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Estate di superlavoro per il Soccorso Alpino, in regione +12% di interventi

Il 'richiamo della foresta' fa breccia in Emilia-Romagna: è infatti in aumento il numero delle persone che scelgono gli Appennini e i boschi della regione per il 'turismo naturalè. Ma aumenta anche il lavoro del Soccorso Alpino. I turisti camminatori, gli escursionisti, gli amanti del trekking, infatti si aggiungono a cacciatori, cercatori di funghi e sportivi (bikers soprattutto) che spesso finiscono nei guai e chiedono aiuto. Fatto sta che il numero dei soccorsi, a confronto con l'estate 2018, è cresciuto del 12%: ad oggi sono ben 419 gli interventi effettuati da gennaio, e la previsione è di arrivare a superare il dato dell'anno scorso quando al 15 ottobre ne furono contati 421, già allora confermando un trend in crescita.

Già durante l'estate gli annunci di spedizione di soccorso si sono susseguiti con frequenza incessante e l'ultimo sos risale a tre giorni fa, mercoledi': alle 15.30 a Romanoro, nel modenese, quando la squadra della stazione di Monte Cimone ha salvato due sessantenni di Castellarano (Reggio Emilia) caduti con il suv in un dirupo dopo aver perso il controllo del fuoristrada. Uno degli uomini, ferito gravemente, è stato poi trasportato con un elicottero all'ospedale di Bologna. è appunto solo l'ultimo di una lunga serie di interventi.
Il fenomeno del 'turismo naturalè è legato alla riscoperta di molti cammini, come la via degli Dei tra Bologna a Firenze o la linea Gotica e tra gli escursionisti si segnala un numero crescente di stranieri, anche se la maggioranza sono ancora italiani. Appunto pero' cresce anche il numero di coloro che chiedono aiuto. Nei frequenti interventi del soccorso alpino di rado ci sono morti, raccontano gli stessi soccorritori, la maggioranza sono feriti di bassa-media entità e persone perse.

Ma chi è che finisce per perdersi, farsi male o finire in pericolo sui monti? Le numerose chiamate, spiegano dal Saccorso alpini dell'Emilia-Romagna, derivano da una maggiore presenza della fascia di età over 60 (+8% rispetto al 2018) più esposti al rischio di traumi e ferite. Ma incide parecchio anche una generale scarsa preparazione sia nell'organizzazione del percorso sia nella scelta di indumenti e scarpe. Il momento della giornata con più difficoltà è la sera, all'imbrunire, quando la stanchezza e l'arrivo del buio mettono in difficoltà gli escursionisti. La richiesta di aiuto inizia solitamente con una chiamata al 118, poi girata alla stazione di provincia competente. Al suo interno si mobilita la squadra di valle formata da cinque volontari che, in base alla situazione, decide di muoversi a piedi, con un fuoristrada o con un elicottero. Le stazioni 'storicamentè con più lavoro sono tre: la Montefalco di Forli', la Monte Cusna di Reggio-Emilia e la Monte Cimone di Modena, anche per via della posizione vicina ai principali parchi naturali della Regione.

In Emilia-Romagna, a differenza delle altre regioni dell'Arco alpino (Piemonte, Valle d'Aosta, Lombardia, Trentino e Veneto),il servizio dei volontari del Soccorso Alpino è totalmente gratuito: non ci sono ticket da pagare per il soccorso nè in caso di danni fisici nè in caso di chiamata immotivata. La crescita degli interventi spingerà la Regione ha considerarne l'introduzione? "Al Nord il tipo di intervento è principalmente 'alpinistico', da noi sopratutto 'escursionistico' in media-bassa collina- spiega il presidente Saer Sergio Ferrari- offriamo un servizio per tutto l'anno e per ogni situazione, difficile dire se serve anche a noi". Della stessa opinione anche Danilo Righi, ex presidente Saer dal 2011 al 2017 e oggi volontario e portavoce del Soccorso emiliano-romagnolo: "Al momento non abbiamo ancora un numero sufficiente di casi e il numero di uomini è adeguato. Ma se il trend continuerà un giorno ne riparleremo con la Regione".

(DIRE)

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