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Lavoro, in un anno oltre 10mila denunce per infortunio causa Covid

Di queste 37 hanno visto poi il decesso del lavoratore. Il più colpito il settore sanitario, boom a dicembre

In Emilia-Romagna nel 2020 sono state 10.338 le denunce per infortunio sul lavoro causa Covid, il 7,9% delle segnalazioni a livello nazionale (131.090 in totale). Di questi, 37 casi hanno portato alla morte del lavoratore: si tratta dell'8,7% delle vittime registrate in Italia dall'Inail l'anno scorso (423 in tutto). La maggior parte delle morti riguarda la provincia di Parma (14), seguono Modena (sette) e Bologna (cinque). Rispetto alle denunce di infortunio, il 73% proviene da lavoratrici mentre dal punto di vista dell'età le segnalazioni si concentrano sopratutto nella fascia 35-49 anni (38,8%) e 50-64 anni (36,5%). Circa un quinto delle denunce (23,2%) riguarda i lavoratori più giovani, nella fascia 18-34 anni. A livello territoriale, la maggior parte delle denunce proviene dalle province di Bologna (23,8%), Reggio Emilia (13,7%) e Modena (13,6%).

Secondo l'analisi dell'Inail, in Emilia-Romagna il mese più critico per è stato marzo, che ne concentra quasi un terzo (31,3%), seguito da novembre e aprile. L'andamento regionale dei contagi denunciati è analogo a quello nazionale, ma è diversa l'intensità: superiore alla media italiana in occasione della prima ondata e inferiore nella seconda, a parte il mese di dicembre. Rispetto alla rilevazione del 30 novembre, infatti, le denunce di infortunio sul lavoro da covid-19 in Emilia-Romagna sono aumentate di 2.294 casi (+28,5%), di cui 1.504 avvenuti a dicembre, 658 a novembre e i restanti riconducibili ai mesi precedenti. L'aumento ha riguardato tutte le province ma più intensamente Ravenna (+67,6%) e Ferrara (+48,3%). Sempre a dicembre si sono registrati anche tre morti in più.

Dal punto di vista delle professioni, il report Inail sulle denunce per infortunio sul lavoro causa covid in Emilia-Romagna nel 2020 conferma che le più colpite sono infermieri, medici, operatori socio-sanitari e operatori socio-assistenziali. In particolare, tra i tecnici della salute l'84,5% delle denunce sono di infermieri, mentre nel campo dei servizi alla persona il 68% sono operatori socio-assistenziali. Tra il personale non qualificato nei servizi di istruzione e sanitari, invece, il 62% è ausiliario ospedaliero. 

Per quanto riguarda il comparto economico, industria e servizi registrano il 98,5% delle denunce: in particolare, l'84,3% delle segnalazioni riguarda il settore sanità e assistenza sociale (68%) e gli organi preposti alla sanità come Ausl e pubblica amministrazione (16,3%). Il settore noleggio e servizi alle imprese registra invece il 6,3% delle denunce codificate: circa il 59% di queste ha coinvolto le attività di ricerca, selezione e fornitura di personale interinale, prestato alle attività sanitarie e sociali, mentre più di un terzo riguarda i servizi per edifici, in particolare attività di pulizia e disinfestazione. In coda invece i settori dei trasporti (1,7%) e del commercio (1,4%): le denunce in questo caso riguardano in prevalenza servizi postali, attività di corrieri e di commercio al dettaglio. I decessi, infine, riguardano per oltre un quarto il personale sanitario e assistenziale come medici, infermieri, operatori socio-sanitari e operatori socio-assistenziali. Interessati anche gli operai del comparto manifatturiero.

(DIRE)

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