere sicuri di vincere, sono tanti e variegati i sistemi sui quali i giocatori d’azzardo si basano nella convinzione, sempre sbagliata, di poter influenzare in qualche modo le vincite. Dall’osservazione di queste distorsioni cognitive è nato il progetto “ProbAbilmente” che si è proposto di promuovere in ambito scolastico la conoscenza di come funziona davvero il gioco d’azzardo e di quali sono i rischi che comporta attraverso il coinvolgimento degli insegnanti di matematica e lo studio approfondito del calcolo delle probabilità.

I risultati della ricerca

Il Gratta e vinci è il gioco preferito, i maschi giocano di più delle femmine e tutti sono consapevoli del rischio di dipendenza. Ma giocare è anche un divertimento. È questo l’atteggiamento iniziale nei confronti del gioco d’azzardo dei ragazzi che hanno partecipato al progetto “ProbAbilmente: le illusioni e i giochi di fortuna”. La ricerca è stata svolta solo sugli studenti che hanno partecipato al progetto nel corso dei tre anni scolastici e si tratta, quindi, di un campione statisticamente non rappresentativo e compilato i tre test previsti: uno prima di iniziare il progetto, per indagare le abitudini, le conoscenze e l’atteggiamento dei ragazzi nei confronti del gioco d’azzardo; un secondo al termine dell’attività per verificare i cambiamenti avvenuti e un terzo (un cosiddetto follow up test) per capire se gli effetti positivi si fossero consolidati nel tempo.

Dalla ricerca emerge che circa sei su dieci dei giovani coinvolti nel progetto hanno giocato d’azzardo almeno una volta nella vita. Tra questi, definiti “sperimentatori”, oltre la metà (con valori variabili tra il 58 e il 76 per cento nei tre anni) sono “giocatori”: hanno cioè giocato nell’ultimo anno precedente l’intervista, dichiarando di giocare non più di 5 o 6 volte all’anno. I “giocatori attuali” sono, invece, i ragazzi che hanno dichiarato di aver giocato nel mese prima del test (pari al 48 per cento sul totale dei giocatori).

Il Gratta e vinci risulta essere, in assoluto, il gioco di fortuna più praticato (con valori compresi tra il 73 e il 93 per cento nei tre anni) sia dai maschi che dalle femmine. Il secondo gioco preferito dai maschi sono le scommesse sportive (dal 46 al 63 per cento, mentre le ragazze scelgono il bingo, ma con percentuali che non superano il 28 per cento. Per tutti, il poker texano risulta il terzo gioco in classifica. Nei giocatori attuali l’ordine è leggermente diverso e il gioco più praticato risultano le scommesse sportive, mentre il Gratta e vinci è al secondo posto.

I ragazzi giocano prevalentemente a casa propria, in tabaccheria o a casa di amici. Al quarto posto si trova il bar, poi le sale scommesse. Va notato che bar e tabaccherie, come sale scommesse, slot e bingo, per legge sarebbero accessibili solo ai maggiorenni, mentre risultano frequentati anche dai minori.

Il gioco online attraverso pc o smartphone è praticato da un ragazzo su cinque tra i “giocatori” mentre tra gli “sperimentatori” la percentuale è intorno al 15 per cento. Per i “giocatori attuali” la percentuale di gioco on line sale al 24 per cento e al 28 per cento nell’ultimo anno scolastico.

L’atteggiamento della famiglia verso il gioco influenza le abitudini dei ragazzi: gli studenti che giocano a due o più giochi hanno dichiarato di avere familiari che giocano a due o più giochi, mentre tra i non giocatori è più alta la percentuale di familiari che a loro volta non giocano. Anche nelle famiglie il gioco maggiormente praticato è il Gratta e vinci, seguito dal superenalotto, dal lotto, dal bingo e dalle scommesse sportive.

I ragazzi sanno, anche prima di partecipare al percorso didattico, che il gioco d’azzardo è un rischio (con una media del 98 per cento nei tre anni), una dipendenza (91 per cento) e uno spreco (88 per cento). In parallelo, però, lo considerano anche una sfida per la propria abilità (40 per cento), un divertimento (43 per cento) e un’opportunità (50 per cento).

Uno degli obiettivi progettuali era verificare se, dopo le unità di apprendimento, le rappresentazioni degli studenti fossero diventate più realistiche poiché il gioco d’azzardo ha pochissimo a che fare con l’abilità anche se può essere divertente. Dai test effettuati dopo il percorso emerge che i ragazzi hanno capito: la convinzione che l’abilità conti qualcosa nel determinare il risultato di un gioco d’azzardo, infatti, crolla al 18 per cento. E calano anche, di una decina di punti, la rappresentazione del gioco come un divertimento e come opportunità. Un cambiamento di percezione che viene successivamente confermato anche dai test di follow up nei quali si evidenzia un maggior numero di ragazzi che non ha giocato negli ultimi trenta giorni rispetto al pretest e una diminuzione della frequenza del gioco in quelli che hanno continuato a giocare. L’attività di prevenzione, dunque, sembra aver favorito un cambiamento nei comportamenti target dell’intervento

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