Ospedali, quasi 500 pazienti covid ricoverati nel modenese

Ausl e Aou forniscono un quadro esaustivo - e preoccupante - del carico della rete ospedaliera modenese. A differenza della prima fase, ora si riscontra un importante impegno dei posti letto anche per pazienti no covid

A partire dalla seconda parte del mese di ottobre il sistema sanitario modenese ha dovuto affrontare il rapido aumento dei casi di covid-19. Ciò ha posto sotto stress molte articolazioni impegnate nella gestione della pandemia. La Sanità pubblica ha visto un aumento delle necessità di testare e tracciare persone con sintomatologia o entrate in contatto con casi positivi; ciò ha influito sull’attività del Laboratorio di analisi dei test molecolari; negli ospedali si è assistito a un rapido aumento di ricoveri; ingente l’attività relativa alle scuole, che da metà settembre ha richiesto un notevole impegno al fine di poter garantire il più possibile la frequenza da parte degli alunni; importante infine il carico assistenziale sulla domiciliarità.

​I ricoveri alla data di oggi

Il trend dei letti occupati da pazienti COVID+ in ospedale, dopo aver raggiunto il picco nel giorno del 29 marzo, evidenzia un successivo calo fino alla fine di luglio, sia per quanto riguarda i presenti nei reparti per acuti sia per quanto riguarda le presenze nei reparti di terapia intensiva/subintensiva. Da agosto si è assistito ad una lenta ripresa del numero di degenti nei reparti per acuti, che si è fatta decisamente più sostenta nel corso delle ultime settimane. Al 9 novembre sono 452 i pazienti assistiti in regime di ricovero negli ospedali della provincia per Covid-19.  

Sul totale dei ricoveri, 284 si trovano negli ospedali dell’AOU di Modena (180 al Policlinico, 104 all’Ospedale Civile di Baggiovara), i restanti 111 negli ospedali provinciali (Carpi, Mirandola, Vignola, Pavullo), e 57 persone all’Ospedale di Sassuolo Spa che, come tutti gli ospedali, in queste ultime settimane ha convertito all’accoglienza dei pazienti covid alcune aree di degenza.

A questi si aggiungono 23 pazienti ricoverati nei due Osco Covid (Novi e Fanano).

Dal 21 luglio al 21 settembre sono stati preponderanti i giorni con zero ricoverati; dal 22 settembre si è assistito a un aumento, che risulta più marcato in ottobre. Secondo il dato riportato anche oggi nel bollettino regionale, sono occupati 41 posti di Terapia Intensiva disponibili negli ospedali dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Modena. A questi si aggiungono 11 pazienti assistiti in setting semintensivo, tutti al Policlinico di Modena.

Persone in isolamento domiciliare

In rapido aumento anche la casistica positiva al domicilio (casi e contatti), sintomatici e asintomatici. Al 9 novembre erano in isolamento domiciliare complessivamente 5377 persone covid positive (erano 3107 lo scorso 2 novembre). Delle persone in isolamento domiciliare 69 sono accolte presso l’hotel Tiby dedicato a persone positive al covid presente a Modena.

Sono 2854 (1730 lo scorso lunedì) i contatti stretti di casi accertati in isolamento. Sono in isolamento presso l’hotel Tiby anche 5 assistenti familiari che stanno effettuando la quarantena preventiva a seguito di rientro dall’estero.

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La rete ospedaliera si riorganizza

L’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Modena ha attivato 273 posti di degenza ordinaria e 64 tra intensiva e semintensiva. Presso lo stabilimento Policlinico 163 posti di degenza ordinaria e 34 per pazienti di semintensiva/intensiva. Presso lo stabilimento di Baggiovara 110 posti di degenza ordinaria e 30 di semintensiva/intensiva (espandibili rapidamente a 36). Al fine di garantire queste attivazioni, l’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Modena, in coerenza con le indicazioni Regionali, mantiene la sospensione dei ricoveri programmati e differibili sia medici che chirurgici. Aree dedicate al covid sono presenti negli ospedali dell’Azienda USL a Vignola, Pavullo, Carpi e Mirandola e all’Ospedale di Sassuolo.

A differenza della prima fase, attualmente si riscontra un importante impegno dei posti letto di medicina anche a carico dei pazienti no covid, che riduce la disponibilità complessiva di posti letto e aumenta il carico assistenziale sugli ospedali. Mentre durante la salita della prima curva il mix tra ricoveri covid/no covid era 90/10, ad oggi tale mix risulta 40/60.

Rispetto alla prima ondata esiste un’organizzazione strutturata che consente di seguire i soggetti nel luogo di cura quanto più possibile appropriato a seconda dei bisogni. A tale scopo è stato istituito un nuovo Ospedale di Comunità a Novi, dedicato a pazienti covid che rappresenta un presidio territoriale intermedio fondamentale, rivolto a pazienti anziani, che non necessitano di assistenza ospedaliera, ma le cui condizioni richiedono un’assistenza infermieristica continuativa, o a pazienti fragili con patologie croniche in fase di riacutizzazione. La scorsa settimana anche l’Osco di Fanano è stato riconvertito all’accoglienza di pazienti covid.  

Guardando i numeri, in base al rafforzamento progettato nel corso della prima ondata relativamente alla necessità di poter seguire quanto più possibile i soggetti tenendoli in sicurezza al proprio domicilio, è evidente il peso del carico assistenziale sulla domiciliarità: sono ad oggi oltre 5300 i pazienti positivi al domicilio, mentre nella prima emergenza si raggiunse il picco massimo di 2120. Oltre a ciò vi sono oltre 2800 persone tra contatti stretti e rientri da zone a rischio in isolamento domiciliare.

A tal proposito è stata riattivata pienamente tutta l’attività delle 7 Usca (Unità speciali di continuità assistenziale) presenti nei 7 distretti (che era stata ridotta nel corso dell’estate), sono in corso di realizzazione le Centrali operative distrettuali (per un maggior coordinamento delle azioni in integrazione con Medici, Pediatri, Usca e guardia medica/continuità assistenziale), è prevista l’assistenza domiciliare e l’uso di strumenti di telemonitoraggio a distanza per i pazienti cronici e per quelli covid+.

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