Disturbi specifici dell'apprendimento, ripartono i corsi al Ceis di Modena

A Modena attivi i servizi educativi per ragazze e ragazzi con disturbi specifici dell’apprendimento. Un’esperienza decennale nella costruzione di percorsi per il potenziamento dell’autonomia attraverso il coinvolgimento attivo di famiglia e scuola

Sono aperte le iscrizioni ai servizi "Remida" e "Punto DSA" della Coop Sociale CEIS Formazione di Modena. I servizi “Remida” e “Punto DSA”, a Modena, sono attivi in presenza dal lunedì al venerdì, a partire dal 7 settembre, presso la sede di CEIS Formazione di via Toniolo 125.

Il servizio “Remida” si occupa di ragazzi e ragazze con Disturbo Specifico dell’Apprendimento che frequentano le scuole secondarie di primo grado e il biennio delle scuole secondarie di secondo grado, favorendone lo sviluppo dell’autonomia in ambito scolastico.

Diventando sempre più precoci le diagnosi di disturbo dell'apprendimento, dal 2019 il servizio “Remida” ha aperto anche a ragazzi dell'ultimo anno delle scuole elementari. Obiettivo del servizio è incrementare nei ragazzi accettazione e consapevolezza delle proprie difficoltà e accrescere potenzialità, autostima, motivazione scolastica.

“Remida”, gestito da un’équipe multi professionale, è un servizio educativo di CEIS Formazione attivo da circa un decennio ed esce dalla specificità delle attività di recupero scolastico; si fonda infatti sulla relazione continuativa e sinergica con le famiglie, con la scuola e con gli altri attori della rete educativa.

Le attività di affiancamento previste nel corso di tutto l’anno scolastico utilizzano lo studio e lo svolgimento dei compiti come mezzi attraverso i quali poter analizzare e ricercare strategie idonee all’apprendimento per giungere all’autonomia.

L'equipe si occupa anche di progetti personalizzati di potenziamento delle funzioni esecutive e di progetti per imparare a organizzare e pianificare il carico di studio.

Il servizio “Punto DSA”, anch’esso rivolto a ragazze e ragazzi con disturbo specifico dell'apprendimento, è dedicato a chi frequenta il triennio delle scuole secondarie di secondo grado e ha necessità di perfezionare il proprio metodo di studio, la pianificazione e l’uso degli strumenti compensativi. Il servizio si pone l'obiettivo di aiutare i ragazzi a trovare il metodo di studio a loro congeniale, attraverso l'utilizzo degli strumenti compensativi, con la finalità di portare i ragazzi al raggiungimento del massimo grado di autonomia, offrendo loro un supporto didattico e metodologico, orientato anche alla scelta dell'Università o dell'inserimento nel mondo del lavoro.

I ragazzi che frequentano Remida sono la vera anima del servizio. Su di loro vengono costruiti, ideati, rielaborati, a volta stravolti e rimessi in piedi progetti individuali. Ecco le testimonianze di due ragazze, raccolte questa estate.

"All’inizio delle scuole medie ho iniziato a capire che in me c’era qualcosa che non andava: non ricordavo mai ciò che studiavo, se trascorreva troppo tempo e io non lo ripetevo, avevo difficoltà in matematica e non capivo l’inglese. Questo mi portò ad avere seri problemi sia a livello personale con la mia famiglia e con me stessa sia a livello scolastico, per via dei voti. In prima superiore mi fecero il test e si scoprì che avevo la discalculia. Il mondo in quel momento si fermò. I miei genitori presero la decisione di farmi frequentare un corso per imparare a studiare e così sono arrivata al centro Remida, dove ho acquisito sicurezza in me e ho conosciuto ragazzi fantastici su cui contare. E soprattutto ho imparato a studiare".

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"Ho scoperto tardi di avere la dislessia, per cui non ho ancora avuto il tempo di farmi un’idea precisa su cosa significa per me. Per ora è solo un'idea confusa basata sui problemi materiali che la riguardano, le cose che sto ancora imparando su di essa e la demolizione dei pregiudizi che mi ero creata su chi ce l’ha. Quando l’ho scoperto ricordo che ero in macchina con mia madre e che quando me l’ha detto io mi sono messa a piangere, anche se non so bene il perché. Penso di aver reagito così per la tensione che si era creata, perché l’anno in cui l’ho scoperto è stato davvero difficile per quanto riguarda la scuola. Mi chiedevo perché stava andando così, se avevo fatto la scelta scolastica giusta e come mai non riuscissi a fare le cose come gli altri o ancora perché, anche se mi impegnavo con tutta me stessa, non riuscissi a ottenere neanche la metà di quello che mi ero prefissata. Ero anche spaventata perché, avendo passato tutta la mia vita ad essere una ragazza “normale”, non sapevo come avrei dovuto affrontare la situazione, cosa significasse davvero essere definita dislessica e come l’idea che mi ero fatta su di essa potesse coincidere con l’idea che avevo di me. Per superare questa paura è stato molto significativo l’aiuto che ho ricevuto dai miei genitori e dal servizio del Remida". 

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