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Vacanze di Pasqua in Europa: mini-quarantena e tampone obbligatorio

Il Ministro della Salute firma un’ordinanza che dispone, per arrivi e rientri da Paesi dell’Unione Europea, tampone in partenza, quarantena di 5 giorni e ulteriore tampone alla fine dei 5 giorni. La quarantena oggi come oggi è già prevista per tutti i Paesi extra europei

Una mini-quarantena: il Ministro della Salute firmerà in mattinata un’ordinanza che dispone, per arrivi e rientri da Paesi dell’Unione Europea, tampone in partenza, quarantena di 5 giorni e ulteriore tampone alla fine dei 5 giorni.

La quarantena oggi come oggi è già prevista per tutti i Paesi extra europei.

Viaggi Ue: tampone in partenza, quarantena di 5 giorni e poi tampone

Una quarantena ridotta che secondo qualcuno avrebbe anche l'effetto indiretto di scoraggiare chi aveva in mente un weekend lungo in occasione delle vacanze pasquali all'estero. Essenziale in questa complicata fase dell'epidemia in Italia evitare contagi al rientro.

Negli scorsi giorni non sono mancate le polemiche legate alla possibilità, per i cittadini italiani, di viaggiare solo all’estero per turismo (misura "classista" come poche, ha notato qualcuno), mentre in mezza Italia non si può nemmeno uscire dal proprio Comune. In tutta Italia non si potrà uscire dai confini comunali - a parte le solite motivazioni salute, necessità, lavoro - durante la lunga zona rossa pasquale. Quindi chi volesse fare - ad esempio - il weekend lungo alle Baleari per le vacanze di Pasqua (magari proprio con quei genitori o fratelli con cui a casa in Italia gli è vietato in molti casi persino pranzare insieme) deve sapere che al ritorno lo attende la quarantena ridotta con conseguente tampone obbligatorio. 

Secondo il decreto-legge in vigore dal 15 marzo - che non apporta novità rispetto a quanto stabilito dal Dpcm 2 marzo 2021 - e fino al 6 aprile 2021 si può viaggiare in Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca (incluse isole Faer Oer e Groenlandia), Estonia, Finlandia, Francia (inclusi Guadalupa, Martinica, Guyana, Riunione, Mayotte ed esclusi altri territori situati al di fuori del continente europeo), Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi (esclusi territori situati al di fuori del continente europeo), Polonia, Portogallo (incluse Azzorre e Madeira ), Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna (inclusi territori nel continente africano), Svezia, Ungheria, Islanda, Norvegia, Liechtenstein, Svizzera, Andorra, Principato di Monaco.

Alcuni Paesi possono prevedere restrizioni all’ingresso. Conviene consultare sempre la scheda del Paese che ci interessa sul portale del Ministero degli Affari Esteri, ViaggiareSicuri (www.viaggiaresicuri.it).

Lapam Turismo: “Un paradosso. Il turismo italiano va tutelato”

“Capiamo bene che è molto difficile tenere insieme tutte le esigenze, da quella sanitaria in primis a quelle economiche e sociali. Ma è francamente paradossale che sia possibile, anche partendo dalle zone rosse, arrivare in aeroporto e viaggiare all’estero ma non andare a Roma, o anche solo a Bologna. Dobbiamo continuare a rimanere chiusi per combattere il virus, ma al danno non aggiungiamo la beffa di andare ad arricchire altre destinazioni nel mondo…”.

E’ amaro il commento di Federica Marcacci, presidente Lapam Turismo. Gli albergatori di casa nostra possono lavorare soltanto per la clientela business, limitata ai giorni della settimana e solo nei grandi centri della provincia, mentre sono tagliati fuori, come tutti gli alberghi italiani, dalla clientela turistica. Eppure, con regole diverse a seconda delle destinazioni, si può girare nel mondo nei cosiddetti ‘paesi di fascia C’, con un rischio basso: “Occore gradualità – sottolinea la presidente Lapam Turismo – buon senso e grande rispetto per chi opera negli ospedali e in ambito sanitario, perché purtroppo la situazione generale è ancora molto pesante, ma occorre altrettanto buon senso per far sì che non si producano paradossi e che, dove è possibile e con tutte le cautele del caso, si cominci anche a riaprire o quanto meno a prepararsi per farlo al più presto e non penso solo agli alberghi e al turismo, ma anche a esercizi commerciali, negozi, pubblici esercizi.

Organizzare la stagione estiva è impegnativo e non possiamo arrivare all’ultimo minuto, come accadde lo scorso anno: allora la pandemia era scoppiata da poco, oggi non possiamo farci prendere alla sprovvista”.

Federica Marcacci conclude facendo proprio un appello di molti colleghi in tutto il Paese: “Chiediamo al ministro del turismo, Massimo Garavaglia, di farsi portatore delle nostre esigenze. Nel Regno Unito, tanto per fare un esempio, chi vuole andare in vacanza all’estero deve pagare una multa di 5mila sterline. Non diciamo che in Italia si debba agire nello stesso modo, ma dare la possibilità da tutta Italia di andare a Guadalupa o in Spagna e non a Modena o a Reggio Emilia, è davvero paradossale”.

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