Città amiche degli animali: Modena al primo posto della classifica Legambiente

Un riconoscimento importante per la nostra città, frutto di ordinanze e regolamenti che assicurano una corretta gestione della presenza degli animali domestici nel tessuto urbano

Modena, Prato e Verona sono i Comuni al primo posto per la gestione degli animali che vivono nelle nostre città e le Ausl Toscana centro, Ausl Modena e Asl Napoli 1 Centro le aziende sanitarie con i servizi veterinari più efficienti, secondo il rapporto annuale di Legambiente. L'ottava edizione del dossier Animali in città è stata presentata questa mattina a Napoli e dopo una serie di interventi l'appuntamento si è concluso con la cerimonia di premiazione delle Aziende sanitarie e dei Comuni amici degli animali 2019. 

L'indagine di Legambiente analizza, infatti, i dati forniti dalle amministrazioni comunali (1.162 questionari completi, circa il 15% di tutti i comuni d'Italia) e dalle aziende sanitarie (45 questionari completi, equivalenti al 39,5% del totale) in risposta a due questionari specifici, le cui risposte sono poi suddivise in macro aree. Modena, Prato e Verona sono, dunque i Comuni più virtuosi, stando ai dati ricevuti. 

Modena primeggia per l'insieme di regolamenti e ordinanze per la buona convivenza e per i relativi controlli sulla loro applicazione, Prato per l'organizzazione e i servizi offerti agli animali padronali o abbandonati, Verona per un'attenta gestione della spesa offrendo, a minor costo, un servizio di qualità.

"Anche se il trend letto in questi anni è positivo- spiega il responsabile nazionale fauna e benessere animale di Legambiente, Antonino Morabito- i dati forniti da Comuni e Asl restituiscono un quadro fortemente disomogeneo e, nel complesso, risultati inadeguati rispetto all'ingente spesa pubblica di 221 milioni di euro annui dichiarata per la gestione degli animali nelle nostre città. Ancor più se si considera che i Comuni dichiarano di spendere il 58% del bilancio destinato al settore per la gestione dei canili rifugio, circa 102 milioni di euro della spesa stimata per il 2018. Non basta quindi il lavoro messo in campo finora dagli enti più virtuosi e il pressing di associazioni e cittadini, è necessaria una strategia nazionale che metta in sinergia i diversi livelli dell'amministrazione pubblica, rendendo protagonisti i cittadini, per superare una situazione in troppi casi ancora oggi drammatica". 

Il 66% dei Comuni dichiara di avere uno sportello (un ufficio o un servizio) dedicato ai diritti degli animali in città e la percentuale sale al 95% per i Comuni capoluogo. Tra i capoluoghi di provincia che hanno risposto al questionario di non avere ancora attivato un apposito sportello ci sono Verbania, Rieti e Urbino. 

In generale, nel 29% dei Comuni gli animali d'affezione possono accompagnarci sui mezzi di trasporto pubblico, percentuale che sale al 90% nei Comuni capoluogo. L'accesso con i propri amici a quattro zampe negli uffici pubblici è consentito invece solo nel 14% dei Comuni (62% dei Comuni capoluogo), mentre è del 15% la percentuale dei locali pubblici che consentono l'accesso degli animali da compagnia (65% nei comuni capoluogo). Stando ai dati forniti, c'è da chiedersi se esiste una differenza di gestione sostanziale tra grandi città e comuni di dimensioni minori.

Emerge che la principale divergenza riguarda la "vivibilità" percepita dai cittadini, che si traduce nelle metropoli e nelle grandi città in diffusione e prossimità di spazi dedicati (aree cani), in un'offerta di trasporto pubblico adeguata e nel rispetto dei regolamenti per il possesso responsabile e la convivenza civile. In questo gruppo, per esempio, il Comune di Milano offre un elevato numero di aree dedicate (374) e un'ampia offerta di trasporto pubblico, mentre sui controlli di regolamenti e ordinanze non brilla nessuna grande città. Nei Comuni di minore dimensione e, soprattutto, in quelli delle aree interne o delle regioni meridionali, la maggiore difficoltà percepita è relativa alla gestione dei cani vaganti, con ricadute rilevanti sugli aspetti sociali (etici ed economici). 

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(fonte DIRE)

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