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Meno figli in tempi di Covid? Non a Modena con 56 nascite in più rispetto al 2019

Siamo lontani dai 7.200 bambini nati nel 2008 ma a Modena durante il periodo Covid sono nati 56 bambini in più rispetto al 2019

L’anno scorso sono nati 5.141 bambini, cioè 56 in più rispetto ai 5.085 nati vivi del 2019. Siamo lontani dai 7.200 bambini nati nel 2008 (record nel periodo 2002-2020), ma era dal 2011 che il numero di nati vivi dell’anno non superava il dato dell’anno precedente.

Se n’è accorta la Cisl Emilia Centrale analizzando le statistiche sulla popolazione modenese. La demografia, infatti, è uno degli ambiti più colpiti dalla pandemia, non solo per l’effetto diretto sull’aumento della mortalità, ma anche per le conseguenze indirette sui progetti di vita delle persone.

“È rimasto deluso chi, come noi, sperava in un boom di nascite, come avvenuto dopo altre crisi o nel secondo dopoguerra – afferma Rosamaria Papaleo, responsabile delle politiche familiari per la segreteria della Cisl Emilia Centrale – Una delle cause più plausibili è che questa crisi economica, essendo figlia di una crisi sanitaria, è molto più destabilizzante. È legittimo ipotizzare che il clima di paura e incertezza e le crescenti difficoltà legate a lavoro e reddito generate dai recenti avvenimenti influenzino negativamente le scelte di fecondità delle coppie italiane. Eppure da Modena arriva un segnale di speranza. Forse è ancora presto per parlare di un’inversione di tendenza, ma è sicuramente il momento di varare misure più efficaci a favore della natalità”.

Da questo punto di vista la Cisl condivide il Family Act voluto dall’ex ministro per la Famiglia Elena Bonetti: un provvedimento in otto articoli che prevede, tra le altre cose, un assegno mensile universale per tutti i figli fino all’età adulta, sconti per gli asili, agevolazioni per gli affitti delle coppie composte da under 35, detrazioni fiscali delle spese dell’affitto per i figli maggiorenni iscritti a un corso universitario.

Per la segretaria Cisl bisogna aiutare le donne e i giovani, le due componenti più penalizzate dalla pandemia, ma indispensabili per il futuro del sistema Paese e sperare di risollevare la natalità.

“Donne e giovani sono i nostri “eserciti di riserva”. Dobbiamo dare loro gli strumenti adatti, in termini di servizi e welfare, per rimettere in moto Modena e l’Italia - dice Papaleo - Sappiamo che il Covid-19 ha reso più fragili i percorsi scolastici che devono portare i giovani verso il mercato del lavoro. Ai giovani serve una buona formazione scolastica e professionale, migliori servizi, un più agevole ingresso nel mondo del lavoro e, soprattutto, fiducia nel futuro. Perché se è vero che la popolazione italiana è destinata a diminuire ancora, è anche vero che si può rafforzare il futuro delle generazioni per permettere loro di tornare a fare figli e attenuare il calo demografico.”

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