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L’intervista | Forbes premia Remodule: il futuro dell’energia parte da Modena

Abbiamo scambiato due parole con i sei ragazzi inseriti da Forbes nella lista dei leader U30 grazie alla loro start-up nata nell’ambito di un progetto di Unimore

Cento giovani talenti che stanno cambiando il mondo attraverso grandi idee innovative: è questo che Forbes Italia si propone di individuare per mezzo della classifica che quest’anno vede protagonisti anche quattro ragazzi di cui Unimore vanta la formazione.

Sono Antonino Andreacchio, Luca Dallara, Michele Franceschetti e Marco Mostarda, che insieme a Mattia Stighezza e Lorenzo Tapini formano il team di Remodule. All’interno del gruppo le competenze sono ben delineate: del business planning e delle pubbliche relazioni si occupa Antonino, dello sviluppo del software e della gestione del team Michele. A Mattia è affidato lo sviluppo dell’hardware, mentre Luca lo controlla e pianifica il lavoro, attingendo alle sue esperienze nello sviluppo e testing del powertrain; Marco si concentra sulla gestione dei processi e delle risorse, e Lorenzo analizza i competitors, i clienti e i trend di mercato.

Remodule quindi, non lascia niente al caso. Un equilibrio perfetto tra ingegneri ed economisti, un investimento sul futuro dell’energia che necessita di studio, di lavoro e di passione che ha portato i suoi giovani ideatori ad una menzione speciale nella categoria dell’economia circolare del Premio Mobilità 2019, alla vittoria del Premio Repower per l’innovazione nell’ambito del Premio Gaetano Marzotto 2031 e, infine, alla nomina nella classifica di Forbes U30 nella categoria Energy.

Ma di cosa si occupa questa start-up? Di costruire un’economia circolare intorno alle celle delle batterie dei veicoli ibridi ed elettrici, il cui smaltimento è il grande “tallone d’Achille” della mobilità sostenibile. L’idea rivoluzionaria di Remodule è infatti quella di recuperare i pacchi batteria delle automobili, testare ogni cella, garantirne le performance ed immetterla sul mercato come prodotto ad altissime prestazioni per l’accumulo stazionario, sfruttando quell’80% di potenziale elettrico che rimane alle batterie (che attualmente vengono direttamente smaltite) al termine del loro utilizzo automobilistico.

E’ ora giunto il momento di vedere cosa lega questi giovani talenti alla nostra città, e farci raccontare qualcosa di più sui loro progetti presenti e futuri.

Leggo sul vostro sito che Remodule nasce tra i banchi dell’Università di Modena e Reggio Emilia,  in particolare nell’ambito del progetto TACC. Raccontateci come

Esatto, Remodule, il nostro progetto di start-up, nasce all’interno del progetto TACC organizzato  dall’Università di Modena e Reggio Emilia. Questo innovativo programma permette a studenti di diversi  corsi di laurea magistrale di lavorare in gruppo e sviluppare le loro innovative idee di business in ambito  automotive. Il programma è strutturato in lezioni, eventi nazionali ed internazionali in cui gli studenti si  immergono nel mondo dell’imprenditoria, costantemente supportati da professori e mentors. In questo clima è nato il nostro team, composto sia da Ingegneri che da Economisti, e fin da subito si è instaurato tra  di noi un forte rapporto di amicizia che ci ha sicuramente permesso di sviluppare la nostra idea al meglio. 

Uno dei motivi che vi hanno condotto alla vittoria del “Premio Repower per l’innovazione” è  stata la vostra capacità di colmare il gap tra università e mondo del lavoro, un problema di  grande attualità. Per riuscire in questa impresa, avete incontrato delle difficoltà? Come il progetto di Unimore vi ha aiutato a superarle?

Sappiamo perfettamente che il periodo che stiamo attraversando incrementerà ancora di più questo gap e  siamo anche consapevoli che per colmarlo siano necessarie azioni concrete da parte di tutti i soggetti coinvolti. Noi, nel nostro piccolo, abbiamo sempre cercato di essere intraprendenti e cogliere sempre  nuove opportunità, cercando di sfruttarle al massimo. In questo senso, non mollare mai e credere nel  proprio lavoro sono forse i due più grandi insegnamenti che le persone dietro al programma TACC hanno  saputo trasmetterci. Se a questo si aggiunge poi la splendida iniziativa di un’azienda all’avanguardia come  Repower, che ha creduto nella nostra idea e animato i nostri progetti, il gioco è fatto.

Quando avete iniziato a lavorare alla vostra start-up, quello dello smaltimento delle batterie  delle auto elettriche non era certo un problema all’ordine del giorno, quantomeno in Italia.  Pensate che la vostra lungimiranza sia stato un elemento determinante per conquistare la  nomina nella classifica dei 100 ragazzi più promettenti del Paese? 

Assolutamente sì. Il tema dello smaltimento dei pacchi batteria delle auto elettriche ha mosso solo i primi  passi, tuttavia chi come noi immagina un futuro dominato dell’elettrificazione è consapevole che questo  problema assumerà con il tempo una rilevanza sempre maggiore. Noi stiamo sviluppando una soluzione  alternativa a questo problema, con la missione di unire tutti i soggetti della filiera. Ci piace definire il nostro  progetto come un “Win-Win-Win”: abbatte i costi di smaltimento delle case automobilistiche, aiuta i produttori di batterie stazionarie ad ottenere celle di qualità ad un prezzo ridotto e fa bene all’ambiente (molto bene!). Trasformare tutto questo in realtà richiede tempo e determinate condizioni di mercato: partire al momento giusto, come crediamo di fare, sarà un vantaggio quando i pacchi batteria a fine vita si  moltiplicheranno e le normative ne consentiranno il second-life.

A proposito della classifica: punto d’arrivo o di partenza? Cosa avete provato leggendo il vostro nome su Forbes Italia?

Assolutamente punto di partenza. Abbiamo ancora 24 anni e tanta strada da percorrere, stiamo cercando  di dare il nostro contributo e abbiamo appena iniziato! Sicuramente è stata una bella soddisfazione e un grande onore leggere i nostri nomi su una rivista così importante come Forbes Italia, però sappiamo che abbiamo ancora tutto da dimostrare. 

In conclusione, una pillola sul futuro. Nuovi obiettivi all’orizzonte?

Il lavoro è certamente moltissimo e l’obiettivo che ci poniamo a breve termine è quello di avviare il nostro  progetto pilota che ha come scopo quello di validare l’intera procedura, dalla fornitura dei pacchi alla  vendita delle celle. Più a lungo termine, invece, ci stiamo proiettando verso la costituzione della società che rappresenterà il passo più importante per noi e per tutti coloro che spingono per farne parte.

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