Mobilità nell'era post-covid, FIAB Modena verso una "fase 2" in bicicletta

Sono tante le proposte avanzate nei giorni scorsi da FIAB Modena, che vedono le due ruote protagoniste della cosiddetta "fase 2" modenese

Secondo la Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta (FIAB), in linea con quanto sostenuto nei giorni scorsi anche da Andrea Burzacchini, amministratore unico dell'Agenzia per la Mobilità di Modena (AMO), occorre - in vista della cosiddetta "fase 2" - rivedere concretamente le modalità di trasporto evitando il massiccio ricorso all’auto privata nell'era post Covid-19. Per questo motivo FIAB ha inviato, nelle ore scorse, una lettera indirizzata al Sindaco Muzzarelli e all'Assessora Filippi, recante proposte per varie zone del comune di Modena.

"In questi giorni, si stanno studiando le modalità di riorganizzazione della mobilità urbana per la Fase 2, che dovranno tutelare l’isolamento individuale. Se da una parte non si possono immaginare città assaltate quotidianamente da auto con un solo passeggero o centri storici senza ZTL e parcheggi a pagamento, non è possibile riorganizzare a breve neanche il trasporto pubblico perché, per garantire i trasportati, sono necessari nuovi mezzi, nuovo personale e nuovi investimenti" inizia così la lettera di Eugenio Carretti, Presidente di FIAB Modena. "A livello mondiale si stanno proponendo e sperimentando nuove misure per una mobilità di emergenza, dedicando maggior spazio pubblico alle due ruote, che sono poco ingombranti e garantiscono l’isolamento dei trasportati. E' così forte l’esigenza di questa riorganizzazione, che in diversi Paesi si stanno attuando interventi provvisori, non specificamente previsti dalle normative vigenti, finalizzati ad un unico obiettivo: incrementare l'uso della bicicletta tra la popolazione e ridare nuovi spazi ai pedoni e ai disabili, per garantire una mobilità efficiente e con la necessaria garanzia di sicurezza sanitaria. Una particolare attenzione viene dedicata anche ai monopattini, alle cargo bike per il trasporto ed ai pedoni riducendo, se necessario, gli spazi ora dedicati alle automobili."

A questo scopo, FIAB Modena ha esaminato svariati itinerari e promosso soluzioni attuabili in tempi brevi e senza costosi interventi strutturali: tali proposte interesserebbero il Cavalcavia Mazzoni, l'asse di Via Morane, Via Buon Pastore e Via Luosi, un tratto di Via Emilia Ovest, il collegamento tra Via Ciro Menotti e Corso Canalgrande e nel centro storico.

"E’ ormai maturo eliminare il traffico delle auto private dal Cavalcavia Mazzoni per dedicare l'intera sede stradale ai mezzi pubblici, alle bicilette ed ai pedoni: in tal modo si realizza il tanto atteso collegamento sicuro col centro città degli abitanti dei quartieri a nord della ferrovia, migliorando di qualità dell'aria e la vivibilità dell’intera area, ora attraversata da un ingente traffico parassitario in transito.

L’ampia sezione stradale di via Morane, dalla nuova Estense a via Carlo Sigonio, consente di tracciare due corsie ciclabili monodirezionali sui entrambi i lati, con la sola esclusione dei tratti in prossimità dei due incroci semaforizzati. Si potrebbero realizzare con la sola segnaletica orizzontale.

Gli assi di via Buon Pastore e di via Luosi sono due percorsi assai frequentati dai ciclisti per la presenza di quartieri densamente abitati e di attrezzature urbane e servizi attrattori assai frequentati. L’asse di Buon Pastore è in assoluto il più frequentato della città, con un flusso di ciclisti che, nell’ora di punta del mattino degli ultimi dieci anni, è variato tra i 250 ei 350 passaggi nella sola direzione centro. Su entrambe le strade sono presenti due ciclopedonali molto stretti, fuori norma, con un flusso di ciclisti tale da creare spesso conflitti ed incidenti tra ciclisti e pedoni. Sarebbe possibile migliorare la sicurezza dei ciclisti e dei pedoni realizzando un secondo percorso ciclabile monodirezionale sul lato opposto della strada, in modo da separare chi procede verso il centro e chi verso la periferia. Con questi interventi su entrambe le direttici si ridurrebbero solo alcuni posti auto, senza alcuna limitazione al transito automobilistico e si offrirebbero ai residenti nuove opportunità alternative all’auto.

Via Emilia Ovest nel tratto da largo Aldo Moro a via Emilio Po ha un'ampia sezione stradale, che consente di realizzare un'ulteriore ciclabile monodirezionale anche sul lato nord, per alleggerire il transito di bici sulla pista esistente e soprattutto per servire meglio i residenti e le attività di tutta la zona di S. Cataldo. Anche in questo caso si propone di realizzare una corsia ciclabile, con sola segnaletica orizzontale, come quella già esistente sul lato sud da Via Jacopo Barozzi a Viale Italia. Ciò comporta solo modesti restringimenti della sezione stradale, ininfluenti per il transito e la sosta degli altri veicoli, e permette di regolarizzare l’utilizzo della pista esistente che, secondo il D.M. 557/99, può essere percorsa solo in direzione del centro.

Il collegamento tra via Ciro Menotti e corso Canalgrande è un percorso già ampiamente utilizzato dai residenti della popolosa zona Musicisti per accedere al Centro Storico, che deve tuttavia essere regolarizzato e messo in sicurezza. La soluzione proposta prevede una corsia ciclabile monodirezionale verso il centro e la regolarizzazione dell’uso della corsia bus da parte dei ciclisti, che già usano da molti anni senza particolari problemi. In questo caso si manterrebbe inalterato l'assetto attuale della viabilità, ma si renderebbe sicuro un itinerario prezioso questa parte di città.

Ancora, i ciclisti incontrano oggettive difficoltà per accedere ed attraversare il cento storico cittadino. L’attuale organizzazione della viabilità impedisce l’attraversamento del centro, soprattutto sull’asse nord-sud ed in entrambe le direzioni. La richiesta che avanziamo da tempo, e che riproponiamo nuovamente, è quella di permettere ai ciclisti di percorrere alcuni brevi tratti di strada a senso unico per le auto, apponendo la segnaletica 'divieto di accesso eccetto biciclette'".

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La lettera si conclude con la speranza che "la "fase 2" possa diventare l’occasione per organizzare una mobilità diversa, più compatibile con i centri urbani e per abbandonare definitivamente le ricette vecchie che ci hanno portato alla congestione delle strade e ai livelli insostenibili di inquinamento atmosferico ed acustico". 

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