menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Modena sul podio come città “Amica degli animali”. L’indagine di Legambiente

Modena si posizione al secondo posto nella classifica dei Comuni virtuosi di Legambiente. Tuttavia in molti comuni sono presenti ancora milioni di “clandestini” con grandi disparità tra territori. Zampetti: “Prepararsi subito per prevenire maggiori sofferenze e abbandoni post pandemia”

La gestione degli animali nelle città italiane, nella sua disomogeneità, potrebbe essere un buon indicatore del caos amministrativo del Paese, dei suoi immensi divari tra aree geografiche e tra Comuni.

È quanto emerge dalla nona edizione di Animali in città, una indagine di Legambiente sui servizi offerti dalle amministrazioni comunali e dalle aziende sanitarie per la gestione degli animali d’affezione e la qualità della nostra convivenza in città con animali selvatici e non. Un tema più urgente che mai dopo un anno di pandemia che ha visto aumentare il disagio economico di una parte della popolazione e, stando a quanto è possibile osservare, forse anche la presenza di cani nelle nostre case.

Approvare al più presto l’anagrafe nazionale per tutti gli animali d’affezione per fare uscire dalla clandestinità presenze e bisogni diffusi, fare rete tra enti pubblici e privati emulando le esperienze positive, porsi l’obiettivo di 1.000 strutture veterinarie pubbliche ben funzionanti, tra canili e gattili sanitari e ospedali veterinari (una ogni 50-100 mila cittadini a seconda delle esigenze territoriali): queste le richieste di Legambiente.

Modena sul podio come “Amica degli animali”

Legambiente, da quest’anno, ha deciso di assegnare il premio nazionale "Animali in Città" rivolto alle esperienze dei Comuni e delle Aziende sanitarie che hanno realizzato, coerentemente con l’analisi dei 35 indicatori per i Comuni e dei 24 indicatori per le Aziende sanitarie, i risultati migliori. , che vede Modena sul podio della classifica dei Comuni virtuosi insieme a Prato e Bergamo.

In particolare il nostro territorio si posizione con ottimi voti nelle categorie di organizzazione ed efficacia delle attività di controllo con un punteggio di 16,75 su un totale di 25, sul settore dei servizi e dell’organizzazione, ossia le strutture e i servizi offerti ai cittadini, con 15,35 su 25 e quello  delle regole rappresentato dai regolamenti comunali e dalle ordinanze sindacali che implementano e/o rafforzano la normativa vigente con 11,25 su 25. Da migliorare, ma comunque con una buona media è il settore delle risorse,  che comprende le risorse economiche impegnate e risultati rispetto ad alcuni degli aspetti con maggior ricaduta su cittadini e pubblica amministrazione, con un punteggio di 9.5/25.

La performance complessiva  del territorio modenese si ritieni così “Ottima” con un punteggio di 52,85 su una scala massima di 104.

In Emilia-Romagna

Buoni anche gli altri  dati che riguardano l’Emilia-Romagna: tra i comuni premiati figurano infatti anche Cervia, per quanto riguarda l'organizzazione e l'efficacia delle attività di controllo, Zocca (MO) e Bologna per la migliore gestione complessiva degli animali da affezione e randagi, rispettivamente nella categoria piccoli comuni sotto i 5.000 abitanti e grandi comuni tra i 200 e i 500 mila abitanti.

Questa edizione analizza dati 2019 e restituisce, quindi, un quadro pre-pandemia: in linea il trend precedente, cioè in lieve miglioramento complessivo ma senza progressi rilevanti in nessuno dei campi esaminati, e tanto più utile a capire le possibili criticità da affrontare quando torneremo a muoverci liberamente.

Sono state considerate solo le risposte complete ai due questionari specifici inviati dall’associazione alle amministrazioni comunali e alle Asl, poi suddivise in macro aree: quelle di 1.069 amministrazioni comunali (circa il 13,5% di tutti i comuni d’Italia, responsabili per i servizi del 27% della popolazione italianae di 46 aziende sanitarie (equivalenti al 40,7% del totale e a circa il 47% della popolazione).

Il 69,5% dei Comuni dichiara di avere uno sportello (un ufficio o un servizio) dedicato ai diritti degli animali in città. Teoricamente, dunque, oltre due terzi dei Comuni dovrebbero essere in condizioni di dare buone risposte alle esigenze dei cittadini e dei loro amici pelosi, piumosi o squamati; in realtà, solo uno su sette (15,7%) raggiunge una performance sufficiente e solo Prato, Modena e Bergamo superano il punteggio necessario a raggiungere l’ottimo.

