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Covid, tra i dipendenti Ausl di Modena solo il 2,8% ha ignorato la vaccinazione

Non ancora vaccinati 715 operatori su 4.698 totali. Tra questi 272 non possono accedere alla vaccinazione per motivi di salute e 312 lo effettueranno a giorni. Restano fuori 131 persone che non hanno aderito volontariamente

In Azienda USL di Modena sono state somministrate dosi di vaccino anti-Covid a 3.983 operatori sanitari su 4.698, tra comparto (3.108, pari all’84% del totale degli appartenenti alla categoria) e dirigenza (875, pari all’89% del totale degli appartenenti alla categoria). Tra i 715 operatori non ancora vaccinati vi sono, alla data di oggi, 272 persone per le quali, per motivazioni di salute, non è possibile al momento la vaccinazione (persone che hanno avuto covid negli ultimi mesi, assenze per gravidanze, maternità, aspettative, persone positive alle IgG), pari al 5,8% degli operatori AUSL. 262 sono invece gli operatori che hanno già l’appuntamento prenotato il vaccino (5,6%) e lo effettueranno nei prossimi giorni, mentre per altri 50 operatori è giunta all’Azienda la richiesta di vaccinazione ed è in corso il contatto da parte dell’Ausl per la prenotazione dell’appuntamento (1,1%).

Escludendo tutte queste categorie, il totale delle persone in forze all’Azienda USL di Modena che non si sono vaccinate è dunque di 131, pari a meno del 2,8% dei 4.698 dipendenti AUSL. Un numero certamente molto contenuto, ma che fa discutere nell'ambito dell'obbligo vaccinale per il settore introdotto anche nell'ultimo Decreto Draghi.

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“L’Azienda sanitaria – dichiara Michele Lacirignola, responsabile della Sorveglianza Sanitaria dell’Azienda USL di Modena – sin dall’inizio della campagna vaccinale ha sollecitato i propri dipendenti di area sanitaria ad aderire, riscontrando una grande attenzione e disponibilità. Col progredire della campagna, che ha purtroppo subito dei rallentamenti a causa della diminuzione delle forniture di vaccino, gli operatori sanitari non ancora vaccinati sono stati via via informati della possibilità di accedere alla vaccinazione con alta priorità, trattandosi di personale a diretto contatto con i pazienti. Ciò è avvenuto sia attraverso comunicazioni inviate a tutti i dipendenti, sia tramite il contatto individuale, con l’obiettivo di fornire informazioni specifiche anche rispetto a problematiche personali o di salute che comunque possono presentarsi.

Questo lavoro ha portato, proprio nella seconda parte del mese di marzo, a un aumento delle prenotazioni, passate da 77 (dato al 26 marzo) alle 262 di oggi, con anche 50 richieste aggiuntive di vaccinazione che verranno evase nei prossimi giorni. Resta ancora una piccola parte di operatori che non ha aderito, rispetto ai quali orienteremo tutte le risorse informative possibili per stimolare un’adesione convinta a questo importante gesto a tutela della salute di tutti”.

È ora in corso il controllo sierologico post vaccinale previsto a 25-30 giorni dalla seconda dose. Dall’analisi dei risultati emerge che tutti gli operatori testati sono risultati positivi in termini di risposta anticorpale di anticorpi neutralizzanti (anti proteina spike).

La campagna di immunizzazione ha avuto l’effetto di un crollo verticale del tasso di infezione fra gli operatori, mentre sul territorio il contesto epidemiologico era ancora caratterizzato dalla costante crescita dei nuovi positivi: fra gli operatori aziendali si è passati dai 70 casi settimanali di novembre 2020, ai 30 settimanali delle settimane di gennaio 2021 all’attuale situazione di marzo che vede la presenza di solo 12 operatori positivi nell’ultima settimana.

Sul totale di 32 casi positivi riscontrati in tutto il mese di marzo 2021, i 4 che hanno manifestato un quadro suggestivo di malattia da covid con sintomatologia importante non erano vaccinati. Per contro, i lavoratori risultati positivi al covid ma asintomatici erano stati tutti vaccinati.

“Sono semplici evidenze di un percorso su cui la comunità scientifica continua a riflettere, anche alla luce dei nuovi studi pubblicati ogni giorno su copertura ed efficacia del vaccino – prosegue Lacirignola –. Sul piano più generale occorre prendere atto che nonostante il distanziamento fisico, le mascherine, le procedure di sicurezza messe in atto in azienda e nella vita sociale, la persistenza e aggressività del virus è palese e ciò rafforza la posizione della comunità scientifica mondiale che ritiene il vaccino il più potente strumento preventivo e l’unica possibile via d’uscita dalla crisi pandemica.  Il risultato raggiunto in termini di efficacia dei vaccini effettuati, vale a dire il crollo delle malattie fra i nostri operatori, conferma la validità dell’obiettivo che l’azienda si è dato – conclude il medico –, che era e resta il 100% degli operatori sanitari vaccinati”.

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