Il virus non cambia, cambiano i pazienti: "I comportamenti responsabili sono fondamentali"

Oggi si contano solo 5 ricoverati in tutta la provincia per coronavirus: l'età media è molto più bassa che in passato. Il punto con la dott.ssa Franceschini del Policlinico

Sono abbstanza lontani - ma ancora fin troppo vividi - i giorni della "tempesta" che si è abbattuta sugli ospedali modenesi nel mese di marzo, quando la sanità locale è stata prossima al collasso per lo scoppio dell'epidemia. Oggi i numeri sono ridottissimi: basti pensare che in tutta la provincia si trovano ricoverati con polmoniti da sars-cov2 appena 5 persone, nessuna di queste in condizioni troppo gravi. Si trovano tutte nel reparto di Malattie Invettive del Policlinico, mentre gli ospedali periferici sono stati "svuotati" da tempo.

Normalmente il ricovero avviene 7-10 dopo la comparsa di sintomi, quindi l'incremento di casi diagnosticati oggi potrebbe riflettersi in un incremento di ricoveri fra 1-2 settimane. Inutile nascondere, infatti, che negli ultimi giorni i casi di positività sono aumentati in tutta la regione, anche se l'indice Rt resta pari a 0.45. AI momento in Italia siamo a 43 persone positive ogni 10.000 abitanti (prevalenza), un dato che non. si discosta molto dalle altre nazioni europee. Nella settimana prima di Ferragosto però la nostra incidenza era 7,3 su 100.000 abitanti, per cui è necessari essere cauti.

Fa fare il punto della situazione è la dott.ssa Erica Francescini, infettivologa del Policlinico: "Può venir spontaneo paragonare il numero di nuovi positivi giornalieri a quelli dei mesi scorsi, ad esempio di maggio dove vedevamo circa lo stesso numero di nuovi positivi al giorno. In realtà questi numeri sono simili solo per quanto riguarda i nuovi contagiati. Se confrontiamo il numero di decessi, il numero di ricoveri sia in degenza ordinaria che in terapia intensiva c'è un grosso divario. Questa differenza implica soprattutto che oggi la pressione sugli ospedali sia significativamente inferiore rispetto a quella di metà maggio. Questo non sígnífíca che il virus sia mutato e diventato meno patogeno per l'uomo, non è un virus più buono".

Come spiegare dunque questa differenza. La prima evidenza, secondo la dott.ssa Franceschini, è quello socialmente più rilevante: "E' cambiata la tipologia di contagiati, la cui età media si è abbassata a 35 anni. Al 29 aprile il 70% aveva più di 50 anni, oggi una percentuale di poco superiore al 30%. Il motivo è probabilmente legato al fatto che le popolazioni più anziane stanno seguendo maggiormente le regole di prudenza mentre i più giovani in questo momento sono più esposti a scenari di assembramento. Le manifestazioni cliniche gravi correlata a sars-cov2 e la mortalità aumentano in modo proporzionale all'età. Ad esempio, perciò che concerne la mortalità: 30-39 anni 0,3% mortalità, 40-49 0,5 donne, 1,5% uomini, 50-59 donne 1,2 uomini 4,5/ > 70 anni donne 20% uomini 32%".

VIDEO | L'intervista alla dott.ssa Franceschini

A questo fattore si aggiunge poi il fatto che il sistema sanitario ha affinato e velocizzato le tecniche di indagine e aumentato il numero dei tamponi, riuescendo così a circoscrivere meglio e più rapidamente i casi di positività. Certo, resta ancora molto da fare, se pensiamo che la Fondazione Gimbe raccomanda la realizzazione di 250 tamponi al giorno ogni 100.000 abitanti: oggi in Emilia-Romagna se ne svolgono 144, in lenta crescita.

Vi sono poi indubbiamente fattori ambientali: la stagione estiva, unita alla maggiore consapevolezza dei cittadini circa la necessità di proteggersi, ha sicuramente reso meno efficace la diffusione del virus, che comprensibilmente trova maggiore difficoltà a circolare negli spazi aperti. Questi ultimi elementi sono inevitabilmente destinati ad essere rimessi in discussione con l'arrivo della stagione invernale e soprattutto con la ripartenza delle scuole. Il prossimo mese sarà quindi decisivo per capire cosa ci aspetterà nella stagione fredda.
 

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