menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

L'intervista | Tre omicidi, un convento: il Commissario Cataldo torna ad indagare grazie alla penna di Luigi Guicciardi

"Ai morti si dice arrivederci", approdato in libreria da ormai due settimane, racconta la ventesima indagine del Commissario Cataldo. Quattro chiacchiere con l'autore tra curiosità e piccole anticipazioni

Sono passati ventidue anni dalla prima indagine dell'instancabile Giovanni Cataldo, commissario (quasi) modenese nato dalla penna di Luigi Guicciardi. Le sue avventure hanno riempito le pagine di ben venti romanzi, eppure la sua capacità di tenere i lettori con il fiato sospeso sino all'ultima pagina non si smentisce nemmeno ne "Ai morti si dice arrivederci".

Per questo motivo, abbiamo deciso di scandagliare il terreno in cui si muove questa volta il Commissario Cataldo tramite le parole del suo autore, che durante l'intervista ci ha svelato alcuni particolari del suo ultimo giallo e anche qualche "segreto del mestiere".

22 anni, 20 avventure. Il commissario Cataldo si è evoluto nel tempo, così come la sua città: quanto le Sue pagine rispecchiano questa continua  trasformazione?
E' vero, il commissario Cataldo si è evoluto nel tempo. S'è trasferito a Modena da Catania, più di vent'anni fa, per fare un po' di carriera e per lasciar decidere alla vita su una storia d'amore in crisi, ma all'inizio era condizionato dalla nostalgia per la sua terra, di cui rimpiangeva i profumi, i colori, il mare, la cucina. Poi, via via, s'è inserito sempre di più nella realtà modenese, s'è innamorato, disamorato, sposato con un'infermiera conosciuta a Carpi, ha avuto due figli, finché sua moglie l'ha lasciato per un avvocato calabrese ed è partita portandoseli via con sé. Ora Cataldo, all'inizio di quest'ultima indagine, è un uomo solo, al culmine della maturità professionale ma incupito da questa pena segreta: è meno dinamico, quindi, ma più riflessivo, deduttivo, esperto. Ed è un uomo, soprattutto, che cerca di tenere a bada i ricordi e i rimpianti proprio con il lavoro, di cui ha umanamente bisogno, senza però chiudere del tutto il proprio cuore a una nuova ipotesi sentimentale. A differenza di Cataldo, invece, Modena, più che evoluta, si è involuta: è rimasta, cioè, attraente nel suo centro storico (piazza grande, il Duomo, i teatri), ma s'è imbruttita nelle periferie, s'è imbarbarita nella microcriminalità, ha sviluppato una certa omertà, che Cataldo coglie anche in questa inchiesta.

Qualche indagine fa, ci aveva svelato che il segreto del giallista è mantenere viva la curiosità. Come è riuscito a farlo in quest'anno così difficile?
Confermo che la curiosità, come pure la pazienza, è una dote fondamentale tanto dello scrittore di gialli quanto dell'investigatore reale. Una curiosità, però, che è da intendere in senso lato, e che quest'anno così difficile non ha peraltro smorzato (anzi, forse ha accentuato): la curiosità in me può essere stimolata da una vecchia notizia di cronaca, dai fotogrammi di un film in bianco e nero (quanti ne abbiamo rivisti o scoperti, in questi giorni di lockdown!), dal ricordo di una pagina letta o riletta, da un'antica memoria di famiglia, dal frammento di una conversazione tra estranei captata dalla finestra... E anche il lockdown stesso – con l'impedimento a viaggiare – ha favorito l'immaginare, stimolando quel fenomeno psicologico che è la fantasia di ogni scrittore (compreso il giallista).

Dal calcio all'industria farmaceutica, dalle palestre alla polizia, dalla chirurgia estetica all'università: sono i più disparati gli ambienti all'interno dei quali si è trovato a indagare il commissario Cataldo. Questa volta arte e monasteri: come mai?
Per ciò che riguarda l'arte, il mio incontro con Guido Reni non è stato programmato, in quanto ho letto per caso che esistono diverse sue opere di cui conosciamo il soggetto e il titolo, ma che nel tempo sono andate perdute. Da qui è nata l'ispirazione iniziale: ho immaginato infatti che due di questi quadri, precisamente “Il giudizio di Paride” e “L'estasi di santa Cecilia”, siano stati ritrovati, restaurati e donati a un convento di suore di Modena, e in occasione della loro presentazione pubblica si organizzi una grande evento da cui prende le mosse tutta la storia. Quanto al microcosmo del convento, l'ho scelto perché è un mondo particolare, che finora mi mancava: ristretto, misterioso, talvolta anche ambiguo. Mi ha intrigato, inoltre, la psicologia delle suore e il senso della clausura, che ha in sé luci e ombre molto funzionali al genere del Giallo. La prima vittima del mio romanzo, per esempio, suor Alda, in quanto la più anziana, era quella che gestiva l'archivio e conosceva tutti i misteri del convento. Spesso si dice che “i delitti del presente hanno le ombre lunghe”, cioè affondano le radici nel passato, e il convento l'ho trovato perfettamente adatto a questa situazione. Il convento, in definitiva, resta un ambiente delicato, dove non è facile comunicare, e bisogna porre le domande nel modo giusto e saper ascoltare nelle reticenze, nei silenzi, nelle cose non dette. Questo lo rende, per un giallista, un ambiente molto stimolante, perché lo induce a scavare dentro diverse psicologie.

Ultima, doverosa, domanda: perché un modenese (e non solo!) non può fare a meno di leggere il suo ultimo giallo?
Perché un lettore modenese potrà trovare ancora una volta una città che non conosce del tutto, o che (se la conosce) potrà confrontare con curiosità con le proprie percezioni personali dei luoghi. In questo nuovo romanzo, in particolare, interamente ambientato a Modena, c'è la Sacca di via Anderlini e via Cassiani (dove ho situato il mio convento), ma anche zone popolari come viale Gramsci o via Fratelli Rosselli, o quartieri alto-borghesi come viale Moreali o via Bonzagni. A tutti i lettori, comunque (anche non modenesi!), Ai morti si dice arrivederci si raccomanda per essere un mystery classico, stilisticamente scorrevole, con un'indagine complessa ma non complicata, aggiornata sulla contemporaneità, che credo possieda i due requisiti fondamentali del Giallo (per dirla con Sciascia): la tensione del mistero dall'inizio alla fine e l'imprevedibilità della soluzione finale.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Attualità

Ufficiale, l'Emilia-Romagna torna in zona arancione da lunedì

Attualità

Zona arancione, cosa cambia da lunedì 12 aprile a Modena

Attualità

Focolaio covid all'Ospedale di Sassuolo, positivi 15 pazienti

Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

ModenaToday è in caricamento