Ci prepariamo ad affrontare una crisi economica e sociale post pandemia - dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente - che rischia di ripercuotersi anche sui milioni di animali da compagnia che abitano nelle nostre case e riempiono spazi relazionali importantissimi. Senza aiuti concreti, si rischiano scelte dolorose e l’aumento di abbandoni”.

A dare concretezza a questa preoccupazione basta il dato fornito dalle Aziende sanitarie, che dichiarano 226 canili rifugio in attività per 36.766 posti disponibili, ma al 31 dicembre 2019 erano ospitati in queste strutture 92.371 cani (2,5 volte i posti disponibili).

Secondo le amministrazioni comunali che hanno risposto, la media è di un cane ogni 7,5 cittadini residenti; ma solo il 36,1% dei Comuni rispondenti conosce il numero dei cani iscritti all’anagrafe nel proprio territorio, per un totale di 1.060.205 cani su 7.913.890 residenti.

Sulla base delle anagrafi territoriali più complete, la stima del numero di cani presenti in Italia, che oscillano tra 3 e 2 cani per cittadino residente, va dai 19.800.000 ai 29.800.000. Numeri analoghi per i gatti. Sono 490 i Comuni che dichiarano di aver dato lettori di microchip in uso al personale, per un totale di 784 lettori: in media 1,6 per amministrazione.

La spesa per la gestione degli animali in città ammonta complessivamente a 228.682.640 euro nel 2019 (con un incremento del 3,6% rispetto all’anno precedente). I Comuni dichiarano, infatti, di aver speso per questa voce 156.857.113 euro, a cui vanno sommati i 71.825.527 euro spesi dalle aziende sanitarie. La somma totale è ingente se confrontata con altre voci di spesa del Paese, è pari a 2,7 volte la somma impegnata per tutti i 24 Parchi nazionali italiani (85.000.000,00 euro, riparto 2019) o a 62 volte quella per tutte le 27 Aree marine protette (3.708.745,90 euro, riparto anno 2019) e complessivamente spropositata rispetto alla qualità dei servizi offerti in termini di benessere animale.

In Emilia-Romagna, per quanto riguarda la spesa pubblica, Modena si aggiudica il secondo posto con 4,2 milioni di euro spesi, seguita da Bologna al quarto posto con 0,7 milioni di euro.

Secondo i Comuni, in media su 5 cani vaganti catturati e portati in canile rifugio per 4 è stata trovata una felice soluzione (tra restituzioni ai proprietari, adozioni o re-immissioni come cani liberi controllati); secondo le Asl il rapporto è di uno a uno. Ma, come per il numero di presenze registrate, i dati di dettaglio restituiscono situazioni estremamente diverse.

I cani liberi controllati, o cani di quartiere, sono meno onerosi, ma richiedono condivisione di responsabilità e spese, equilibrio tra numero dei cani e numero di cittadini incaricati e aree idonee anche in termini di accettazione sociale. I Comuni che hanno dichiarato di avere cani liberi controllati sono nel 67,4% dei casi al Sud e Isole, nel 4,2% al Centro e nel 28,4% dei casi al Nord Italia. Complessivamente sono stati dichiarati 1.632 cani liberi controllati, con 281 cittadini specificamente impegnati. Solo il 29,7% dei Comuni dichiara di monitorare le colonie feline presenti nel proprio territorio e da questi monitoraggi risulterebbero 16.650 colonie, con oltre 143.530 gatti e 8.881 cittadini impegnati. Scarseggiano le aree cani: solo il 24,2% dei Comuni dichiara di avere spazi dedicati all’aperto, in media uno ogni 9.699 cittadini residenti.

Solo il 14% dei Comuni dichiaranti è in contatto con un centro di recupero per animali selvatici a cui indirizzare chi dovesse trovare un uccello ferito e la percentuale scende al 9% se si trova un mammifero ferito, al 2% se si trova una animale marino o un rettile in difficoltà, e all’1% se si trova un animale esotico ferito. Solo l’8,7% delle Aziende sanitarie dichiara di conoscere i dati sanitari degli animali ricoverati presso i Centri di recupero: 4.847 animali selvatici ricoverati nel corso del 2019.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

ModenaToday è in caricamento