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“La pandemia sommersa”. La violenza sulle donne dal report del Centro Antiviolenza

In questi dieci mesi sono 58 le donne accolte nel Centro, di età media tra i 30 e i 39 anni  e vittime di una violenza non solo fisica ma soprattutto psicologica. Dall'analisi statistica dei casi emerge un abbassamento dell'età media di chi chiede aiuto, e un periodo di tempo di 6-7 anni prima che le donne procedano con denunce o richieste d'aiuto. Rispetto ai dati del 2019, si riscontra un aumento esponenziale di nuovi accessi di donne sconosciute alla rete ( 81%).

Di queste 58 donne che hanno chiesto aiuto, 47 erano donne nuove, che accedevano al Centro antiviolenza per la prima volta: 34 di nazionalità italiana e 13 di nazionalità straniera; 32 donne avevano figli/e, per un totale di 53 figli/e coinvolti/e.

Il 78% delle nuove donne accolte riporta di aver subito violenza psicologica seguita dalla fisica, 65%, economica 38% e sessuale 7%. I dati sulla tipologia di violenza subita possono invitare a riflettere sul possibile scarso riconoscimento della violenza sessuale all’interno della relazione di intimità. La costrizione del partner viene spesso considerata un “dovere” intrinseco alla vita di coppia, al quale dover adempiere.

 È questa la  “pandemia sommersa” dal volto femminile offeso e violato. È quanto emerge dai dati pubblicati dal Centro Antiviolenza Vivere Donna e dal Tavolo dell'Unione Terre d'Argine, alla vigilia della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, celebrata il 25 novembre.

Un'attività che, nonostante il fermo generale da marzo a maggio, non si è mai arrestata, garantendo un presidio telefonico h24 e ospitalità all'interno dell'appartamento di emergenza e della casa rifugio.

Durante il periodo di lockdown, riferisce il report, è stato riscontrato un iniziale assordante “silenzio” del telefono della onlus, attribuito alle difficoltà delle donne di allontanarsi dal maltrattante per chiedere aiuto.

Verso la fine di aprile, grazie a una campagna mediatica sul sostegno sempre attivo e continuativo del Centro, è stato registrato un aumento significativo delle richieste di aiuto. Dall'estate sono aumentati i contatti negli altri punti della rete, in modo particolare sono stati una decina i casi di intervento da parte dei servizi sociali (6 a Carpi, 2 a Novi,1 a Campogalliano, 1 a Soliera), la maggior parte con minori che purtroppo hanno assistito alla violenza.

 Gli operatori dei servizi sociali territoriali confermano il dato in aumento dei casi gestiti sul territorio dell'Unione Terre d'Argine e riportano il fondamentale supporto della rete soprattutto nei casi di emergenza.

Il problema del covid

Confrontando alcuni dei dati indicati relativi all’anno in corso, con quelli relativi allo stesso periodo relativi all’anno 2019, si evidenzia un numero inferiore di donne accolte: nell’anno 2020 sono state accolte 58 donne a differenza dell’anno 2019 nel quale sono state 101. Il calo riteniamo sia dovuto a diversi fattori: primo fra tutti l’isolamento all’interno delle mura domestiche e l’enorme difficoltà di comunicazione con il mondo esterno; secondo, ma non meno importante, la paura del contagio che ha indotto ciascuno di noi a limitare il più possibile ad ogni contatto.

Una criticità attuale riguarda le relazioni con donne straniere spesso con scarsa conoscenza della lingua italiana. La difficoltà di trovare mediatrici culturali, in grado di aiutare queste donne a far emergere i vissuti di violenza, ha spinto l’assessora carpigiana Tamara Calzolari a esprimere la volontà, da parte dell’Assessorato alle Pari Opportunità, di proporre un percorso formativo per operatrici culturali sulla violenza  di genere, unitamente all'impegno di proseguire con l’azione di prevenzione nelle scuole.

 “Questi dati preoccupanti – commenta Paola Guerzoni, assessore dell'Unione con delega alle Pari Opportunità – ci dicono che, ora più che mai, occorre vigilare. Trascorrendo più tempo a casa, possiamo intercettare problematiche che riguardano magari i nostri vicini, diventando noi stessi promotori di un'attività indispensabile come quella di Vivere Donna e di tutta la rete dei centri antiviolenza”.

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