Meteorite di Cavezzo, ecco i primi risultati delle analisi scientifiche

I dati ufficiali arriveranno solamente la prossima settimana, ma lo scienziato che sta conducendo l’autopsi, Giovanni Pratesi dell’Università di Firenze, anticipa per i curiosi le caratteristiche del meteorite

foto Media Inaf

Il meteorite, caduto nei pressi di Cavezzo, nel Modenese, la notte tra il 31 dicembre e il 1 gennaio 2020, inizia ad avere un’identità. Stando a quanto riferisce a Media Inaf il geologo Giovanni Pratesi, geologo all’Università di Firenze e presidente del Mema, che si occupa delle analisi, probabilmente si tratta di una condrite, ovvero una meteorite di oltre i 4.5 miliardi di anni.

I risultati definitivi sono attesi solamente per la prossima settimana, ma lo scienziato che dirige i test ha comunque rilasciato delle informazioni per i più curiosi e impazienti.

 “Molto probabilmente è una condrite –dichiara Pratesi- quindi una meteorite indifferenziata. Quando si parla di condriti si fa sempre riferimento ai primi milioni di anni di vita del Sistema solare, quindi siamo oltre i 4.5 miliardi di anni. Grazie ai dati forniti dalla rete Prisma, i ricercatori  hanno già tracciato una possibile orbita del bolide. Il meteoroide che ne è all’origine sembra provenire dalla zona interna della Fascia degli asteroidi. Un’informazione, questa, che potremo affinare quando verrà identificato il gruppo di appartenenza, ma questo richiede ulteriori dati”.

Informazioni arrivano anche per quanto riguarda la composizione stessa del meteorite che grazie alla rapidità con cui è stato trovato il frammento si potranno svolgere esami a “caldo”.   

“È sicuramente silicatica- afferma il geologo Giovanni Pratesi intervistato da Media Inaf - Non mostra tracce evidenti di metallo, quindi quasi tutto il ferro che è presente, perché c’è sempre un contenuto in ferro importante in questi oggetti, è all’interno dei minerali silicatici. Questo lo possiamo già dire perché a vista non lo si percepisce. Ma sono già in corso analisi più approfondite. Non avevamo mai avuto l’occasione di studiare un oggetto così fresco. Comunque sono veramente pochissimi i casi di bolidi il cui ingresso in atmosfera sia stato registrato da reti di osservazione dedicate e che siano poi stati studiati. Il tempo che intercorre tra la caduta e le prime analisi è fondamentaleprosegue Pratesi- non solo per la ricerca di eventuali contenuti di materiale organico, verso i quali occorre sempre un’estrema prudenza, ma anche per la determinazione del contenuto di isotopi cosiddetti cosmogenici e dall’emivita molto breve, Isotopi che già dopo poche settimane non si possono più misurare. Non è affatto semplice trovare porzioni di meteorite che abbiano conservato la storia del volo. In questo caso, invece, c’è una superficie che testimonia come sia avvenuta una frammentazione in volo”.

Per ora i frammenti raccolti  nei pressi di Cavezzo sono due, ma si sospetta che in zona deve trovarsi almeno un terzo frammento. Elemento dedotto dagli scienziati analizzando i punti di frattura dei frammenti.

“Per chiunque voglia provare a cercare i frammenti mancanti ricordiamo che sarebbe opportuno  raccoglierli con dei guanticonclude Pratesi- Non, però, guanti in tessuto o in pelle, bensì semplicissimi guanti di plastica usa e getta. Guanti del genere permettono di evitare il contatto diretto, che introduce comunque una pesante contaminazione, se si evita di toccarle con le mani è preferibile”.

I due frammenti rinvenuti nel Modenese sono in questi giorni all’Università di Firenze, nei laboratori del Dipartimento di scienze della Terra e del Mema, il Centro di microscopia elettronica e microanalisi, per essere sottoposti ad ulteriori analisi. È coinvolto nella ricerca anche il Museo di storia naturale, in quanto formalmente riconosciuto come repository dalla Meteoritical Society.

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