Ozono estivo, situazione critica in tutta la regione. L'allarme di Legambiente

15 stazioni di monitoraggio già oltre i limiti e il caldo dei prossimi giorni può peggiorare la situazione. Legambiente: “non arretrare sulle azioni da adottare in Pianura Padana sulla qualità dell’aria”

Dopo aver visto un’importante riduzione della concentrazione degli ossidi di azoto durante il periodo di lockdown, con la ripresa delle consuete attività ed in particolare degli spostamenti con mezzi privati, ecco ripresentarsi un problema di inquinamento dell’aria  tipicamente estivo: quello legato alle concentrazioni di ozono, una molecola che si crea a partire da altri tipi di inquinanti, in particolare gli NOx e favorito anche dalle condizioni meteorologiche che ne innalzano i valori in atmosfera.

Dunque, proprio mentre le Regioni del nord comunicano l’intenzione di fare slittare il bando degli Euro4 previsto ad ottobre, in Emilia-Romagna sono già 15 le stazioni di monitoraggio dell’ozono, in 7 province, che hanno superato il limite normativo annuale dei 25 giorni di superamento consentiti sul valore obiettivo di 120 µg/m3 sulla media mobile delle 8 ore.

Nei giorni scorsi sono stati inoltre registrati in Emilia-Romagna superamenti delle soglie di informazione (limite di 180 µg/m3 nella media oraria): le concentrazioni di ozono hanno raggiunto i picchi di 198 µg/m3 a Verucchio (PR) il 31 luglio 2020.

La particolarità è che elevate concentrazioni di questa molecola, si possono rilevare anche molto lontano dai punti di emissione dei precursori (principalmente gli ossidi di azoto), poiché questo tipo di inquinamento si diffonde con facilità a grande distanza, perciò anche in luoghi comunemente ritenuti immuni da inquinamento, come ad esempio le aree verdi urbane ed extraurbane e in montagna.

«Per contenere il problema dell’inquinamento dell’aria anche in estate è fondamentale non abbassare la guardia sulle politiche per ridurre il traffico su gomma, sulle emissioni industriali e sugli stili di vita. Serve dunque una politica forte di promozione della mobilità alternativa per persone e merci e per la riconversione dei mezzi verso alimentazioni elettriche» - sottolinea Legambiente.

Preoccupante dunque pere Legambiente la notizia data dalle Regioni padane di venir meno ad alcuni dei provvedimenti previsti ad ottobre – a causa dell’emergenza coronavirus -  senza nessuna alternativa sul piatto. «Sono invece tante le azioni che le amministrazioni potrebbero mettere in campo, a costi contenuti: ridurre le velocità di percorrenza in autostrada, applicare misure a favore della mobilità sostenibile, aumentare massicciamente corsie preferenziali, piste ciclabili e zone trenta, favorire il passaggio all’elettrico delle flotte pubbliche e delle aziende partecipate», spiega l'associazione.

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Pur essendo meno noto dell’inquinamento invernale da polveri sottili, l’ozono troposferico rappresenta un inquinante altrettanto pericoloso. Colpisce principalmente nei periodi di maggior intensità solare e di calore e fa sfumare la speranza di una tregua per i nostri polmoni: causa problemi come irritazioni delle mucose dell’apparato respiratorio e degli occhi, e aggrava specialmente gli individui più sensibili della popolazione (anziani e bambini). L’ozono, infatti, può irritare il sistema respiratorio, ridurre la funzione polmonare, aggravare l’asma e altre patologie respiratorie e provocare l’infiammazione del sottile strato di cellule che riveste le vie respiratorie. Non solo: studi hanno suggerito che può ridurre le capacità del sistema immunitario a combattere le infezioni dell´albero respiratorio. Inoltre, l’esposizione ad ozono può accelerare il naturale processo di invecchiamento della funzione polmonare.

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