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Lezioni sospese, torna la protesta in Piazza Grande

Dopo la decisione dell'ultimo Dpcm e della zona rossa regionale circa la sospensione della didattica in presenza, il Comitato Priorità alla Scuola di Modena torna alla carica e invita tutto il mondo della scuola a scendere in piazza per "riaffermare il ruolo centrale e prioritario dell’istruzione e della scuola nella nostra società, indipendentemente dagli interessi individuali e professionali di ciascuna categoria, perché se l’istruzione non è al centro dell’agenda politica, non può esserci crescita per il Paese, né umana, né civica, né economica".

Il Comitato ha confermato un sit-in di protesta domani in Piazza Grande, dove da mesi si è già riunito più volte. "Il 24 febbraio 2020, un anno fa, chiudevano le scuole per il diffondersi del virus in Italia, un anno dopo il colpo di spugna del Presidente della Regione Emilia Romagna: il rosso, che determina la chiusura di tutte le scuole di ordine e grado. Ritiene che questa Ordinanza una volta ancora disattenda quanto sancito dal Tar rispetto alla precedente ordinanza di gennaio ovvero che "l'attività amministrativa di adozione di misure fronteggianti situazioni di pur così notevole gravità non può spingersi al punto tale da sacrificare in toto altri interessi costituzionalmente protetti", dovendo la Pubblica amministrazione agire in un 'quadro di bilanciamento delle tutele di entrambe le esigenze pubbliche in rilievo, quella sanitaria e quella del diritto all'istruzione'".

Il nuovo DPCM firmato dal Presidente Draghi, va ancora oltre non limitandosi a intervenire sulle zone rosse, ma modulando la possibilità di chiusure comunali e provinciali anche in zona gialla in caso di contagi sopra i 250 casi per 100000 abitanti. "Questa nuova disposizione comporterà una realtà a fisarmonica, che andrà ancor di più a ledere i diritti di ragazzi e bambini. #PaS non nega l’emergenza sanitaria e non discute sulle esigenze di contenere il contagio: chiede unicamente che la Scuola e i diritti dei Soggetti della Scuola siano tutelati con la priorità stabilita dalla Costituzione (facendo proprie le motivazioni del TAR del 15 gennaio). Peraltro è noto come il numero dei contagi sia relativamente basso all’interno degli edifici scolastici. L’incremento registrato nel mese di febbraio del 70% come riferito dall’assessore Donini, in termini assoluti vuole dire 6068 positivi a livello regionale accertati fra studenti e personale scolastico delle scuole di ogni ordine e grado. Un facile calcolo ci permette di dire che a fronte di circa 1500 / 2000 casi al giorno di positivi in Emilia Romagna, i positivi accertati giornalieri a scuola sono di 20 unità su tutta la regione. I focolai della provincia riportati dall’ausl nella settimana 22 - 28 febbraio sono stati 166 su tutte le classe delle scuole di ogni ordine e grado della provincia e si registra che le classi entrano in quarantena con 2 o più positivi. Da settembre ad oggi ci sono stati 2.491 studenti positivi e 402 posiivi fra il personale scolastico, incluso il periodo di novembre e dicembre considerato della seconda ondata. Dall’inizio dell’anno ad oggi su tutta la provincia di Modena i focolai sono così ripartiti 52 negli asili nido, 202 nelle scuole d' infanzia, 182 nelle primarie, 109 alle media e 80 alle superiore ovvero le classi che hanno avuto 2 positivi almeno".

"Si faccia caso anche al fatto che la chiusura delle scuole non determina, il più delle volte, un calo di positivi. Così almeno, da un anno a questa parte, ci insegna l’andamento epidemiologico. #Pas continua a chiedere con forza tracciamento, tamponi rapidi ripetuti sulla popolazione scolastica, di accelerare la vaccinazione degli insegnanti, microlockdown su istituti con particolari criticità e non la chiusura generalizzata di tutte le scuole. Infine nelle zone rosse o laddove si chiuderanno le scuole anche in altre zone denunciamo con forza che le lavoratrici madri, le donne subiscono ancora una volta i danni della DAD Costrette a scegliere tra il lavoro e l’assistenza ai figli in didattica a distanza, le donne lavoratrici madri di bambine e bambine piccoli sono spesso lasciate sole in queste situazioni: le donne libere professioniste non possono accedere ai congedi parentali, come le donne insegnanti che continuano ad andare a scuola per garantire agli studenti in difficoltà l’accesso a un’istruzione adeguata. Per tutte queste donne Pas chiede interventi immediati da parte del Governo con congedi parentali o con il riconoscimento del ruolo di “lavoratori essenziali” in modo da permettere ai loro figli di andare a scuola in presenza."

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