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La Radioterapia di Modena tra i protagonisti del Congresso Nazionale di Bologna

Un momento di scambio a livello nazionale al quale il Policlinico ha presentato due comunicazioni su studi clinici collaborativi importanti

La Radioterapia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, diretta dal Professor Frank Lohr e il Servizio di Fisica Sanitaria diretto dal Dottor Gabriele Guidi si confermano di nuovo punto di riferimento nell’ambito della ricerca scientifica grazie alla recente partecipazione al Congresso Nazionale di Radioterapia che si è svolto a Bologna dal 27 al 29 ottobre scorsi, con due comunicazioni orali su studi clinici. In particolare, l’AOU di Modena è stata rappresentata dalla Dottoressa Giuseppina De Marco e dalla Dottoressa Francesca Di Pressa (Radioterapia) con presentazioni in aula su temi importanti nella terapia dei tumori ginecologici e pelvici in generale.

«Il 33esimo congresso nazionale della Società Italiana di Radioterapia (AIRO) - spiega il Professor Frank Lohr - è l’evento nazionale più importante di incontro e confronto per il mondo della radioterapia. La nostra unità ha partecipato con due comunicazioni orali selezionate relative a due studi clinici riguardanti il trattamento radioterapico della regione pelvica con particolare riferimento alle neoplasie ginecologiche e prostatiche».

«La Radioterapia - spiega la Dottoressa Giuseppina De Marco - è da sempre utilizzata per la cura dei tumori ginecologici e prostatici con trattamenti che prevedono un numero elevato di sedute e un’accurata preparazione intestinale e vescicale con importanti implicazioni sia in termini di aderenza alla terapia da parte del paziente sia per la gestione delle tossicità ad essa correlata»A Modena, per tale motivo nel 2021 è stato attivato, in collaborazione con la SSD di Malattie del Metabolismo e Nutrizione Clinica diretto dalla Dottoressa Renata Menozzi, un protocollo di studio osservazionale che testasse l’effetto di uno specifico schema nutrizionale sul trattamento delle neoplasie pelviche.

In particolare si è voluto valutare quanto il counseling nutrizionale mirato a favorire un’adeguata preparazione intestinale potesse determinare un miglioramento dell’efficienza organizzativa e gestionale in termini di riduzione delle ripianificazioni con TC di centratura radioterapica, del numero di imaging eseguite per seduta e dell’incidenza di tossicità gastrointestinale acuta maggiore. Da molti anni esiste un’importante e proficua collaborazione con i professionisti di tale servizio (coordinato dalla Dottoressa Silvia Gabriele) nella prevenzione e gestione nutrizionale dei pazienti che devono affrontare un percorso di radioterapia.

Nell’ambito del congresso nazionale, la Dottoressa Francesca Di Pressa ha presentato i risultati preliminari di tale studio che hanno dimostrato una buona soddisfazione da parte dell’utenza e una buona ricaduta sull’aderenza del trattamento stesso (circa il 98%). Lo studio ha inoltre evidenziato una buon ritorno in termini di riduzione di ripianificazione di trattamenti e buona compliance al trattamento stesso con un 88% di pazienti che non hanno necessitato di nuova TC di centratura e in media solo 2 CBCT/MVCT in più rispetto al pianificato. Questo si è tradotto, dal punto di vista clinico, in assenza di tossicità enterica di grado maggiore per tutto il campione.

«Contemporaneamente – prosegue la Dottoressa De Marco – ho potuto presentare i risultati iniziali relativi al nostro centro ottenuti da uno studio retrospettivo con un design multicentrico italiano (UOC di Radioterapia, Ospedale Santa Chiara di Trento, diretto dalla Dottoressa Valentina Vanoni) che ha coinvolto 130 pazienti circa l’incidenza e la valutazione del rischio clinico-dosimetrico di fratture delle ossa del bacino correlate con il trattamento radioterapico. Usando metodiche avanzate di analisi dosimetriche in collaborazione con la Dottoressa Victoria Gutierrez, lo studio ha confermato che l’utilizzo di metodiche più sofisticate come quelle disponibili nel nostro Centro, permette di attestare l’incidenza di fratture pelviche in linea con i dati della letteratura scientifica internazionale (circa il 14%) e ha permesso di individuare alcuni fattori clinico-dosimetrici che possono essere correlati, e quindi attenzionati, con il potenziale di ulteriormente ridurre quel rischio. L’analisi ha permesso, inoltre, di evidenziare l’importanza della centralizzazione del follow-up oncologico in quanto la revisione delle immagini da parte di un radiologo dedicato (Dottoressa Federica Fiocchi) ha permesso d’ individuare una quota di fratture che senza follow-up dedicato potrebbero evadere l’osservazione (circa il 39%)».

Entrambi gli studi, grazie a strette collaborazioni dentro l’AOU, aprono strade verso l’ulteriore miglioramento ed efficientamento del trattamento dei tumori pelvici.

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