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Lunedì, 23 Maggio 2022
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Rivolta in carcere, un percorso per il personale del Sant'Anna per superare il trauma

Diverse figure professionali coinvolte in un progetto rivolto sa agli agenti che alle altre persone che con diverse mansioni operano nella casa circondariale teatro degli scontri e della strage dell'8 marzo 2020

“Un’utile strategia di uscita dal trauma che ha provocato la rivolta”, così il Garante regionale delle persone private della libertà personale, Roberto Cavalieri, ha commentato l’iniziativa attivata all’interno della Casa circondariale di Modena, struttura, assieme ad altre, al centro delle rivolte del marzo 2020.

“Un’iniziativa importante in tema di ‘relazioni fiduciarie’ rivolta al personale del carcere -ha poi sottolineato Cavalieri- orientata a offrire uno spazio di ascolto e strumenti adeguati alla gestione della quotidianità detentiva nella prospettiva di ‘un’assunzione comune della responsabilità’”.

Rivolte al Sant'Anna, dubbi e certezze a due anni dai fatti 

Voluto dal Provveditorato regionale Emilia-Romagna e Marche, organizzato dalla cooperativa Dike (cooperativa per la mediazione dei conflitti), e indirizzato al personale della struttura (polizia penitenziaria, funzionari giuridico-pedagogici, sanitari, cappellano, esperti ex articolo 80 ordinamento penitenziario, volontari), il percorso è stato inaugurato ieri con la proiezione del film ‘Aria ferma’, alla presenza del registra Leonardo Di Costanzo (al termine della proiezione c’è stato un momento di confronto coordinato da Adolfo Ceretti, professore ordinario di criminologia e mediazione reo-vittima e mediazione sociale dell’Università di Milano Bicocca). Sono quindi intervenuti la direttrice del carcere, Anna Albano, l’assessora alle politiche sociali del Comune di Modena, Roberta Pinelli, e lo stesso Garante Cavalieri.

Il Garante regionale si è poi trattenuto in carcere per le udienze di dieci persone recluse, fra cui diverse donne, e ha interloquito con la direzione e con il comandante sul tema della detenzione femminile, in particolare rispetto ai progetti di tipo lavorativo (in particolare in ambito agricolo) che la struttura rivolge alle detenute.

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