Influenza: raggiunto il picco. Trend in crescita per la copertura vaccinale

Sono 374mila le persone a letto in Emilia-Romagna dall'inizio della stagione. Il picco già raggiunto nella quinta settimana. Più di 819mila i cittadini vaccinati, in aumento rispetto alla scorsa stagione

Ventisei sinora i casi gravi segnalati per complicazioni legate all'insorgenza del virus, in netto calo rispetto alla stagione 2018-2019, e circa 374mila persone già messe a letto dal virus dell’influenza stagionale in Emilia-Romagna. È questa la stima dei malati a partire dalla metà di ottobre, e quindi dall’inizio della stagione influenzale.


In base alle rilevazioni del Sistema nazionale di sorveglianza Influnet dell’Iss (Istituto superiore di sanità) si calcola che, nella sesta settimana del nuovo anno, ossia dal 3 al 9 febbraio, la sindrome influenzale abbia coinvolto circa 55mila persone, con un tasso d’incidenza pari a 12,4 per 1.000 assistiti. Un dato in linea con quello osservato a livello nazionale (12,6), e che colloca al momento l’influenza all’interno della soglia di intensità media; il picco epidemico stagionale sembrerebbe essere già stato raggiunto nella quinta settimana (27 gennaio - 2 febbraio) con un’incidenza pari a 13,1 casi per 1.000 assistiti.

È aumenta, in Emilia-Romagna, la copertura vaccinale: sebbene i dati siano ancora in fase di consolidamento, al momento risultano vaccinate più di 819mila persone; mentre l’anno scorso, a fine campagna, erano state complessivamente 786mila.

Le fasce d’età più colpite sono quelle 0-4 anni (40,8 casi per 1.000 assistiti) e 5-14 anni (26,3 casi per 1000 assistiti), seguite dalla fascia 15-64 anni (9,0) e da quella degli over 65 anni (1,7). Non sono state rilevate differenze significative rispetto all’andamento dell’infezione nella stagione precedente..

Casi gravi: i calo rispetto alla stagione precedente

Il Servizio Prevenzione collettiva e Sanità pubblica della Regione monitora costantemente l’andamento dell’epidemia e le segnalazioni dei casi gravi: ad oggi 26, su tutto il territorio, per complicazioni legate all’influenza (che, attenzione, nulla hanno a che vedere con il nuovo Coronavirus). Tra questi, 23 erano soggetti a rischio di complicazioni per la presenza di patologie croniche pregresse, solo 2 dei quali vaccinati. Quattro decessi, tra i 26 casi: tutte persone affette da patologie e non vaccinate.

Sia per quanto riguarda i casi gravi che i decessi, si assiste, nel rispetto del dolore che anche un solo caso provoca, a un netto calo rispetto alla stagione precedente (2018-2019): al 18 febbraio 2019 il Servizio Prevenzione collettiva e Sanità pubblica della Regione aveva ricevuto 110 notifiche di casi gravi, di cui 21 decessi, mentre a fine campagna i casi gravi avevano raggiunto quota 172, di cui 57 decessi.

La copertura vaccinale: trend in crescita

Sebbene i dati siano ancora in fase di consolidamento, al momento risultano vaccinate più di 819mila persone, in aumento rispetto alla stagione 2018-2019, quando a fine campagna si erano fatte vaccinare 786mila persone (un dato a sua volta in crescita del 7% rispetto al 2017-2018). In particolare, la copertura degli ultrasessantacinquenni è del 55,9%, superiore rispetto al valore raggiunto lo scorso anno a fine campagna (54,6%).

Consigli e precauzioni

Per prevenire la diffusione dell’influenza è opportuno seguire alcune semplici misure di protezione personale: lavarsi spesso le mani con il sapone; coprirsi naso e bocca ogni volta che si starnutisce o tossisce, usare fazzoletti monouso, gettarli e poi lavarsi le mani; in caso di sintomi influenzali, limitare i contatti con altre persone.

Per quanto riguarda la diagnosi, naturalmente è sempre importante contattare il proprio medico, ma tra i sintomi più importanti ci sono tosse, mal di gola, febbre, mal di testa, inappetenza, dolori muscolari o articolari. I sintomi respiratori possono presentarsi anche in caso di altre infezioni virali, non dovute all’influenza.

Per le infezioni comuni come raffreddore e influenza, gli antibiotici non servono; in questi casi, la soluzione migliore è aspettare che l’infezione faccia il suo decorso naturale, usando solo rimedi per alleviare i sintomi. L’invito rivolto ai cittadini è di lasciare che sia il medico a decidere se gli antibiotici servono oppure no.


 

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