Oltre 250 casi di covid nelle residenze per anziani, Cgil: "Lasciati soli, intervenga il pubblico"

Il sindacato chiede protocolli sanitari più stringenti per tutelare gli ospiti e gli operatori delle case di riposo, che stanno pagando un tributo molto caso

"Siamo soli contro il Covid-19: non c'è tempo per aspettare ancora". Lo esclamano oggi sindacati e lavoratori delle residenze per anziani nel modenese, dove ci sono stati tanti contagi e decessi di persone positive al coronavirus. Il responsabile provinciale delle politiche sociosanitarie per la Fp-Cgil, Mohcine El Arrag, segnala la forte riduzione di personale a causa dell'epidemia, con la ricaduta di un incremento della difficoltà gestionale. 

"La riduzione significativa del personale- si allarma il sindacato- costituisce un'emergenza al pari dell'inadeguata dotazione dei dispositivi di protezione individuale, esponendo il personale agli ulteriori rischi di di contagio e di infortunio per via di una maggiore presenza nei turni di lavoro". 

Le situazioni più gravi nel territorio provinciale, del resto, fotografano così il quadro secondo i dati forniti dal sindacato: "a Villa Margherita ci sono stati 35 positivi al coronavirus, a Villa Richeldi 18, al Carpine 15, alla struttura Stradi altri 15 , a Villa San Martino 13, al Francesco e Chiara 12, al Guicciardini 10. Complessivamente, per ora, emerge un quadro provinciale pari a 187 anziani positivi e 77 decessi, 64 operatori positivi di cui "due ospedalizzati in situazione grave" e tre lavoratori delegati della stessa Fp-Cgil".

Rivendicando di segnalare "ormai da un mese" tutti i problemi alle istituzioni, conclude la categoria pubblica Cgil: "Per l'ennesima volta abbiamo inviato segnalazioni. Chiediamo ai gestori, all'Ausl di Modena, alla Protezione civile e ai Comuni di disinnescare il più possibile i rischi di questa arma invisibile del Covid-19 con una mappatura a tappetto per individuare i soggetti positivi". Non solo: si chiede "una regia uniforme tra pubblico e privato" nella gestione delle diffusioni del virus all'interno delle Cra, con "estensione dei protocolli sanitari in uso per i reparti infettivi e con integrazione del personale infermieristico e medico con esperienza nella gestione di pazienti infettivi". 

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