Mercoledì, 22 Settembre 2021
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Cultura, comunità e ambiente: come gli opinion-leader vedono la Modena del 2040

La nuova indagine della Fondazione Mario Del Monte mostra come a cultura ed istruzione sia non solo richiesto un ruolo più avanzato ma attribuita una funzione strategica non ancora riconosciuta

Sono stati presentati i risultati della ricerca quali-quantitativa “Modena 2040. Cambiare per ripartire” realizzata dalla Fondazione Mario Del Monte con il contributo della Fondazione di Modena e curata da Vittorio Martinelli-STUDIO MV di Modena. L’indagine si è articolata in due fasi: una prima fase basata su colloqui con 12 opinion leader della città, ai quali è stato chiesto di "disegnare" la Modena del 2040 sia per quanto prevedibile ma soprattutto per quanto auspicabile, e una seconda fase svolta attraverso la somministrazione di questionari a 95 testimoni privilegiati che per la professione, il ruolo o le funzioni svolti hanno uno sguardo ampio sulla città. 

Da sottolineare come siano stati proprio gli spunti e le suggestioni emersi dalle interviste agli opinion leader a costituire le fondamenta dei questionari somministrati ai testimoni privilegiati ovvero donne e uomini delle imprese, del credito, delle associazioni economiche, rappresentanti delle professioni e dei sindacati, della scuola, dell’università e degli studenti, della cultura, dello sport, dell’associazionismo, della sanità, dei servizi pubblici e privati, ecc.

“Questa ricerca non ha la presunzione di fornire un progetto compiuto e tantomeno indicazioni operative immediate ma si propone di offrire un contributo di qualità ad una riflessione che crediamo debba essere fatta pubblicamente tra i diversi attori che hanno a cuore il futuro della nostra città – sottolinea Roberto Guerzoni, Presidente della Fondazione Mario Del Monte - abbiamo cercato di fornire elementi sintetici di carattere generale, quasi di identità e di caratterizzazione propri dell’insieme di Modena e dei suoi bisogni. La Fondazione Mario Del Monte mette questo lavoro a disposizione della città e da parte nostra cercheremo di contribuire alla discussione e al confronto non solo con la conferenza di presentazione ma anche con un programma di incontri e di workshop che organizzeremo nei prossimi mesi di cui daremo comunicazione.”

Le piste per il futuro

Nell’individuare gli elementi portanti, le piste principali su cui Modena dovrebbe agire nell’ottica dei prossimi vent’anni i testimoni privilegiati fanno una selezione ed indicano una scala di priorità. Le due priorità sono cultura e formazione e ambiente, con valori percentuali simili sia nella prima indicazione che nella somma (multipla) delle due possibili indicazioni. Singolare che i servizi siano collocati all'ultimo posto.

Cambiamento, ma prima il rispetto delle regole

Nella forzata contrapposizione continuità/cambiamento, comunità/individuo, regole/libertà al fine di individuare gli aspetti su cui accelerare per il prossimo futuro l’indicazione dei testimoni privilegiati è netta: comunità, cambiamento, regole. C’è dunque la conferma che i problemi e così anche il futuro li si affrontano con più forza insieme, che però è richiesta una dose di cambiamento decisamente superiore (70,5%) a quella della continuità (23,2%), che le regole (63,2%) come certezza del diritto e dell’uguaglianza è una garanzia necessaria anche più della libertà.

Dovrebbe essere il mondo della cultura a cambiare le cose

Nell’individuazione di chi dovrebbe essere in prima fila per guidare il cambiamento un dato è chiaro: non deve essere l’economia. Per il resto l’ordine di grandezza delle indicazioni è abbastanza omogeneo e vede insieme cultura (24,2%) e corpi intermedi (22%) da un lato e dall’altro Istituzioni (18,9%) e politica (18,9%).

È interessante sottolineare non solo che l’indicazione della cultura è coerente con analoga domanda posta inizialmente, ma anche che la priorità all’ambito culturale va oltre il pragmatismo, e la concretezza del fare così radicati in questo territorio. In questo caso invece la cultura è indicata come risorsa primaria cui attingere per progettare e costruire il cambiamento.

Servizi sempre più personalizzati, ma con alcuni dubbi

La visione proposta dal questionario della Fondazione si incentra su servizi alla persona molto flessibili e adattabili alle esigenze dei singoli e delle famiglie e inoltre sposta peso su bisogni differenziati togliendolo alla struttura e alle logiche organizzative e di funzionamento. Il grado di accordo si attesta su un voto medio pari a 7,8 con oltre il 63% dei voti tra 8 e 10. È una visione in parte già sperimentata ma che se portata fino in fondo potrebbe ridisegnare i servizi alla persona, spostarne la capacità di rispondere a bisogni, rivedere regole e modalità di erogazione dei servizi.

Forse per questo all’interno di un sostanziale accordo si rilevano precisazioni, distinguo, disaccordi. Nelle precisazioni infatti emergono l’esigenza di riconoscere i diritti dei lavoratori dei servizi, la contrarietà ad un’idea troppo spostata sull’individualizzazione del servizio, la preoccupazione che personalizzare il progetto di servizio per l’infanzia vada a discapito del senso di comunità.

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