rotate-mobile
Attualità

Batterie capaci di "autoripararsi", Unimore studia la ricarica del futuro

Le pile usa e getta hanno vita breve, il futuro delle nuove batterie allo studio di un progetto europeo Bat4ever al quale partecipa anche un team di ricerca di Unimore che si occuperà della modellizzazione atomistica e simulazione dei materiali innovativi

Unimore allo studio delle batterie di nuova generazione. Un team di ricercatrici dell’Ateneo emiliano, guidate dalla prof.ssa Rita Magri, collabora al progetto europeo “Bat4ever - Autonomous Self-Healing polymer based Components for high performant Lithium Ion Batteries”.

L’obiettivo principale del progetto europeo, che vede coinvolte anche le Università di Bruxelles, Madrid e Halle-Wittemberg insieme a centri di ricerca industriale, è lo sviluppo di componenti innovative per le batterie agli ioni di Litio di prossima generazione, basate sul principio della funzionalizzazione tramite materiali polimerici auto-aggiustanti. Il progetto prevede lo sviluppo e implementazione di nuovi materiali per gli elettrodi della batteria che permetterebbero il raggiungimento di voltaggi, capacità e velocità di carica-scarica maggiori. Obiettivi questi da raggiungere all’interno di uno schema che permetta anche una maggiore sicurezza e facilità di riciclo.  

Si tratta di fatto - spiega la prof.ssa Rita Magri di Unimore - di migliorare in modo notevole le attuali batterie ricaricabili agli ioni di litio. Il problema è che sia per le nuove applicazioni elettroniche, sempre più avanzate, sia per il trasporto elettrico le performances delle attuali batterie non sono sufficienti. Inoltre si vuole eliminare il Cobalto, elemento presente nel catodo delle batterie, che è estremamente tossico e difficile da reperire”.

Il team di Unimore si occuperà all’interno del progetto europeo, della modellizzazione atomistica e simulazione dei materiali innovativi, anche attraverso l’uso di calcoli ad alta prestazione. “I nuovi, più avanzati materiali hanno però problemi di stabilità – prosegue la prof.ssa Rita Magri di Unimore-  L’idea chiave è la funzionalizzazione degli elettrodi nanostrutturati e dell’elettrolita separatore con polimeri disegnati appositamente in modo tale da riparare, automaticamente in loco, i danni strutturali ai componenti causati dai cicli di carica e scarica e dalla temperatura.  Questo porterà ad avere batterie più potenti, più stabili e con una maggiore durata”.

Grazie allo studio Bat4ever il futuro delle batterie potrà essere una vita decisamente più lunga, più del doppio, rispetto non solo alle tradizionali pile usa e getta, la cui vita è di circa due anni, ma anche rispetto alle attuali batterie ricaricabili.

Il gruppo di ricerca di Unimore, coordinato dalla prof.ssa Rita Magri, docente di Fisica della Materia al Dipartimento di Scienze Fisiche, Informatiche e Matematiche (FIM) dell’Ateneo, vede coinvolte le prof.sse Alice Ruini del FIM, Elena Degoli del Dipartimento di Scienze e Metodi dell’Ingegneria (DISMI), la dott.ssa Michèle Salvador assegnista di ricerca e il dottorando Md Maruf Mridha entrambi del FIM.

Rita Magri è professoressa associata al Dipartimento FIM di Unimore dal 2010. Dal 1992 al 2010 è stata ricercatore universitario nella stessa Università. Dopo aver conseguito il dottorato è stata Post-doctoral Fellow al National Renewable Energy Laboratory in Colorado, USA e alla Simon Fraser University, Burnaby, BC, Canada. E’ stata coordinatore nazionale del PRIN 2007, di un PAIS e responsabile di unità in altri progetti nazionali ed europei. E’ fautrice di una Università pubblica più aperta e inclusiva.

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Batterie capaci di "autoripararsi", Unimore studia la ricarica del futuro

ModenaToday è in caricamento