L'opinione | Non andrà tutto bene, nessuna pentola d'oro alla fine dell'arcobaleno

Oltre i messaggi di ottimismo e la noia che qualcuno può permettersi il lusso di coltivare nell'isolamento domestico, c'è una crisi economica di proporzioni dirompenti già in atto. Senza cedere allo sconforto, occorre però averne consapevolezza

La speranza è sempre legittima ed è uno dei tratti distintivi dell'uomo, ma realtà più cruda oggi reclama il proprio spazio. Se nel cuore e negli striscioni dei bambini "andrà tutto bene", purtroppo non sarà così. Andrà male, sta già andando male.

Va male per i piccoli commercianti, per le cooperative di servizi, va male per il settore del turismo, nello spettacolo e nei pubblici esercizi. Va male per tanti operai che da giorni sono già a casa per la chiusura delle rispettive aziende e che dovranno affrontare la cassa integrazione. Fondi che probabilmente non saranno sufficienti. Va male per i liberi professionisti, per i quali al momento gli "ammortizzatori" sono solo e come sempre una barzelletta. Va male per migliaia di lavoratori che nelle prossime ore chiuderanno il mese senza mettere in tasca uno stipendio certo. Mentre gli affitti, le rate dei mutui e le spese vive non vanno certo in quarantena.

L'emergenza sanitaria, con il suo drammatico bollettino quotidiano delle vittime, occupa inevitabilmente uno spazio in primissimo piano. Lo sforzo della sanità e dei suoi operatori chiamati ad una prova eroica, le misure di prevenzione e le norme sempre più restrittive, le gare di solidarietà, le belle storie di impegno e creatività: la complessità del momento esige che i fari siano puntati su questi aspetti. Ma guai a dimenticare il lavoro.

Ed è di tutta evidenza che più si protrarrà il lockdown, più crescerà la platea dei cittadini che resteranno senza reddito. Ancora una volta sarà il tempo la chiave di questa crisi. Secondo molti analisti, se i consumi di beni e servizi ripartiranno entro l'estate allora il danno sarà limitato, per quanto molto significativo se non distruttivo per alcuni settori. Se invece i tempi di ritorno alla (pseudo)normalità saranno più lunghi, le conseguenze saranno incalcolabili.

In un tempo straordinario lo Stato è chiamato ad uno sforzo straordinario, ma il timore è che anche il più generoso degli interventi pubblici - che al momento si intravede solo da lontano - possa non bastare ad evitare un impoverimento dilagante e generalizzato. 

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A tutto questo occorre prepararsi, con una riflessione che dovrà essere sia politica che personale. Occorre la consapevolezza, da parte di tutti, che le cose non saranno più come prima per molte, troppe, persone. Senza negare la speranza e senza lasciarsi andare allo sconforto, ma senza neppure chiudere gli occhi. Purtroppo alla fine dell'arcobaleno non ci sarà alcuna pentola d'oro ad attenderci.

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