Linfomi. Il Premio Giovani Ricercatori al dottor Papotti di Unimore

Un giovane ricercatore dell’Università di Modena e Reggio Emilia, il Dottor Robel Papotti, con un collega il dottor Federico Pozzo, si è aggiudicato il Premio Giovani Ricercatori under 40 istituito dalla Fondazione Italiana Linfomi. Il progetto: identificare nuovi marcatori biologici di prognosi e potenziali target terapeutici nel sottotipo più comune di linfoma non Hodgkin

Un giovanissimo ricercatore Unimore, il dottor Robel Papotti, dottorando in Clinical and Experimental Medicine, col collega Dr. Federico Pozzo del Centro di Riferimento Oncologico di Aviano (Regione FVG), si è aggiudicato la terza edizione del Bando Giovani Ricercatori del valore di 100.000,00 euro, istituito dalla Fondazione Italiana Linfomi (FIL), grazie ad un progetto di ricerca nel campo delle malattie linfoproliferative.

Il progetto vincitore del Bando Giovani Ricercatori è finalizzato ad identificare nuovi marcatori biologici di prognosi e potenziali target terapeutici nel sottotipo più comune di linfoma non Hodgkin, il DLBCL (Diffuse Large B Cell Lymphoma) linfoma diffuso a grandi cellule B, che colpisce soprattutto, ma non esclusivamente, soggetti adulti o anziani, caratterizzato tipicamente dal coinvolgimento di una  o più sedi linfonodali o extralinfonodali e da una rapida espansione della massa tumorale.

Il progetto

A tal fine si innesta il progetto presentato dai giovani ricercatori, Robel Papotti e Federico Pozzo, i quali, attraverso una analisi retrospettiva su una ampia coorte di campioni di DLBCL, si attiveranno nello studiare la forte eterogeneità molecolare e instabilità genomica alla base di questa malattia. In particolare, saranno effettuate indagini su due potenziali protagonisti di tale instabilità: la proteina AID e il gene TP53.

Lo studio di questi particolari meccanismi potrebbe fornire nuove informazioni riguardo ai processi di insorgenza del linfoma, di insuccesso della terapia e su nuovi potenziali target terapeutici.

Gli esperimenti – aggiunge il dottor Robel Papotti - saranno condotti mediante l’utilizzo di innovative tecniche molecolari di sequenziamento e di analisi di espressione genica e i risultati saranno messi in rapporto con l’andamento clinico e la risposta alla terapia”.

Il progetto dei giovani ricercatori muove all’interno di una forte collaborazione tra gruppi di ricerca del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche Materno-Infantili e dell'Adulto di Unimore (Prof. Antonino Maiorana, Dr.ssa Stefania Bettelli, Prof.ssa Samantha Pozzi e Prof. Stefano Sacchi) e la Struttura di Onco-ematologia Clinico-Sperimentale del Centro di Riferimento Oncologico di Aviano, diretta dal Dottor Valter Gattei.

Certamente il risultato – ha commentato il Dottor Robel Papotti - è motivo di grande soddisfazione, ma altrettanto entusiasmante è il fatto che sia nato da una solida collaborazione tra due centri fortemente attivi nell’ambito della ricerca oncologica, il Centro Oncologico Modenese e quello di Aviano. Avere la possibilità di lavorare in entrambe le realtà è per me una grande fortuna. L’impegno dei team di entrambi i centri ha reso questo ambizioso progetto possibile, con la speranza che possa migliorare la terapia di un male così complesso e aggressivo come il linfoma diffuso”.

Incidenza linfomi nel nostro paese

I dati nel nostro paese mostrano come, a fronte di un’incidenza generale dei linfomi che si attesta intorno a 4-5 casi ogni 100.000 abitanti, un caso su tre è rappresentato proprio dal DLBCL, una neoplasia a carattere fortemente aggressivo che, pur rispondendo al trattamento di prima linea, è soggetta a recidiva nel 30-40% dei pazienti trattati. Quando questo accade, le opzioni terapeutiche restano limitate.

È di fondamentale importanza identificare, fin dai primi stadi della malattia, marcatori prognostici in grado di far prevedere al clinico l'evoluzione della malattia. L' identificazione precoce di fattori di rischio molecolari, facilmente tracciabili anche sfruttando i nuovi approcci di biopsia liquida eseguibile con un prelievo di sangue, permetterebbe una rapida identificazione dei pazienti a più alto rischio di recidiva, indirizzandoli verso regimi di terapia diversificati e personalizzati.

Il Dottor Robel Papotti, ventottenne mantovano, che nel 2018 ha conseguito la laurea magistrale in Biologia Sperimentale e Applicata all’Università di Modena e Reggio Emilia, è attualmente iscritto al corso internazionale di Dottorato in Clinical and Experimental Medicine dell’università di Modena, sotto la guida del tutor Prof.ssa Samantha Pozzi. Negli anni scorsi ha condotto ricerche nell’ambito dei Linfomi Diffusi a grandi Cellule B. Tali indagini sono state possibili grazie ad una Borsa di Ricerca di 18.000 euro vinta nel 2019, istituita dall’Associazione Mantovana per la ricerca contro il cancro, da anni fortemente attiva nel finanziare attività scientifiche, e da un finanziamento della Fondazione di Modena.

Queste ricerche sono state svolte presso i laboratori di Patologia Molecolare e di Anatomia Patologica del Policlinico di Modena, diretti rispettivamente dalla Dottoressa Stefania Bettelli e dal Professor Antonino Maiorana. In questi laboratori, Robel Papotti si è formato come abile ricercatore e ha potuto apprendere le metodiche di biologia molecolare, attraverso le quali si studia la genetica delle principali neoplasie.

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