Coronavirus, anche Modena entra a far parte della sperimentazione del Tocilizumab

L’AOU di Modena partecipa allo studio condotto dall’Istituto per la Cura dei Tumori di Napoli sul farmaco che ha già dato risultati promettenti su pazienti colpiti da covid-19

Nelle scorse settimane – aggiunge la prof.ssa Cristina Mussini di UNIMORE – abbiamo cominciato a utilizzare Tocilizumab, in associazione con l'idrossiclorochina, per abbassare la carica virale nei pazienti COVID-19 positivi. Al momento nella ventina di pazienti nei quali è stato usato si rilevano buone risposte, anche se occorre più tempo per valutare i reali risultati della terapia. Ora, come centro sperimentatore, potremo approfondire questo studio e valutare l’efficacia Tocilizumab su un ampio campione di pazienti per capire se può essere un valido alleato contro tutte le polmoniti più serie, oppure solo su alcune di esse. Grazie alla collaborazione l’IRCSS di Reggio Emilia, in seno a UNIMORE, possiamo arruolare pazienti anche a Reggio Emilia e questo ci consentirà di essere uno dei centri con la casistica più ampia”.

La sperimentazione ha ottenuto ieri l’approvazione del Comitato Etico dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma che è stato identificato come Comitato Etico Unico Nazionale per la valutazione delle sperimentazioni cliniche dei farmaci, legate all’emergenza epidemiologica da COVID-19.

“Partecipare a questo studio – ha commentato Luca Sircana, Direttore Sanitario dell’AOU di Modena – non è solo motivo di orgoglio professionale per tutti noi. Siamo soprattutto felici perché abbiamo la concreta possibilità di contribuire a dare una speranza terapeutica ai tanti pazienti che lottano con i nostri medici contro questa malattiaRicerca e Assistenza sono due aspetti fondamentali che in un’Azienda Ospedaliero – Universitaria come la nostra trovano una importante e immediata applicazione pratica. Ancora una volta la collaborazione con l’Ateneo è fondamentale in questo.”

Lo studio prevede due gruppi di pazienti, che beneficeranno dello stesso trattamento. Il primo gruppo (studio di fase 2) verificherà una ipotesi di riduzione della mortalità a un mese. Saranno trattati 330 pazienti ricoverati per polmonite da COVID-19 che mostrino i primi segni di insufficienza respiratoria o che siano stati intubati entro le ultime 24 ore.

Il secondo gruppo (raccolta dati o studio osservazionale) è stato concepito con l’obiettivo di migliorare le modalità di gestione dell’emergenza in corso e includerà i pazienti già intubati da oltre 24 ore e i pazienti che siano già stati trattati prima della registrazione sia intubati che non intubati. Il numero di questi pazienti non è definito a priori poiché la numerosità deriverà dalla valutazione dei risultati della fase 2 e dall’andamento della pandemia.

Questo studio, frutto della collaborazione tra illustri colleghi clinici di varie discipline, sia universitari sia ospedalieri – commenta il Rettore Carlo Adolfo Porro – è di estremo interesse e ci pone in prima fila nelle indagini sui meccanismi patogenetici del danno polmonare legato all’infezione da COVID-19, nonché sui possibili meccanismi terapeutici. Ne siamo orgogliosi e ci congratuliamo a nome di tutto l’Ateneo, in particolare con il Prof. Carlo Salvarani di UNIMORE in quanto co-investigatore principale a livello nazionale. Ne seguiremo con attenzione gli sviluppi e assicuriamo fin d’ora il massimo supporto e la massima collaborazione con l’Azienda Ospedaliero – Universitaria”.

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