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Domenica, 22 Maggio 2022
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Spopolamento del centro storico, negli ultimi anni 127 serrande abbassate

Fanno eccezione solo i bar, che sono cresciuti di 39 unità e i B&B, molti dei quali però "emersi" da situazioni già esistenti. L'analisi di Confcommercio

Negli ultimi nove anni MOdena ha perso 261 attività commerciali. Se infatti ha guadagnato 139 tra bar e ristoranti e 27 attività ricettive, queste nella grandissima parte dei casi erano già attive e sono semplicemente uscite da una situazione di sommerso. E' quanto emerge da una indagine dell'ufficio studi di Confcommercio su dati del Centro studi delle Camere di commercio "G. Tagliacarne". Analizzando i numeri, emerge nello specifico che il commercio al dettaglio è calato, nel periodo 2012-2021, di 261 unità passando da 1.738 a 1.477 imprese, con una perdita consistente avvenuta in centro storico, con 127 serrande abbassate.

Il tracollo maggiore è stato per gli esercizi specializzati (abbigliamento, mobili, giocattoli, libri, calzature) e per il commercio ambulante, con un calo rispettivamente di 132 e 52 imprese, compensato solo in parte dall'aumento di farmacie (+20), negozi di telefonia, computer e infotainment domestico. Migliore l'andamento di bar e ristoranti che sono passati da 859 nel 2012 a 898 nel 2021: 39 imprese in più concentrate soprattutto 32 in centro storico (32).

Discorso a parte merita secondo Confcommercio il comparto della ricettività, alle prese "con una crisi gravissima". L'occupazione negli ultimi due anni "è crollata, non pochi alberghi sono rimasti chiusi per diversi periodi ed ora è arrivato pure il salasso della bolletta economica", rileva l'associazione. I numeri del settore fotografati dall'indagine - le imprese sono passate da 53 a 80- non devono quindi ingannare.

"Non siamo di fronte a nuove imprese, ma ad attività di piccolissima taglia (b&b e room&breakfast), come quelle affiliate al circuito Airbnb, che sono dovute emergere imprenditorialmente e fiscalmente per poter continuare a lavorare", viene spiegato.

Modena, chiosa il presidente di Confcommercio Riccardo Pisani, "è in linea con l'andamento nazionale: la riduzione dei consumi, sotti il livello del 1999, ha colpito duro facendo scomparire in nove anni quasi 85.000 negozi fisici, di cui oltre 4.500 spariti durante la pandemia che ha visto l'ulteriore consolidamento del canale delle vendite on line da parte dei giganti del web". Le dinamiche si differenziano poi tra centro storico e periferia.

Nel primo ambito chi chiude lo fa per sempre, nel secondo si assiste al fenomeno dei cosiddetti "accorpamenti" tra più unità e relative superfici, che in centro storico è spesso tecnicamente impossibile. "Diversa la fotografia per il settore della ristorazione- continua Pisani- che, complice il trend inarrestabile in atto da oltre 10 anni di aumento dei consumi alimentari extradomestici e il buon andamento dei flussi turistici, continua a guadagnare spazio, in particolare nel centro storico". Sul sostegno al comparto turistico, sottolinea quindi Confcommercio, "crediamo vadano concentrati tutti gli sforzi anche locali, a partire dal taglio della Tari come ha fatto Bologna, per aiutare le imprese a riprendere il proprio cammino di crescita". Per il commercio, invece, "vanno colte le opportunità del nuovo Piano regolatore e del Pnrr per definire strategie condivise utili a contrastare i fenomeni di desertificazione commerciale in atto in diverse parti della città, valorizzando il tessuto economico in tutte le sue forme e funzioni, incluse quelle di sostenibilità, di qualità urbana e coesione sociale", conclude l'associazione di categoria.

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