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SARS-CoV-2, identificati dai ricercatori Unimore i "bersagli" dei linfociti sul virus

Uno studio di ricercatori Unimore, pubblicato sull’ultimo numero della prestigiosa rivista Nature Communications, ha identificato e descritto le regioni del SARS-CoV-2 che vengono riconosciute ed attaccate dai linfociti T citotossici. I risultati ottenuti verranno presentati e discussi in anteprima dal Prof. Andrea Cossarizza in un webinar organizzato dalla rivista “Nature”, gratuito e aperto a tutti, che si terrà il 20 maggio

Un team di ricercatori Unimore, guidato dai Proff. Andrea Cossarizza, Cristina Mussini, Giovanni Guaraldi Massimo Girardis, insieme ai ricercatori Sara De Biasi e Lara Gibellini, ha realizzato uno studio che ha identificato e descritto le regioni del SARS-CoV-2 che vengono riconosciute ed attaccate dai linfociti T citotossici, pubblicato sull’ultimo numero della prestigiosa rivista Nature Communications.

Queste cellule sono quelle deputate ad agire in prima linea nelle infezioni virali, perché sono capaci di attaccare le cellule infettate da un virus e bloccare la sua produzione. Il lavoro, portato avanti in collaborazione con uno dei più importanti centri di ricerca europei, il Cancer Center di Amsterdam, con Pia Kvistborg, Ton Schumacher e Anastasia Gangaev, ha perciò dimostrato che la risposta immunitaria dei pazienti con COVID-19 non solo è diretta contro la ben nota proteina Spike, ma anche contro regioni del complesso ORF1ab, cioè contro quello che è il precursore di tutte le proteine del virus.

In altre parole, i linfociti citotossici possono riconoscere ed eliminare le cellule infette e inibire l’attività del virus prima che venga formata la proteina Spike, e quindi prima che il virus inizi a replicarsi. Le regioni del virus identificate da questo studio sono quindi un nuovo possibile bersaglio terapeutico.

Il nostro lavoro è iniziato oltre un anno fa, in aprile, tra molte difficoltà logistiche e tecniche - dice il Prof. Cossarizza - ma siamo riusciti ad utilizzare tecniche estremamente complesse, quali la citometria policromatica e il sequenziamento dell’mRNA a livello di singola cellula, e ad analizzare i dati con potenti mezzi bioinformatici. Vorrei ricordare che i nostri esperimenti, che hanno portato alla proficua collaborazione con i colleghi olandesi, sono stati possibili grazie alla generosità di alcune aziende quali in primo luogo la Glem Gas, Gruppo BPER, SanFelice 1893 Banca Popolare, COFIM, Assicuratrice Milanese, quindi i club Rotary del Distretto 2072, il Pierangelo Bertoli Fans club, e di decine e decine di persone, che ringraziamo di cuore”.

I Proff. GirardisMussini e Cossarizza, insieme agli specializzandi Sophie Venturelli e Marco Sita avevano appena ottenuto un altro brillante risultatopartecipando al principale studio internazionale sulla genetica dei pazienti con COVID-19 gravepubblicato qualche settimana fa da Nature, rivista scientifica di massima rilevanza.

Questo è stato uno sforzo molto rilevante che ha messo insieme numerosissimi ricercatori e medici di tutto il mondo, coordinato in Italia dalla Prof.ssa Alessandra Renieri dell’Ateneo senese – spiega Andrea Cossarizza – e che ha permesso di identificare alcuni dei geni che giocano un ruolo importante nel decorso del COVID-19, soprattutto nella sua forma più severa”.

“I pazienti che hanno un certo assetto di geni legati alla risposta antivirale mostrano un diverso decorso dell’infezione – afferma il prof. Massimo Girardis - e questo significa che possiamo intervenire su quello che è prodotto dai geni identificati, e quindi provare a migliorare le prestazioni della riposta immunitaria”.

La partecipazione a questo studio e tutti i risultati di numerosi gruppi di ricerca di Unimore che sono stati ottenuti nell’ultimo anno  – sottolineano i ricercatori – indicano non solo la qualità della ricerca clinica e traslazionale del nostro Ateneo, ma sono anche stati possibili grazie all’altissimo livello della assistenza garantita dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena”.

Queste scoperte e le relative implicazioni per la ricerca, la clinica e la produzione di vaccini di nuova generazione hanno riscosso un grandissimo interesse a livello internazionale. Per questo motivo, il Prof. Cossarizza terrà un webinar, organizzato dalla rivista scientifica Nature, il 20 maggio alle ore 17.00, in cui saranno presentati e discussi in anteprima i dati ottenuti dai ricercatori modenesi, inquadrati nell’ottica degli studi più rilevanti degli ultimi mesi. È possibile assistere al webinar, gratuito e aperto a tutti, previa iscrizione al link: https://www.workcast.com/register?cpak=2817992061144211

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