Le carceri riaprono dopo le rivolte, i sindacati della Penitenziaria protestano

Condizioni di lavoro ritenute inadeguate dalle segle dei lavoratori, che lamentano i problemi cronici degli istituti, con l'aggiunta dei danni causati - come a Modena - dalle rivolte di marzo

Sovraffollamento, carenza di personale, strutture da rivedere: i problemi "storici" delle carceri si acuiscono e si accavallano con i nuovi problemi dovuti all'emergenza coronavirus. E ora i sindacati di Polizia penitenziaria insorgono. Questa mattina hanno infatti manifestato sotto la sede del Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria, nell'ambito di una mobilitazione promossa da Sappe, Osapp, Sinappe, Cgil, Cisl, Uil di categoria, Uspp e Cnpp proprio per denunciare la situazione delle carceri e la mancanza di relazioni sindacali. 

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la proposta, da parte dell'amministrazione penitenziaria, di aprire nuovi padiglioni nei vari istituti emiliano-romagnoli, ma senza consultare i sindacati. Non sono piaciuti "atti unilaterali come l'apertura di un nuovo padiglione a Parma, senza che ci sia un effettivo coinvolgimento rispetto alle ricadute complessive dell'istituto, con un aumento dei carichi di lavoro e quindi anche con una riduzione della sicurezza di agenti e detenuti- attacca Stefania Bollati, della segreteria regionale Fp-Cgil- a Reggio Emilia relazioni sindacali ai minimi termini, carenza di organico e apertura lo stesso di sezioni. A Forlì una mancata organizzazione del personale da parte di una dirigenza con cui abbiamo difficoltà". Infine, a Bologna, dove permangono "problemi legati a tutto quello che è stato conseguente alle sommosse, così come a Modena, dove anche lì si vogliono aprire nuove sezioni nonostante le situazioni di difficoltà dal punto di vista dell'edilizia". 

Le scorie delle rivolte nelle carceri e dell'emergenza sanitaria, dunque in Emilia-Romagna si sommano a una carenza di organico pari a "circa il 20% di quella che dovrebbe essere l'attuale dotazione: mancano più di 400 unità, in un contesto di sovraffollamento che, dati del garante dei detenuti, di più di 1.000 persone". Senza contare le difficoltà dovute alla gestione delle misure contro il Covid: "Un corretto distanziamento sociale all'interno degli istituti penitenziari non sempre si puo' ottenere durante la giornata".

A fronte di questi problemi, pero', i sindacati denunciano una "assenza totale dell'amministrazione centrale e periferica", quando invece "ci aspettavamo un riconoscimento per tutti i colleghi che hanno dato veramente l'anima", rincara la dose Antonio Fellone, segretario nazionale Sinappe. 

"Forse qualcuno ha dimenticato che il corpo di Polizia penitenziaria ha fatto due battaglie non una: abbiamo vissuto il Covid-19 ma soprattutto le tantissime rivolte negli istituti penitenziari, a Bologna a Modena sono stati distrutti dei reparti interi- prosegue Fellone- e oggi cosa fa l'amministrazione? Ci convoca per proporci l'apertura di nuovi padiglioni. Signori miei, ci sono istituti distrutti. C'è Modena che ha tre-quattro padiglioni fuori uso e ci propongono nuovi padiglioni a Parma e in altri istituti".

Secondo il sindacalista, prima di aprire nuovi padiglioni "uno: serve personale di cui l'Emilia-Romagna ha una fortissima carenza; due: cerchiamo di mettere a posto gli istituti che sono in grandissime difficoltà. Volevo ricordare che ci sono stati dei morti e solo grazie alla grande professionalità dei poliziotti coinvolti tutto è tornato alla normalità".

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